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Renzi, giornata grigia

 

La Ue: manovra a rischio violazione del patto di Stabilità. Contestato, annulla la visita al Cantiere di Palermo. Promesse elettorali: decontribuzione per assunzioni al Sud

Di Alessandro Cardulli

Giornata grigia, per non dire nera, per Renzi Matteo. Mettiamo in ordine gli eventi: da Bruxelles la Commissione Ue, come avevamo largamente previsto, mette l’Italia in lista di attesa e parla di una manovra, la legge di Bilancio, a rischio di inadempienza delle regole del patto di Stabilità e di crescita. Parla di “deviazione significativa dall’aggiustamento verso l’obiettivo di medio termine”. Siamo in compagnia di altri 5 paesi, Belgio, Cipro, Lituania, Slovenia, Finlandia. Un colpo per il premier che si considera il più bravo in Europa, anzi nel mondo. La compagnia non è esaltante.  Secondo evento, forse ai fini dell’immagine cui il presidente del Consiglio  tiene moltissimo, specie in campagna elettorale, ancora più importante del giudizio non proprio esaltante espresso dalla Commissione Ue: nel tour elettorale  si presenta come presidente del Consiglio ma il suo obiettivo è il referendum, con i sondaggi che danno il “no” in forte vantaggio sul “sì” e sta incontrando contestazioni molto vivaci.

L’accoglienza di  Palermo non è stata delle migliori: “Al referendum votiamo no”

La più importante, quella che lo ha costretto a rinunciare ad una visita al Cantiere navale. Ufficialmente è stata annullata per “questioni di tempo”. In realtà, perché l’accoglienza non era delle migliori. Proteste, fischi, striscioni, scritte,  lavoratori dell’indotto in cassa integrazione, studenti, centri sociali. “Mandiamolo a casa, basta finanziare le banche”. “Basta con questo esecutivo che spolpa i lavoratori”, “Mantieni la promessa, al referendum votiamo No e devi andare a casa”. Striscioni, manifesti, scritte sui muri anche in diversi quartieri di Palermo. “Il 4 dicembre votiamo no”. All’ingresso dei cancelli del Cantiere, blindati della polizia in assetto antisommossa. Ma Renzi non è arrivato. Si è presentato invece Leoluca Orlando: “Io sono sindaco di Palermo e sono venuto qui perché so che il premier viene qui per parlare del piano di investimenti per i cantieri e mi presento”. Ha parlato ai lavoratori dei Cantieri navali che manifestavano davanti ai cancelli dello stabilimento, lamentando “l’abbandono” da parte di Fincantieri e la mancanza di commesse.  Alla notizia che il premier non sarebbe venuto, Orlando ha commentato “Se non viene  è la conferma che non vuole occuparsi dei Cantieri navali”. Renzi pensava di sfruttare questa visita per rilanciare la sua “battaglia per il Sud” annunciata a Caltanissetta.

Decontribuzione per il lavoro nel Sud.  Schema  già fallito. Inps: meno assunzioni più licenziamenti

Niente più disoccupati, ci pensa lui. Apre il cordone della borsa e, miracolo, arrivano 730 milioni per dare lavoro ai giovani  meridionali in particolare. E’ vero che 200 erano già stanziati nella legge di Bilancio. Lui ne aggiunge altri 530 da prelevare da un Fondo Europa per le politiche attive per l’occupazione. Un anno di decontribuzione totale per chi assume giovani fra i 15 e i 24 anni, oltre 24 anni se disoccupati. Come per il jobs act. Non è difficile prevedere che cessato l’effetto decontribuzione saremo punto e a capo. Arriva la conferma del fallimento della legge tanto decantata da Renzi proprio dall’Inps. Dall’Istituto escono una somma di numeri che si possono stiracchiare da ogni parte ma la sostanza è questa: le assunzioni nel periodo gennaio-settembre di quest’anno sono diminuite del 7%, quelle stabili, a tempo indeterminato hanno avuto un calo del 32%. Il saldo positivo nel 2015 era stato di mezzo milione di posti, effetto decontribuzione appunto, quest’anno è di 47 mila posti. In compenso aumentano i licenziamenti che passano da 41.000 a 53.636. Certo se qualche giovane trova lavoro va sempre bene ma non è così che si combatte la disoccupazione. Occorre puntare alla ripresa industriale, servono un piano del lavoro, progetti di sviluppo. Tutto ciò non è nelle politiche del governo, non c’è traccia nella manovra. Con i bonus non si va da nessuna parte.  E’ talmente scoperta la vera manovra di Renzi Matteo che è come sparare sulla croce rossa. I sondaggi, per quanto valgono, danno un a forte prevalenza di “no” al referendum costituzionale nel Mezzogiorno e lui fa il tour portando doni. Le regioni interessate alla decontribuzione per i nuovi assunti sono: Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna. I cassintegrati dei Cantieri navali di Palermo sono ancora in attesa di Renzi Matteo.

