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Fake news, l’esempio della Germania e i nostri ritardi

 

La Germania ha fatto la sua scelta per combattere, sul serio, le “bufale” on line, meglio note nel mondo come fake news. Il ministro della giustizia tedesco, Heiko Maas, ha annunciato la presentazione di un disegno di legge che prevede multe fino a 50 milioni di euro per le piattaforme che non rimuoveranno entro 24 ore dalla segnalazione i contenuti calunniosi e diffamatori, mentre per quelli che richiedono un’attività investigativa la rimozione è prevista nell’arco dei 7 giorni.
La scelta è chiarissima: colpire non gli autori delle fake, ma i contenitori, in larghissima parte i portali social, che le ospitano e non intervengono. Quindi i veri “padroni” delle bufale, quelli che, in un modo o nell’altro, su tutto questo hanno costruito degli imperi economici. E forse al punto in cui siamo arrivati è la migliore strada percorribile.

Secondo le statistiche riferite dallo stesso ministro Maas, Twitter avrebbe cancellato solo l’1% dei contenuti offensivi segnalati dagli utenti. Un po’ meglio avrebbe fatto Facebook, con il 39%, mentre Google si dimostra il più attento con un 90% di contenuti offensivi rimossi da YouTube. Come sempre l’azienda di Mountain View è la più veloce nel comprendere i segnali importanti, e la scelta di governi potenti come quello tedesco è destinata a lasciare il segno e a marcare la differenza fra il prima e il dopo.
Il problema è, direi finalmente, esploso un po’ dappertutto.

La Francia per ora sta valutando una soluzione più tecnica. È lo stesso Facebook ad aver avviato una partnership con Poynter’s International Fact-Checking Network, un network delle principali testate giornalistiche che hanno il compito di verificare le notizie sul social network e nel caso segnalare quelle che non sono scritte da “fonti attendibili”. Gli utenti dei social vengono messi in guardia grazie a un bollino di “non attendibilità” che marchia le fake news. Inoltre quando si cerca di condividere la bufala online si visualizza un alert per ricordare che il contenuto non è veritiero. Infine l’utente stesso può segnalare le notizie che ritiene siano false.

L’Inghilterra, più prudente ma anche meno invasa dal problema, ha avviato una commissione di inchiesta parlamentare, mentre i politici moltiplicano le denunce sulle notizie false via web. La politica, del resto, sta diventando ogni giorno più attenta alla questione non solo perché riveste una gravità sociale enorme, ma anche perché in molti paesi si avvicinano le elezioni e il bombardamento di fake news, in chiave elettorale, sta già dilagando, soprattutto in Francia.

Per ora in Italia c’è solo un disegno di legge presentato al senato in febbraio, che sembra molto ispirato al problema delle “bufale” in chiave politica e non risponde in modo completo all’esigenza generale di fermare il fenomeno e di formare soprattutto i giovani all’utilizzo corretto del web. La presidente della Camera Laura Boldrini non perde mai occasione per sottolineare come questa situazione sia pericolosa e preoccupante soprattutto per i giovani. Perché anche questo è un aspetto molto importante. Il problema che qualche anno fa era di alfabetizzazione informatica, oggi è un problema di alfabetizzazione al corretto utilizzo degli strumenti di comunicazione digitale. Come è decisivo che i giornalisti si smarchino dal guazzabuglio dei social e dei blog con una credibilità professionale incontestabile, e non sempre è così.

Oggi se ne occupa anche l’Agcom con un convegno che potrebbe far fare qualche passo avanti, ma è tempo che una forte riflessione sia avviata e portata avanti dalla nostra categoria, perché questo è un enorme macigno sulla strada della libertà e del pluralismo dell’informazione:

I governi europei iniziano a preparare la guerra alle fake news. E lo stanno facendo, non solo per “il bene dei cittadini”, ma perché si stanno avvicinando le elezioni ed è forte il timore che gli elettori possano essere influenzati da notizie false postate sui social durante la campagna elettorale. Infatti in Germania a breve si terranno quelle regionali e a settembre le politiche (la cancelliera Angela Merkel se la vedrà con Martin Schulz, in vantaggio nei sondaggi). In Francia il 23 aprile si voterà per eleggere il nuovo presidente della Repubblica, la Gran Bretagna sta vivendo ancora il post Brexit mentre in Italia il governo Gentiloni non si sa se arriva a fine legislatura.

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