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Egitto: le mille versioni su Regeni hanno in sé qualcosa di offensivo

 

Anche se molto, moltissimo si è scritto sul tragico caso Regeni, non ci sono parole sufficienti per dire l’ orrore di questa tragedia. Quel che l’ opinione pubblica, e il nostro governo, chiede di sapere è: chi è e chi sono i responsabili di questo orribile delitto? Le incredibili mille e una versioni che vengono dall’Egitto hanno in sé qualcosa di offensivo. Di fronte a un fatto tanto grave è intollerabile questo succedersi di storie incredibili. Sarebbe ingenuo credere al mare di vuote narrazioni provenienti dall’ Egitto come se fossero non pensate e non ragionate. Non sono sciocchi i servizi egiziani, come in tutti i paesi, in casi come questi, sono al lavoro professionisti seri e preparati che tutto vagliano e coordinano. E dunque? Un depistaggio? Una serie di provocazioni? Questa seconda ipotesi ci conduce al vero nodo del problema. Tutte le richieste sono concentra sul “Chi”. Chi è stato? Chi è il responsabile, o i responsabili, di tanta efferata brutalità?

Ma forse la domanda da porsi per andare a fondo nella ricerca della verità non è tanto il “Chi?”, ma il “Perché?”. Questa orribile storia è piena di perché insoluti cui non è stata data  risposta alcuna. Perché, ad esempio, il Governo britannico non si occupa, né si pronuncia  sulla tragica fine di uno studente che si trovava in Egitto per una ricerca coordinata e diretta da una delle più prestigiose Università inglesi e che in Egitto era andato per compiere una ricerca concordata, approvata e diretta dall’ Università di Cambridge?

Ancora. Il suo tutor al Cairo  non vedendolo arrivare avverte subito l’ Ambasciatore italiano. Questi, non ricevendo risposte dal ministero degli esteri, si reca personalmente al Ministero degli esteri egiziano. Primo dato. Il tutor non vedendolo arrivare, se si precipita a telefonare alle 22,30 di sera (ultimo contatto telefonico con Regeni alle 20,25) è perché, pensiamo noi,  considera che si trova di fonte a una situazione di forte pericolo. Fatto non usuale, chiama direttamente il numero del cellulare dell’ ambasciatore. Ora non è usuale che uno possieda il numero di cellulare di un ambasciatore. Perché l’ Ambasciatore si muove con tanta prontezza e con tanta determinazione? Di quali informazioni a noi non note è in possesso?

Fonti egiziane hanno dichiarato che Regeni è stato messo sotto controllo e seguito fin dal suo arrivo in Egitto  perché ne hanno perso il controllo proprio quando è avvenuto il rapimento o il sequestro? I ministeri egiziani sapevano che il Governo italiano era stato subito messo al corrente della sparizione di Regeni, perché non hanno interrotto l’ operazione? In un Paese dove anche i venditori ambulanti sono spesso degli informatori davvero non sapevano dove Regeni si trovava e nelle mani di chi? Perché non sono intervenuti.
A giudizio di autorevoli analisti professionali Regeni non era un agente segreto, né era al servizio di alcun servizio segreto. Forse può essere stato inconsapevolmente usato da qualcuno come quello a cui dicono fa un favore porta questo registratore a mia sorella e non sa che dentro c’ è la droga.  Sempre secondo questi analisti se Regeni è stato torturato così a lungo è perché continuavano a chiedergli cose di cui lui non era a conoscenza e non era in grado di rispondere contrariamente a quanto credevano i suoi torturatori.

Qualsiasi servizio, deviato o meno che sia, sa come far sparire il corpo di una persona morta sotto tortura. Al contrario, nel caso di Regeni, il corpo viene fatto ritrovare il giorno preciso in cui arriva in Egitto una delegazione del Governo italiano, di industriali e uomini di affari del nostro paese. Chi decide di far ritrovare il corpo di Regeni sa benissimo che l’ autopsia avrebbe rivelato ciò che gli è stato fatto, le orribili torture cui è stato sottoposto. Perché vuol far sapere questo?

Speriamo che non sia vero, fatte le differenze del caso e accettate le distanze tra i due casi, deve farci riflettere quello che Raffaele Cantone ha dichiarato recentemente in una sua conversazione che riguardava tutt’altra materia. Ha detto il responsabile dell’ Autorità anticorruzione: “sono abituato a ragionare con i fatti, non ho prove ma dico che vi possono essere tante entità internazionali. Perché pensare sempre ai servizi segreti? Tante volte in Italia abbiamo visto come ci fossero anche organizzazioni internazionali . . . La mia idea è che i messaggi mafiosi hanno una caratteristica e cioè che li deve comprendere un soggetto preciso. Io sono laico in questo: pensiamo sempre ai servizi segreti italiani ma potrebbe essere anche altro. Prendiamo ad esempio la strage di Bologna, nessuno ha mai capito perché è stata compiuta. Ma allora probabilmente chi doveva capire lo capì…”.

In questo caso, che i servizi segreti egiziani, in tutto o in parte, oppure per niente, o che c’ entrasse il sistema repressivo di quel paese, in tutto o in parte, allo stato è quello che la magistratura italiana probabilmente cerca di accertare. Certo è che il corpo orribilmente straziato del povero Regeni, fatto ritrovare, non per caso, sul bordo di una strada ha anche tutto l’ aspetto di un messaggio mafioso. Se è così, perché si è voluto quel messaggio mafioso di una tale violenza? A chi era indirizzato?

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