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Pubblici dipendenti. Le bugie dei media

 

Camusso: “Un equivoco che i contratti sono stati rinnovati”. Da aprire otto tavoli di trattativa con Aran per comparti e aree. Un percorso lungo e periglioso. La conclusione? Entro giugno, se va bene. I passaggi parlamentari. Per il 2016 aumenti salariali di 10 euro lordi

Di Alessandro cardulli

È stato fatto un buon lavoro. Innanzitutto si è costruito l’atto che permette di avviare la stagione contrattuale. Non vorrei, infatti, si determinasse l’equivoco che i contratti sono stati rinnovati”, così il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso al termine dell’incontro tra governo e sindacati  nel corso del quale sono state siglate quattro pagine che tutto sono fuorché una ipotesi di accordo come si usa fare quando si conclude una trattativa. Si è parlato sempre di ipotesi perché le parti trattanti, nelle forme che si ritengono più opportune, devono consultare le proprie strutture, meglio ancora coloro cui il contratto  si  riferisce. Esempio: i sindacati dei metalmeccanici, Fiom Cgil, Fim Cisl, Uilm Uil porteranno alla approvazione delle assemblee delle tute blu l’ipotesi siglata con Federmeccanica. Se arriverà il sì l’ipotesi diventerà il contratto. Perché questa premessa? La risposta sta nelle cose, nel modo in cui i media, a partire dalle televisioni e dalle  radio, sono  caduti “nell’equivoco” di cui parlava Susanna Camusso. Ultimi in ordine di tempo Lilli Gruber che, a “Otto e mezzo”, presente l’immancabile Renzi Matteo che aveva di fronte la direttora del Manifesto, ha parlato di rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici  e Corrado Formigli che a “Piazza pulita” ha intervistato la ministra Madia sul rinnovo del contratto. Formigli aveva posto il problema della bocciatura da parte della Consulta proprio di parti consistenti della “sua” riforma. Ma lei ha detto che quella sentenza non contava niente. Renzi fa scuola.

Leuforia di Repubblica. Inneggia allintesa. Il sindacato smette di far politica. Sembra Renzi

Si distingue Repubblica, sempre più bollettino renziano con un articolo dal titolo “Il ritorno del sindacato” in cui Roberto Mania sfoga i suoi antichi istinti antisindacali, antiCgil in particolare, che mette insieme il contratto dei metalmeccanici e la “intesa” per i contratti pubblici. Parla di un “nuovo inizio per le relazioni industriali” e di un nuovo “profilo del sindacato nella stagione della disintermediazione politica”. Mania deve aver letto qualche saggio in cui si usa questo termine preso in prestito dal linguaggio bancario per indicare che non esistono più i corpi intermedi, ma lasciamo stare. “Un sindacato – scrive – che fa il suo mestiere: gli accordi. Con soluzioni innovative, pragmatiche, aideologiche (per carità, ci mancherebbe, ideologia pussa via ndr). Un terreno antico che appare moderno dopo l’abbuffata di politica che ha riempito il tavolo sindacale degli ultimi decenni”. Non sa di cosa parla. Sembra Renzi quando attacca Maurizio Landini accusandolo di “difendere la casta e non i lavoratori” o i vari Sacconi, Brunetta, vecchi dirigenti Dc, oggi tornati a galla nel Pd, che accusavano la Cgil di “far politica”, la cui eco  coinvolgeva la Cisl, la parte di “destra”, ricordiamo i tempi della nascita della Federazione unitaria Cgil, Cisl, Uil. Non merita altre parole il Mania. Solo ricordare che il “far politica” del  sindacato, la Cgil di Luciano Lama, quello della concertazione ha salvato l’Italia da una catastrofe economica  e dal terrorismo.

Al governo per sbloccare la contrattazione ci sono voluti quasi tre anni. Altro che Robin Hood

Torniamo “all’equivoco”. Non possiamo pensare che gli scriba che seguono le vicende sindacali siano del tutto digiuni di contratti, di tavoli di confronto, particolarmente complessi. Che non sappiano che per quanto riguarda il pubblico impiego non si tratta di siglare centralmente un solo contratto. Allora perché raccontare balle? Perché gli scriba dei giornali renziani non potevano che seguire le “voci” governative  che annunciavano il fatto nuovo: oltre tre  milioni di lavoratori, grazie al premier, avevano il contratto. Renzi e la ministra Madia facevano il miracolo. Verrebbe da dire, ma proprio a quattro giorni dal referendum. Ancora: ci sono volute manifestazioni, assemblee, scioperi, per arrivare non ai contratti ma allo sblocco della contrattazione. Il governo Renzi  è in carica dal  febbraio 2014. Gli  ci si sono voluti due anni e nove mesi per decidersi allo sblocco e proprio alla vigilia del referendum.  Nello “equivoco” in cui sono caduti gli scriba non c’è solo lo zampino renziano. Anche Cisl, in particolare, e Uil, con le entusiaste dichiarazioni rilasciate hanno fatto credere che davvero si trattasse della ipotesi di accordo.

