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L’incontro Renzi-Juncker e i punti deboli dell’Italia

 

L’incontro tra il presidente del Consiglio Renzi e il presidente della Commissione economica europea ieri a Roma, il lussemburghese Jean -Claude Juncker è chiaro e mette sotto accusa, senza esitazioni, la politica economica finanziaria attuata dal ministro italiano Pier Carlo Padoan del nostro attuale governo: “Data la sua centralità, l’Italia è fonte di possibilità di ricadute sugli altri Stati membri, mentre la ripresa risente a sua volta delle condizioni esterne…”

La ripresa modesta e le condizioni strutturali del Paese influiscono negativamente sulla ripresa e sul potenziale di crescita dell’Europa.  Le dimensioni e le fitte connessioni e finanziarie che caratterizzano l’economia italiana – si osserva nel documento europeo- implicano che il suo stato può avere conseguenze di rilievo per le altre economie dell’Unione Europea. Padoan, come si poteva immaginare, non è d’accordo.  E afferma:”Oggi l’Italia grazie alle nostre politiche economiche è diventato un paese più forte e il rischio che le sue debolezze possano ripercuotersi sulla zona euro  è sicuramente più contenuto di quanto fosse prima dell’avvio del ciclo riformatore.  La UE, dicono fonti vicine al ministro, trascura i problemi del Fisco: la cancellazione della componente lavoro dal calcolo dell’IRAP e la riforma in corso dell’amministrazione pubblica fiscale sta  favorendo un miglior livello di adempimento spontaneo. “L’Unione Europea critica l’abolizione dell’IMU “che non è in linea – spiega il rapporto – con le reiterate raccomandazioni del Consiglio europeo di spostare la pressione fiscale dai fattori produttivi ai consumi e ai beni immobili. E non è stato dato seguito ad elementi fondamentali delle raccomandazioni specifiche per paese, quali la revisione dei valori catastali e delle agevolazioni fiscali.”

Nel complesso l’Italia ha compiuto qualche progresso (sul mercato del lavoro, sull’istruzione e sulle banche) ma in alcuni settori fondamentali c’è margine per ulteriori, necessari interventi. Inoltre “la fuga di cervelli può compromettere una perdita netta di capitale umano altamente qualificato a danno della competitività del l’Italia. E a medio e lungo termine può compromettere le prospettive di crescita economica dell’Italia e anche le sue finanze pubbliche.”

Insomma, la crisi non è alle spalle e ci vuole uno sforzo degli italiani e del governo attuale per poterne uscire in maniera rapida ed efficace.

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