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Rai, l’ultima battaglia per la libertà d’espressione

 

Due membri della Commissione di vigilanza della Rai, Federico Fornaro e Miguel Gotor (conosco meglio il secondo perchè , prima di far politica, ha scritto libri importanti su Aldo Moro che è al centro di miei vecchi e nuovi interessi di storico) hanno deciso di lasciare quella commissione di fronte alle recenti nomine di direttori dei telegiornali della Rai che mostrano la debolezza dell’attuale presidente del Consiglio Renzi di fronte al vicino referendum costituzionale. Al di là di quello che sta dicendo negli ultimi giorni quella del referendum è stato negli ultimi mesi una questione da cui l’ex sindaco di Firenze ha mostrato di voler far dipendere addirittura la fine o la prosecuzione della sua carriera politica. E non a caso nella dichiarazione che gli onorevoli Fornaro e Gotor hanno fatto il giorno della loro dichiarazione di voto emergono con chiarezza le ragioni di fondo del dissenso dalla maggioranza.

” E’ del tutto evidente – hanno detto – che le nomine dei nuovi direttori generali rispondono a una logica di normalizzazione dell’informazione pubblica, alla vigilia di importanti scadenze politiche e istituzionali e nulla hanno a che vedere con il progetto di una “nuova Rai” promosso dal PD e dall’attuale governo e oggi platealmente disatteso. In realtà siamo di fronte a pratiche e logiche di una gravità tale da evocare il  tema della questione morale di Enrico Berlinguer quando nel 1981 denunciava l’occupazione da parte dei partiti di governo delle principali istituzioni dello Stato. Le nomine sono state fatte in modo non trasparente penalizzando competenze e professionalità interne, come ad esempio nel caso di una giornalista autorevole quale Bianca Berlinguer, senza che emergano un profilo e una visione di un moderno servizio pubblico. Il Partito Democratico non è nato per riprodurre i vizi  del passato ,ma per cambiare l’Italia e, convinti che un altro PD sia possibile, ci dissociamo da uno stile e da un costume politico che non ci appartiene e coerentemente rassegniamo le nostre dimissioni dalla Commissione di vigilanza della Rai.” 

Un congedo impegnativo-se non ho letto male- ma necessario di fronte alla logica dell’uomo solo al comando che sembra continuare a caratterizzare la linea dell’ex sindaco di Firenze. In una situazione come quella italiana con gli indici di lettura dei giornali come dei libri più bassa di Europa farsi guidare nella logica di scelta dei direttori da logiche personali o di gruppo abbastanza ristretto come ha fatto in questa occasione rischia di allontanare il partito ancora di più dagli elettori che si battono per un centro-sinistra degno di questo nome.

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