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Trump dice no all’accordo sul clima. Un’ America sempre più sola

 

Non ho passato una notte tranquilla dopo avere seguito incredula Trump che annunciava dal Rose Garden della Casa Bianca il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sul clima fortemente voluto da Obama, dalle Nazioni Unite, da Papa Francesco, dai 195 paesi che lo hanno sottoscritto, Cina in testa con Russia e India. Si sapeva da giorni che Trump avrebbe preso quella decisione, ma sino all’ultimo ho sperato che avesse in serbo una sorpresa per il mondo.
Chissà, forse aveva letto la Laudato sii che Papa Francesco gli aveva dato durante la sua visita in Vaticano. Incontro che lo stesso Trump aveva chiesto con insistenza e all’ultimo momento.La Santa Sede era riuscita ad inserirlo a fatica, di prima mattina, tra i vari impegni dell’intensa giornata del Papa. Se ne era andato da quell’incontro con Papa Francesco dicendo “ Mi ricorderò quello che mi ha detto”. E che cosa può avergli detto il Papa se non di avere a cuore il destino della nostra Terra, uno dei temi per i quali si sta battendo di più?
Chissà, mi dicevo,forse ha capito che prima di “America First” c’è ” The Planet First “sul quale tutti noi viviamo. Niente di tutto questo nel suo discorso alla nazione e al mondo in trepida attesa di sapere. Trump si è rivolto al suo elettorato affermando che stava semplicemente mantenendo uno degli impegni presi.” Done, fatto! Un accordo ingiusto per l’economia americana e i suoi lavoratori.Va rinegoziato come se si trattasse di un affare qualsiasi”. Un discorso di propaganda politica che ha le basi nella retorica di un presidente che non si è mai lasciato alle spalle il livore accumulato durante i mesi della dura campagna elettorale. Nella visione di Trump l’accordo sul clima rappresenta un attacco alla sovranità degli Stati Uniti, una minaccia alla sua economia, alle sue leggi al suo sviluppo. Eppure tante aziende americane si sono schierate a favore dell’intesa,persino l’ex amministratore Delegato del colosso petrolifero Exxon Mobil.oggi segretario di stato Rex Tillerson l’ha sostenuta. Elon Musk, fondatore di Tesla e sostenitore del miliardario presidente ha minacciato di dimettersi dai due comitati sull’energia e il clima istituiti dallo stesso Trump. Le multinazionali temono di consegnare il mercato delle energie rinnovabili ai loro rivali oltreoceano,primi tra tutti i cinesi che stanno investendo enormi capitali nell’industria del solare. E’ evidente che c’è una spaccatura nella amministrazione Trump su questa scelta di abbandonare l’intesa di Parigi. Non è passata inosservata l’assenza della figlia Ivanka, ascoltata consigliera, nel giardino della Casa Bianca durante il discorso di Trump. Ivanka era al suo fianco nell’incontro con il Papa e si sa che sul clima non la pensa come i falchi che hanno spinto Trump ad uscire dall’intesa, il solito Steve Bannon in testa ideologo di estrema destra. Bene hanno fatto i leader europei di Francia Italia e Germania a mostrarsi compatti con un comunicato unitario:”Non c’è niente da rinegoziare”. E bene stanno facendo le tante città americane che si stanno schierando contro la decisione di Trump. “ Sono stato eletto per rappresentare i cittadini di Pittsburgh, non di Parigi” ha affermato Trump nel suo discorso,ma proprio dal sindaco di Pittsburgh è arrivata immediata la risposta” Noi seguiremo le linee di Parigi”. E cosi il sindaco di New York De Blasio, quello di Chicago Emanuel, il governatore della California Brown. La lista si sta allungando,comprende 30 sindaci, 3 governatori,80 università,oltre 100 aziende che hanno chiesto di sottoscrivere un piano separato sul clima con le Nazioni Unite.Michael Bloomberg ex sindaco di New York, oppositore di Trump, sta guidando questa iniziativa senza precedenti. E gli Stati Uniti appaiono un paese sempre più spaccato.

 

 

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