Un’altra tragedia del mare

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L’umanità è un orrido paradosso. Abbiamo tecnologie che ci consentirebbero di rendere sicuri i “viaggi della speranza” in mare, sia monitorandoli step by step, si effettuando interventi di soccorso alla prima avvisaglia di naufragio. EveryOne Group dialoga da anni con l’Unione europea e le Nazioni Unite su questo punto, che è lo spartiacque fra civiltà e barbarie (anche l’indifferenza è barbarie). E le istituzioni, immancabilmente, ci danno ragione, dopo aver ascoltato e valutato le nostre proposte: droni per il monitoraggio, mezzi moderni costruiti appositamente per il salvataggio in mare, piattaforme posizionate nelle acque in cui si svolgono le traversate. Poi però alle promesse non seguono i fatti e i migranti restano sempre più soli durante la loro odissea. Si stipulano terribili patti con le nazioni costiere dell’Africa e con le nazioni da cui fuggono i profughi, patti finalizzati a fermare l’umanità disperata che fugge le crisi umanitarie, condannandola così, spesso, a morte. Si investe per pattugliare le acque e redere sempre meno penetrabile la “roccaforte” europea. Si finanziano a piene mani organizzazioni complici delle istituzioni, che si dicono “umanitarie”, ma non lo sono per niente. E intanto si continua a morire in mare.
Oggi un gommone carico di rifugiati che cercavano di riparare in l’Italia è affondato in acque libiche, a quattro miglia da Sabrata. Si registrano decine di dispersi, mentre solo ventisei persone sono state prese a bordo da un mercantile italiano avvisato dalla Guardia Costiera.

co-presidente di EveryOne group

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