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Boschi offende i partigiani e la Resistenza. Renzi attacca l’Anpi. Turbativa di campagna elettorale, un reato

 

Di Alessandro Cardulli

“I partigiani veri voteranno sì alla riforma”. Lo assicura la ministra Maria Elena Boschi. Dal canto suo Renzi Matteo il primo a sferrare un duro attacco all’Anpi, colpevole di aver aderito alla campagna per il “No” nel referendum costituzionale assicura che la maggioranza dei partigiani voterà sì. I due introducono una vera e propria turbativa in questa campagna elettorale già iniziata. Un reato. Dio li fa e poi li appaia. Di per sé queste affermazioni sono un fatto gravissimo. Lo sono ancora di  più perché gli scriba dei media non si degnano di pubblicare una riga, diciamo una, di trasmettere due parole di un comunicato, di una dichiarazione dell’Anpi. Valgono solo le parole di Renzi e Boschi. Non è che gli scriba non rivolgano loro domande, ma sono prefabbricate, spesso concordate. Per esempio Lucia Annunziata che intervistava Boschi le ha chiesto se puntava a sostituire Renzi nel caso di fosse dimesso. Che doveva rispondere, gli faccio le scarpe? Ha detto, ma no se si dimette lui mi dimetto anche io. C’è un proverbio toscano che dice: “Uno di meno due etti di pane di più”. Verrebbe da dire, due di meno quattro etti di pane di più. Non lo diciamo per evitare di essere chiamati gufi.

Ministra a ruota libera intervistata da Annunziata. I media ignorano il Comitato per il “No”

Circola sui media, e Boschi lo ha detto anche nella intervista con l’Annunziata, che la decisione dell’Anpi di pronunciarsi per il “No” al referendum è stata presa dalla Direzione nazionale. La realtà è un’altra come ha spiegato il presidente dell’Anpi, Carlo Smuraglia, confermato dal congresso che si è tenuto pochi giorni osono e che i media hanno pressoché totalmente ignorato. Ma Annunziata non “doveva ignorarlo” visto che intervistava la ministra che, certamente, avrebbe attaccato l’Anpi. Ristabiliamo la verità. Il cammino per arrivare al “No” inizia il  29 marzo 2014 (Manifestazione al Teatro Eliseo – Roma), è continuato per due anni – ricorda Smuraglia – giungendo ad un primo approdo, in Comitato nazionale, il 28 ottobre 2015, con una posizione già piuttosto evidente sulla legge di riforma e l’eventuale referendum ed è proseguito con la decisione del 21 gennaio 2016, adottata dal Comitato nazionale, di prendere posizione per il “NO”. Questa decisione passa al vaglio dei congressi delle Sezioni e dei Comitati provinciali. I documenti votati durante questi Congressi, sul tema specifico del referendum, registrano  2501 favorevoli al “No”, 25 contrari e alcuni astenuti.

Un’ampia partecipazione alla scelta dell’Anpi. 30 mila ai congressi.

Ai congressi hanno partecipato circa 30.000 persone Ancora il congresso nazionale (12-14 maggio, a Rimini) è stato introdotto da una relazione  sulla base delle decisioni adottate il 21 gennaio e confermate nei Congressi. Documento base e relazione sono stati votati dal Congresso: 347 voti favorevoli e tre astensioni. Lucia Annunziata conosceva tutto questo? E i solerti scriba che riportano anche un solo fiato di Renzi Matteo non provano disagio a censurare le posizioni di una Associazione che rappresenta con pieno titolo i partigiani che hanno combattuto per liberare l’Italia, l’Europa dal nazismo e dal fascismo, per riconsegnare anche a noi giornalisti la libertà di informare. E non nasce il dubbio che una volta intervenendo a gamba tesa nella vita dell’Anpi non venga loro, Renzi e Boschi, la voglia di intervenire nella vita interna degli organismi che sono nostri, Federazione della Stampa e Ordine dei giornalisti? Oggi lo fanno con le “veline”, domani potrebbero farlo con mezzi più sbrigativi. Uno scenario già visto, si chiamava Minculpop. Esageriamo? Dice un proverbio, tradotto dal latino “meglio abbondare che deficere”.

