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Yemen, allarme Oms, quasi 15 milioni di persone senza assistenza sanitaria

 

Quella in corso da quasi due anni in Yemen è una guerra feroce, peggiorata con l’intervento della coalizione internazionale a guida saudita che sta cercando di piegare la resistenza degli houti e ripristinare il governo del Presidente Abd Rabbih Mansour Hadi. Ma l’attenzione dei media mainstream è pressoché nulla.
Eppure le cifre sono di quelle da crisi umanitaria devastante. Secondo le ultime stime Onu, dal marzo 2015 almeno 15mila persone hanno perso la vita e oltre tre milioni sono state costrette a lasciare le proprie case.
E’ di oggi l’ultimo drammatico aggiornamento.
L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) è riuscita a dislocare degli operatori medici per dare i servizi sanitari di base alle persone sfollate, ma attualmente più di 14,8 milioni non hanno accesso alle cure sanitarie di base, meno del 45% delle strutture di cura è ancora in funzione, e il 17% non è funzionante.
Da qui il rinnovo dell’appello delle Nazioni Unite ai partner internazionali a dare aiuti. Secondo i dati dell’Oms, 274 centri sanitari sono stati distrutti o danneggiati durante il conflitto, 13 operatori sanitari sono stati uccisi e 31 feriti. Dopo quasi due anni di guerra, 18,8 milioni di persone hanno bisogno di assistenza e protezione umanitaria, oltre 7 milioni hanno difficoltà ad avere cibo, e più di 8 milioni ad acqua pulita e servizi igienici. Quasi 3,3 milioni, di cui 2,1 milioni di bambini, sono gravemente malnutriti. Dal 2015 gli scontri hanno costretto più di 3 milioni di persone ad abbandonare le loro case. In Yemen si muore per cause evitabili: nel 50% dei casi per malattie infettive, problemi nutrizionali, perinatali e materni, e nel 39% dei casi per malattie croniche, come quelle renali, diabete, e ipertensione per la mancanza di accesso alle terapie. Da ottobre 2016 sono stati segnalati inoltre quasi 19mila casi sospetti di colera. Ogni giorno in media 75 persone rimangono ferite o uccise.
Le ultime vittime in un raid che la scorsa settimana ha distrutto un’abitazione nel villaggio di Maran: venti civili, tra cui donne e bambini.
I ribelli sciiti Houthi hanno accusato la coalizione impegnata nel conflitto di aver colpito deliberatamente l’abitazione e ha invocato un intervento della comunità internazionale per “mettere fine ai sistematici massacri e aggressioni” in Yemen.
La stessa fonte, pochi giorni prima, aveva denunciato l’uccisione di 16 persone in un attacco simile nella provincia di Saada.
Insomma il conflitto in Yemen assomiglia sempre più a quello in Siria, ma nessuno ne parla.
La situazione è talmente grave che Medici senza frontiere, dopo l’attacco aereo sull’ospedale di Hajjah, nell’area nord-occidentale del Paese, che ha ucciso almeno 11 persone e ne ha ferite almeno 19, ha deciso di sospendere le attività in sette strutture.
L’episodio più grave il bombardamento di metà agosto, che ha ucciso sul colpo nove persone, tra cui un membro dello staff di Msf, e altri due pazienti sono morti mentre venivano trasferiti all’ospedale di Al Jamhouri.
Le coordinate GPS dell’ospedale erano ben note alle parti in conflitto, compresa la coalizione a guida saudita, ma pur essendo condivisa da tutti la sua localizzazione le bombe non l’hanno risparmiato.
Come in Siria, anche quella in Yemen è una guerra che non mostra alcun rispetto per le strutture mediche e i bisognosi di cure.
Nonostante l’ok unanime alla risoluzione delle Nazioni Unite che chiedeva di porre fine agli attacchi contro le strutture mediche e nonostante le dichiarazioni di alto livello perché sia rispettato il Diritto Internazionale Umanitario, le parti coinvolte nel conflitto in Yemen continuano a non rispettare il personale medico e i pazienti. Senza azioni concrete questi gesti pubblici restano privi di significato.
Sia che si tratti di intenzionalità che di negligenza, i raid su ospedali e altre strutture sanitarie sono inaccettabili.
Le persone in Yemen continuano a essere uccise e ferite nei luoghi in cui dovrebbero essere curate.
Il conflitto sta avendo un peso e conseguenze sproporzionate sui civili.
Situazione disastrosa anche sotto l’aspetto alimentare, circa metà della popolazione è in uno stato di grave insicurezza.
Anche grazie a queste azioni militari le truppe governative yemenite stanno riconquistando il controllo di città presidiate dal fronte della ribellione guidato dall’imam Abdel Malik al Houthi.
Gli scontri sono sempre più feroci e quasi sempre, di mezzo, ci sono i civili che pagano il tributo di morte più alto.

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