Il premier lancia ancora un grido di guerra, elettorale, contro la Commissione Ue

Non verrà ma lancia il grido di guerra a fronte del fatto che la Commissione Ue non lo ha promosso anche se, a nostro parere, lo ha trattato non male. Gli ha concesso di scavalcare il referendum rimandando il giudizio definitivo a dopo il 4 dicembre quando  il governo dovrà apportare modifiche alla legge di Bilancio. Non solo, a Bruxelles si lascia filtrare il fatto che se vince il sì e resta il governo Renzi l’accordo si troverà. Noi che non abbiamo la sfera di cristallo lo avevamo capito  da tempo. Ma mentre nelle altre capitali, quelle che ci fanno compagnia nelle “deviazioni”, non risultano esserci dichiarazioni di fuoco, Renzi ormai non può dismettere gli abiti di chi “gliele manda a dire”. E parlando dal cantiere della SS Agrigento-Caltanissetta dice: “Stiamo facendo una battaglia in Europa. La bandiera dell’Europa (quella che non  è più comparsa nelle conferenze stampa e nelle iniziative del presidente del Consiglio ndr) è qui con noi e la teniamo al nostro fianco. Ma l’Europa faccia il suo mestiere che è quello di investire nella crescita, non sollo nell’austerity, nel futuro e non solo sulla burocrazia”.

I Commissari Ue: “raccomandano” una politica espansiva per l’Eurozona

Il vicepresidente della  Commissione Ue Valdis Dombrovskis e il commissario Pierre Moscovici lo hanno preceduto confermando ciò che da tempo vanno dicendo, respingendo, di fatto, l’accusa di puntare tutto e solo sulla politica di austerità. Hanno infatti avanzato una raccomandazione di “politica espansiva” per l’insieme dell’Eurozona. Bruxelles consiglia cioè di definire politiche fiscali, agendo su tasse e spese pubbliche, favorevoli alla crescita: l’obiettivo aggregato è dello 0,5% del Pil dell’area della moneta unica nel 2017. Moscovici ha detto che per la prima volta c’è una indicazione comune, come se in atto ci fosse “un ministro delle Finanze unico” per tutto il blocco dei Paesi. Ha precisato: “Chi ha un margine di bilancio deve spendere, chi non ha ancora raggiunto gli equilibri di bilancio deve spendersi per farlo”. Senza fare nomi, chiaro il riferimento a Germania e Italia. Puntualizza il presidente Jean-Claude Juncker nella nota che accompagna il giudizio sui conti: “Ogni paese deve fare la sua parte: quelli che possono, devono investire di più, quelli che hanno meno margine di bilancio devono andare avanti con le riforme e il consolidamento dei conti in maniera favorevole alla crescita”.

Ignorate le bellicose dichiarazioni del premier, gli  annunci di veti e riserve

Dei Commissari che hanno preso la parola nessuno ha fatto alcun riferimento alle dichiarazioni rilasciate a getto continuo da Renzi,  fino ad annunciare, lo ha detto Gozi, il sottosegretario, un “preveto”, una “riserva” sul voto  dell’Italia sui bilanci della Ue, per poi passare al no, al veto. Ignorato. Arriviamo così ai giudizi sui bilanci. Siamo in compagnia di Cipro per quanto riguarda la “deviazione”, tra le più alte, ma in parte ciò è dovuto alla situazione drammatica del terremoto e ai flussi dei migranti. Moscovici ha detto che ne sarà tenuto conto. Ma nella nota di accompagnamento si parla di una verifica delle spese post terremoto. Dombrovskis annuncia che  la Commissione  a breve  renderà noti, per quanto riguarda Italia e Belgio, report specifici sul tema del debito, delle regole di bilancio. I due paesi “a rischio  inadempienza” sono sottoposti al “braccio preventivo” del Patto di stabilità. La parola “breve” per il vicepresidente significa “uno o due mesi”. Appunto dopo il referendum. Nel 2017, tredici Paesi, Italia compresa, saranno sottoposti ad una “revisione approfondita” da parte della Commissione europea in quanto “sono stati identificati squilibri nell’analisi”. Si tratta di Italia, Bulgaria, Croazia, Cipro, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Paesi Bassi, Portogallo, Slovenia, Spagna e Svezia.

Il clima di incertezza cui si riferisce la Ue lo ha creato il capo del governo

Al momento in cui scriviamo, come si dice in questi casi, non c’è alcuna dichiarazione da parte di  Renzi, di ministri, sempre tanto ciarlieri. Molti commenti dei media notano il “favore” fatto a Renzi non dando giudizi definitivi. Il che è vero, Anche noi lo abbiamo detto. Ma che la Commissione voglia vedere come andrà a finire il referendum, se ci sarà ancora Renzi come auspicano i Commissari oppure no, si ritorce contro di lui. Perché il clima di incertezza lo ha creato lui quando ha annunciato che se perde se ne va. Poi ci ha ripensato. Ma ci ha ripensato ancora quando ha detto che “non resto a galleggiare nella palude”. E non è un belvedere un premier che antepone i suoi interessi, la sua “grandeur” a quelli dei cittadini, del Paese.

Da jobsnews

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