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La vittoria di Macron e l’asse franco-tedesco

 
Il presidente più giovane della Storia non è stato (molto) votato dai giovani. Il presidente che la sera della sua elezione si è fatto accompagnare dalle note dell’anno europeo annuncia che il suo primo viaggio sarà (sempre e comunque) a Berlino. Il presidente “ne’ di destra né di sinistra” potrebbe aver bisogno, per effettivamente governare, dei voti dell’una (e/o) dell’altra.
Anche dopo la vittoria di Macron l’Europa non riesce a distogliere lo sguardo da Parigi, nella consapevolezza che – pur avendo evitato i disastrosi effetti di un’eventuale  affermazione di Le Pen  – nello “specchio” francese restano riflessi molti dei suoi (irrisolti) problemi.
In primo luogo il rapporto con le nuove generazioni, che non vedono nella UE un simbolo di speranza ma piuttosto della precarietà che contraddistingue le loro vite. Il giorno dopo le elezioni in Francia (ed in buona parte del continente) si celebra – per la 72ma volta – la fine della seconda guerra mondiale. L’Europa ha garantito la pace ma molti vorrebbero che adesso garantisse (anche) l’avvenire. Sono soprattutto gli esclusi che votano per i partiti euroscettici, lo ha ribadito – nel suo primo discorso – anche lo stesso Macron.

Consapevole che il cambiamento passa soprattutto attraverso una diversa politica economica. Che la sua avversaria proponeva di fare “contro” l’Europa e – soprattutto – contro la Germania. Lui invece vuole lavorare “insieme” a Berlino, che non vede l’ora di rimettere a pieni giri il motore franco-tedesco. Che in passato però ha rischiato di travolgere gli altri partner. Anche l’Italia, per varie ragioni, non ha un buon ricordo del team “merkozy”. E durante il suo primo viaggio in Germania l’aereo di Hollande venne colpito da un fulmine: tutto un presagio…Per sapere se la cancelliera resterà al volante bisognerà aspettare il 24 settembre, quando anche la Germania andrà alle urne. Ma e’ fin da ora evidente che – nelle altre 26 capitali – ci si chiede quando (e come) il nuovo presidente francese, al contrario degli ultimi due suoi predecessori, sarà in grado di tenere testa e – se necessario – anche di dire no a Berlino.

Infine la crisi dei partiti tradizionali, di cui il nuovo inquilino dell’Eliseo ha – finora – approfittato in maniera brillante. Ma adesso potrebbe diventare un (grosso) ostacolo alla sua marcia trionfale. Che ha bisogno di un’orchestra affiatata, ovvero di una maggioranza coesa, all’Assemblea Nazionale che si eleggerà – a doppio turno – l’11 ed il 18 giugno. Se “en marche”, partito finora mai apparso con il suo simbolo sulle schede, non riuscirà a fare il bis delle presidenziali il risultato potrebbe essere l’instabilità politica. Con il rischio che il dibattito passi dal parlamento alla piazze. Le conseguenze si farebbero sentire – di sicuro – fino a Bruxelles. Dove si ricorda che Napoleone – fra un generale esperto ed uno fortunato – optava sempre per affidare il comando al secondo. E Macron – di sicuro – finora di fortuna ne ha avuta parecchia…
Di sicuro, come molti altri condottieri francesi del passato, il nuovo leader sarà subito impegnato in una “campagna d’Italia”: per Macron il G7 a Taormina, il 26 ed il 27 maggio, nemmeno due settimane dopo il suo insediamento. La prima occasione di incontro, fra gli altri, con leader che – di sicuro- della sua vittoria non hanno troppo gioito. Come Theresa May e Donald Trump, entrambi – per ragioni diverse  – niente affatto convinti sostenitori di un’Europa forte. Senza parlare del grande assente in Sicilia, vale a dire Vladimir Putin…

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