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“Do you remember Balkan Route?”, un reportage racconta la rotta dei migranti

 

Da Bologna a Roszke in Ungheria, dove un muro alto tre metri segna il confine, e poi in Serbia, Croazia e Slovenia dove una recinzione ferma i rifugiati. Un documentario multimediale realizzato da Smk Videofactory e Graphic News “che racconta l’assurdità dei confini là dove prima era tutta Jugoslavia”

 

BOLOGNA – “Parlarne oggi forse può suonare paradossale. Ma l’anno scorso siamo partiti, a ridosso del Natale, spinti dall’urgenza di vedere cosa stava succedendo. E adesso lo raccontiamo per non dimenticare”. I ragazzi di Smk Videofactory spiegano con queste parole “Do you remember Balkan Route?”, il web documentario realizzato insieme ai fumettisti di Graphic News e con la collaborazione di Q Code Magazine sulla rotta balcanica percorsa, a partire dall’estate 2015, da migliaia di profughi provenienti da Siria, Iraq e Afghanistan per circa 6 mesi, poi sono iniziate le chiusure delle frontiere. “Oggi la Balkan Route non esiste più, ci sono ancora rifugiati in transito ma non i numeri del 2015, la maggior parte è ferma in Turchia e in Grecia in base agli accordi con l’Unione europea”. Ma per 6 mesi migliaia di persone hanno percorso quella rotta, a piedi, attraverso 8 nazioni per riuscire a entrare in Europa. “Dopo l’innalzamento del muro al confine con l’Ungheria, le organizzazioni internazionali e i governi hanno costruito un sistema di smistamento dei rifugiati in transito sui Balcani. Come dei pacchi in una catena di montaggio, le persone venivano spostate da una stazione all’altra, da un Paese all’altro, in una gara dove più che la solidarietà contava l’urgenza dei governi di liberarsi di queste persone dalla propria nazione”, scrivono. Il senso di questo progetto? “Raccontare l’assurdità dei confini nei Balcani dove prima era tutta Jugoslavia, una cosa che noi, che viaggiamo attraverso l’Europa, non conosciamo”.

“L’idea era sperimentare i due linguaggi, video e fumetto, per raccontare una storia – dicono da Smk Videofactory – e avere con noi i fumettisti è stata un’esperienza preziosa, quando ci impedivano di girare, loro disegnavano ciò che accadeva, ciò che vedevamo. – – Con il video poi rischi di raccontare le emozioni in modo banale, mentre il disegno permette di rendere più sfumature”. Il viaggio è partito da Bologna verso la città ungherese di Roszke dove è stato costruito un muro anti immigrati alto 3 metri. E poi nei villaggi della campagna della Serbia, diventata centro di smistamento burocratico per i documenti dei richiedenti asilo, fino ad arrivare in Croazia e in Slovenia dove, a pochi chilometri dall’Italia, c’è una recinzione per allontanare i rifugiati “che in cima alle montagne non sono mai arrivati e che adesso è utile solo a impedire l’ingresso in area Schengen a conigli e cervi”.

Completamente autoprodotto e autofinanziato (sul sito è possibile anche fare donazioni per sostenerlo), il reportage multimediale unisce diversi stili narrativi per trasmettere il senso di un viaggio sui confini dell’Europa dell’Est su più livelli. Nei 3 capitoli, le tappe del viaggio sono raccontate attraverso i fumetti, i video e le foto. Quattro fumetti disegnati da Brochendors Brothers, Andrea Bruno, Emanuele Giacopetti si intrecciano con i video di Carla Falzone, Andrea Paco Mariani, Marta Melina, Elisa Russo e i testi di Carla Falzone, Francesca Rolandi. “Abbiamo incontrato tantissime persone, rifugiati, volontari ma anche i responsabili di questa situazione come Laszlo Toroczkai, sindaco ultranazionalista di una piccola cittadina al confine dell’Ungheria, che si vanta di aver suggerito a Orban l’idea di costruire il muro e che mentre festeggiava il Natale con i suoi concittadini, pattugliava la campagna con il suo cane al guinzaglio per cacciare i rifugiati – dicono – Bastava ascoltare cosa dicevano queste persone per capire dove saremmo arrivati oggi”.

I contenuti del sito sono pubblicati con licenza Creative commons, quindi possono essere condivisi (purché non ci sia fine di lucro). “Vogliamo diffondere il più possibile questa storia”. (lp)

Da redattoresociale

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