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Noi non possiamo non opporci

 

Di Sandra bonsanti

“Lasciatemi dire che io non capisco la titubanza a esporsi in prima persona”…

La sala lo applaude, si conoscono tutti o quasi qui a Ravenna e in altre provincie dove stanno organizzandosi i comitati del NO. Si riconoscono dalle battaglie già fatte e sono pronti a fare questa ultima, il grande referendum di ottobre. Vorrebbero che ci fossero tutti quelli del 2006 ma sanno che questa volta è diverso, che questa volta è davvero difficile. Non c’è il Pd, che comunque “non è più di sinistra” e, per ora, tentenna la Cgil. C’è l’ANPI, finalmente, unica associazione autorizzata a portare in piazza e ai tavoli la loro bandiera che è anche la nostra, quella in cui tutti ci riconosciamo, “perché la Costituzione viene da lì, dalla lotta contro la dittatura”.

La legge Boschi ormai la conoscono bene, l’hanno già studiata e molto hanno letto e riflettuto in questi mesi. Conoscono anche gli effetti pericolosi dell’Italicum, e sanno che il “combinato disposto” di riforma e legge elettorale avrà conseguenze perverse.

Allora di cosa parliamo se siamo già pronti e informati?

Parliamo soprattutto di come fare a rompere il muro della propaganda imposta dal governo. Siamo gente pratica. Ci rendiamo conto di quanto grande sia l’altra Italia, quella che invece ancora non è informata, non sa, e sarà molto difficile raggiungerla. Come si fa?

Intanto è molto probabile che tra aprile, maggio e giugno si decida di raccogliere le firme per due referendum che si dovrebbero fare nel 2017: quelli contro gli aspetti peggiori della legge elettorale: parlamentari nominati e premio di maggioranza. E questo come si spiega? Dicendo che siamo contrari all’Italicum. Dovremo scrivere SI sulla scheda, l’anno prossimo, perché chiediamo che quei punti siano abrogati. Conviene riflettere su cosa significhi una legge sìfatta: ricordiamo cosa fu la legge Acerbo, vero e proprio suicidio di un Parlamento. Il listone nazionale che superava il 25 per cento avrebbe avuto in premio i due terzi della Camera. Fu così che il listone Mussolini prese il 60% dei voti e le opposizioni il 35%. Da quel giorno Mussolini non ebbe più ostacoli a cancellare la libertà e a introdurre le leggi più odiose.

“E fu così che il Parlamento divenne davvero un bivacco di manipoli”. Domenico Gallo del Comitato nazionale del No, ricorda: “Previdero Amendola e Turati: attraverso la legge elettorale cambiano la Costituzione e la natura del Parlamento: nascerà un governo oligarchico”. Arrivarono le bastonate, la morte, la fuga il carcere…

Lo ricordiamo, ma nessuno pensa che questa potrebbe essere la situazione italiana… l’Italia delle promesse di Renzi. A meno che non si guardi un poco più in là, all’Europa che oggi fa paura e all’ondata di sentimenti razzisti. Conviene abbassare la guardia e cancellare ogni contrappeso solo per sapere la sera delle elezioni (ma forse anche il giorno prima) chi ha vinto e chi ha perso?

Conviene lasciar approvare senza opporre resistenza la riforma della Costituzione del governo Renzi, firmata dalla Boschi?

Noi non possiamo non opporci, perché è una legge che non riforma ma sconquassa, non rende più spedito l’iter delle leggi ma lo complica, perchè toglie tutto il potere al Parlamento e lo affida al capo del governo che è lo stesso che sceglie i deputati.

Una legge brutta, fatta male e pericolosa.

Nemmeno io capisco le titubanze. Ma come mi dice a Rimini un uomo di mezza età venuto apposta da una provincia abbastanza lontana: “Io e lei eravamo insieme sul palco a una festa dell’Unità, insieme a Prodi, ma oggi me lo immaginavo che l’avrebbe pensata così…”.

Da libertaegiustizia

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