Lo schema entro il quale si dovrà muovere la trattativa con Aran per i contratti di reparto e di area

La realtà è ben diversa. Nella migliore delle previsioni, i singoli contratti potranno essere siglati non prima di maggio-giugno dell’anno prossimo. Ma si parla, più realisticamente dell’autunno. Lo sblocco della contrattazione ha consentito di mettere a punto le linee guida, lo schema entro il quale si dovranno muovere i contratti di comparto sui quali avrà luogo la contrattazione con l’Aran, l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni. Dice tutto questa sigla, non c’è da spremersi il cervello. Nelle “linee guida” si definisce  la parte economica, secondo quanto previsto dalla legge di Bilancio in approvazione alle Camere. Per il 2016, la vigenza contrattuale fissata riguarda il triennio 2016-2018. Per il 2016 sono previsti poco più di trecento milioni. Nel testo sottoscritto si parla di un aumento in tre anni pari a 85 euro lordi. Significa che gli aumenti saranno scaglionati: per il 2016, stante lo stanziamento, l’aumento sarà ridicolo, meno di una mancia, 10 euro lordi. Per il 2017 si dovrebbe arrivare a 35-40euro e nel 2018 agli 85 euro. Ma gli stanziamenti  per il 2018  dovranno essere previsti nella nuova legge di Bilancio. La copertura per arrivare agli 85 euro non c’è. Per di più resta un problema: secondo i sindacati la formula gli aumenti “non inferiori a 85 euro mensili medi” significa che i minimi devono essre non inferiori a 85 euro. Ma la ministra Madia insiste sul fatto che sono aumenti medi, perché, dice, sarebbero favorevoli per chi meno guadagna ed ha parlato di un contratto alla Robin Hood. Meglio non commentare.

Le nuove strutture della Amministrazione pubblica, un macchina complessa ancora da registrare

Vediamo i tempi del percorso da seguire per realizzare i veri contratti: ben otto, quattro di comparto e quattro di area da sottoscrivere al tavolo Aran. Si tratta di: “Funzioni centrali”, nel quale confluiscono ministeri, agenzie fiscali, enti pubblici non economici e altri enti; “Funzioni locali”, che conserva il perimetro dell’attuale comparto Regioni-autonomie locali; “Istruzione e ricerca»”,  uniti assieme all’università, e “Sanità»”. Il comparto “Funzioni centrali” conterà circa 247mila occupati; “Funzioni locali»”, 457mila, “Sanità”, 531mila, “Istruzione e ricerca”, il più numeroso con oltre 1,1 milioni di lavoratori.

In stretto collegamento con i quattro comparti, e le aree dirigenziali, vale a dire gli ambiti sui quali saranno negoziati gli specifici accordi riguardanti la dirigenza pubblica l’area delle “Funzioni centrali” comprende i dirigenti delle amministrazioni che confluiscono nel nuovo comparto, a cui si aggiungono i professionisti e i medici degli enti pubblici non economici, per una consistenza complessiva di circa 6.800 occupati. L’area “Funzioni locali”  con  una consistenza di 15.300 dirigenti (oltre agli enti locali, vi rientrano i dirigenti amministrativi, tecnici e professionali degli enti e delle aziende del comparto Sanità e i segretari comunali e provinciali).  7.700  sono nell’area “Istruzione e ricerca”, e si sale a 126.800 occupati nell’area della “Sanità”, all’interno del quale sono i dirigenti degli enti ed aziende del comparto, ad eccezione dei dirigenti amministrativi, tecnici e professionali.

Interventi legislativi,  legge delega da rivedere, Ragioneria dello Stato, Conferenza Stato-Regioni

Ci sono i tempi  che riguardano il passaggio dalla Ragioneria dello Stato, verifica degli stanziamenti previsti, quelli necessari alla modifica del testo unico, il Consiglio di Stato, le riunioni delle Commissioni Bilancio di Camera e Senato che dovranno dare un parere sulla modifiche da apportare alla legge Brunetta, il parere, o meglio l’intesa con la Conferenza delle Regioni, come da sentenza della Corte Costituzionale. Un lavoro molto complesso che dovrà comprendere anche la consultazione con le strutture sindacali ad ogni livello, da auspicare anche con i lavoratori. Quando tutto ciò sarà compiuto, la trattativa vera si concluderà con il rinnovo dei contratti. Ammesso che il governo mantenga gli impegni, oggi scritti solo sulla carta, per quanto gli compete. Impegni che riguardano il Parlamento al quale non può essere assegnata la funzione di passacarte. Forse potrebbe anche migliorare le “linee guida”. Per oggi di questo si tratta. Il percorso sarà lungo e periglioso.

Da jobsnews

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