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Libia, la guerra non risolverà i problemi

 

Una volta tanto sembra che la situazione, in apparenza difficile e complessa, sulla questione dell’intervento in Libia sia più chiara se si conosce il problema dal punto di vista storico ed economico e se si ascoltano gli italiani che sono stati nei giorni scorsi interpellati da due trasmissioni televisive (Agorà e Otto e mezzo). Già i due ex presidenti del Consiglio che hanno avuto esperienza diretta di un rapporto con Gheddafi (il dittatore che  ha governato il Paese per 42 anni) Romano Prodi, in passato alla guida della Commissione ONU per l’Africa e Silvio Berlusconi che nel 2011, l’ultimo anno del suo governo,  fu attaccato proprio da Gheddafi) hanno sconsigliato l’intervento italiano ma è certo che gli italiani intervistati da vari istituti specializzati  nei sondaggi demoscopici sono nettamente contrari all’intervento militare.

Per Ixé il no alla guerra raggiunge l’81 per cento contro il 14 % di favorevoli e il 5 per cento che risponde “non so”. Per Demopolis la percentuale dei contrari cala ma resta di gran lunga la maggioranza. I no sono presenti tra i probabili elettori del PD e del M5S mentre la tesi dell’opportunità di un intervento è diffusa tra i simpatizzanti della Lega e di Forza Italia. I motivi per andare alla guerra secondo gli intervistati sono “la stabilizzazione politica per bloccare l’avanzata dell’ISIS “(il 52%),proteggere i giacimenti energetici che sono in quel Paese (49%) o comunque rafforzare gli interessi economici nell’area (il 45%) o ancora controllare i flussi migratori (38). Del resto il generale Leonardo Tricarico a sua volta intervistato da Il Fatto quotidiano, ha dichiarato: “Il governo decide di intervenire senza una richiesta che parta da un esecutivo di unità nazionale (che ancora manca) accordandosi con le tribù (che sono 140) e le milizie dell’area di tradizionale interesse energetico italiano ovvero la Tripolitania in cui si trova il terminal ENI di Mellitah.”

Sembra a chi scrive più attento e misurato il parere che un sito come la Tavola della Pace ha chiesto allo storico italiano (rilanciato poi da Articolo21) che ci ha lasciato i libri più importanti sulle imprese politico-militari nel continente africano, Angelo Del Boca.  Lo storico ha rilevato anzitutto che “è stato un errore gravissimo quello di far cadere Gheddafi perché hanno fatto una guerra senza una soluzione per il dopo.  “Se si fa una guerra a terra (perché con la guerra aerea  si abbattono soprattutto ospedali, case civili, tutti giorni  c’è un 30/ 40 morti di gente che non c’entra niente con la guerra) non bastano trecentomila uomini. E 5000 uomini servono soltanto a presidiare il Paese.  Da questo punto di vista si comprende meglio il segreto sul piano militare e l’incertezza del capo del governo.  Può succedere qualcosa di terribile se si sbaglia e si agisce senza efficacia sulla crisi in atto.

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