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Se la corruzione non allarma i governanti, già li possiede

 

L’infiltrato nelle bande di trafficanti di droga va bene, l’agente provocatore che offre mazzette ai corrotti per smascherarli, no. Ecco una misura che governo Renzi non riesce a far passare, nonostante si sia rivelata efficacissima in altri stati, dove la lotta alla corruzione è una priorità. Da noi, evidentemente, non lo è, nonostante il giro economico di questo malaffare sia ben superiore ai 100 miliardi di euro l’anno.Questo fatto, più di mille solenni esternazioni, evidenzia il messaggio tragico che viene dal governo: con la corruzione si deve convivere, perché è così diffusa che se l’affronti seriamente, perdi fette importanti di consenso. Nessuno lo ammetterà in modo così esplicito, ma il succo è questo. Ed è un succo amaro. Perché incide non solo sugli scambi economici, ma sulla coesione del Paese, lasciando l’interesse generale senza presidio, salvo mettersi l’animo in pace nominando Cantone ministro dell’onestà.

Cambierebbe nettamente il clima se invece anonimi signori andassero in giro nelle pubbliche amministrazioni ad offrire rotoli di banconote per ottenere vantaggi, salvo poi mostrare il tesserino della Polizia. Lo so, la sanzione non basta. Ma intanto dopo i primi 100 arresti forse i quertierini sarebbero meno brulicanti. Sono stanco di sentire i vari Alfano. Renzi, Verdini straparlare di garantismo; vedere enormi depositi accumulati, non si sa come, nei paradisi di Panama; e poi sentirmi dire che non ci sono i soldi per combattere la povertà, la disoccupazione o far funzionare ospedali, scuole e giustizia.
Abbiamo ancora troppo rispetto per i criminali in cravatta e troppo disprezzo per la legalità.
Se la corruzione non allarma i governanti, già li possiede.

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