Renzi e Boschi dovrebbero studiare la storia della Resistenza che ignorano

E veniamo così alla frase incriminata, squallida, offensiva, che riguarda  i “partigiani veri”. Ce la potremmo cavare indicandone uno che, guarda  caso, è il presidente dell’Anpi, Carlo Smuraglia, partigiano combattente, volontario nel Corpo italiano di liberazione (Divisione Cremona, 8° armata) fino alla fine della guerra. Cavaliere di Gran Croce al merito della Repubblica italiana. Consigliamo a Boschi Elena e a Renzi Matteo di rileggere un libro di storia. Loro mostrano di ignorarla e, ancora peggio, se invece la conoscono, dicono menzogne. Vadano alle pagine che raccontano degli eventi bellici del 1944-1945. Scopriranno il ruolo svolto dal Corpo italiano di liberazione, delle operazioni di guerra svolte insieme alla VIII armata britannica. Colmeranno la loro ignoranza, nel senso di non conoscenza, che non è consono con il ruolo che ricoprono.

Bersani: Una gestione politica sconsiderata e avventurista.

Arrivano dal Pd (Bersani), da Sinistra Italiana (Alfredo D’Attorre), Possibile (Pippo Civati), dichiarazioni che stigmatizzano la presa di posizione  della ministra. Dice l’ex segretario del Pd, che comunque ripete che voterà sì, forse, ci permettiamo, con qualche contraddizione con se stesso e la sua storia: “Come si permette la ministra Boschi di distinguere tra partigiani veri e partigiani finti? Chi crede di essere? Siamo forse già arrivati a un governo che fa la supervisione dell’Anpi? È evidente che siamo a una gestione politica sconsiderata e avventurista. In nome di una mezza riforma del Senato – prosegue – si rischia di creare una frattura insanabile nel mondo democratico e costituzionale. Ieri Renzi è stato alla Brembo. Spero si sia fatto dare un freno di quelli buoni. E che lo usi subito”.

D’Attorre. La ministra ha offerto un’altra vetta del suo pensiero politico

D’Attorre afferma che “la Ministra Boschi, dopo la brillante trovata di equiparare i sostenitori del No a CasaPound, ci ha offerto un’altra vetta del suo pensiero politico, sostenendo che i veri partigiani sono quelli che sosterranno la sua riforma, non quelli rappresentati dall’ANPI. Non si sa ormai davvero se ridere o piangere. Poi magari la Ministra Boschi ci spiegherà come fanno i ‘veri partigiani’ che lei conosce a condividere la sua tesi che la Costituzione antifascista andava cambiata già settanta anni fa e che la democrazia repubblicana nata dalla Resistenza abbia prodotto solo lunghi decenni di palude e inciuci, interrotti soltanto dalla luminosa ascesa di Renzi al governo”.

Civati: Mi chiedo fino a dove il governo si vuole spingere

Pippo Civati dice che “mai – ma ormai è un continuo superarsi – mi sarei aspettato che la numero due del governo dividesse i partigiani in quelli veri e in quelli che non lo sono (quindi, sono falsi). È una escalation: le pagelle ai partigiani, il continuo delegittimare i vertici dell’Anpi, la scelta di dividere il mondo in chi è a favore del governo e in chi è contro. E meno male – prosegue – che fingono di ripudiare la personalizzazione che hanno per primi scelto come unico canone della polemica politica. Non basta a questo governo avere diviso e abbandonato la sinistra, no, deve avviare un’operazione anche verso coloro che non ci sono più (operazione volgare come poche altre) e dividere anche gli anziani (ora, ma sempre giovanissimi) che combatterono per la Resistenza. Mi chiedo fino a dove vogliano spingersi. E quando tutti quanti chiederemo quel minimo rispetto che ci vuole”.

Da jobsnews

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