Sei qui:  / Blog / Un figlio che “non fa rumore”: Franco e la battaglia contro i tagli all’assistenza

Un figlio che “non fa rumore”: Franco e la battaglia contro i tagli all’assistenza

 

Il caso di Teramo, dove una delibera ha di fatto tagliato l’assistenza domiciliare per circa tre mesi ai disabili gravi. La mamma Sabrina, fondatrice dell’associazione “Teramo solidale”, ha scritto al Capo dello Stato: “Se gli ideatori di questa ‘legge della vergogna’ trascorressero un giorno a casa mia…”

TERAMO – Quando un figlio fa rumore, rompe un piatto, salta in continuazione sul pavimento, non vuole mangiare o si mette a strillare, qualsiasi genitore, anche il più buono, interviene, sgrida il figlio e gli fa notare che “così non si fa”. Non tutti i genitori lo fanno, o meglio, non tutti possono sempre farlo. Ci sono genitori più speciali di altri che avendo messo al mondo bambini ancora più speciali di loro convivono ogni giorno con grida, pugni, scatti d’ira, silenzi e continui rumori di oggetti che cadono a terra. Questi non sono genitori meno severi, sono solo consapevoli che le reazioni, spesso violente, dei loro figli non sono capricci ma segni del loro linguaggio segreto, fatto di grida, cantilene e movimenti violenti.

Franco e Sabrina
Carrozzine determinate. Franco e Sabrina

Una di loro è Sabrina Serafini, madre di Franco, ragazzo autistico di 18 anni. Vivono a Teramo, nella città in cui da mesi il comitato di cui lei è fondatrice, “Teramo Solidale”, si batte per il riconoscimento dei diritti dei disabili, primo fra tutti quello all’assistenza domiciliare. Cosa significhi nella vita di tutti i giorni di un ragazzo autistico la parola “assistenza” lo spiega Sabrina nella sua lettera del 29 ottobre al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Se gli ideatori mentali e pratici di questa ‘legge della vergogna’ (la delibera che ha tagliato le ore di assistenza domiciliare dei disabili gravi, n.d.r.) trascorressero un giorno nella mia casa, capirebbero cosa rappresenta l’assistenza per mio figlio”.

La delibera 112 nasce a marzo di quest’anno con lo scopo di ridefinire i servizi socio-assistenziali e riaprire una graduatoria chiusa da più di 10 anni. Questa decisione del Comune di Teramo, tuttavia, apre la strada a un taglio dell’assistenza che il comitato “Teramo Solidale” calcola intorno al 75% e che lascia, tra cavilli burocratici e errori tecnici, per circa tre mesi i disabili gravi della città con un’assistenza molto risicata o nulla. La campagna #iostoconidisabili di Teramo Solidale e Autismo Abruzzo Onlus ha promosso una raccolta fondi con l’iniziativa “Teramo Solidale on the road”. Sono stati raccolti 3220 euro, in parte già convertiti in voucher destinati all’assistenza domiciliare di disabili rimasti senza.

Dal 2 novembre è entrata in vigore una nuova graduatoria, frutto di un ripensamento dell’amministrazione comunale. Così, ad esempio, un ragazzo con un autismo grave come Franco fino a marzo aveva 25 ore settimanali, quest’estate ne ha avute 8 e oggi ne ha 12. Meglio di niente, ma meno di quelle che aveva in passato, “quando era piccolo e non aveva la forza e l’aggressività che ha oggi. Adesso è più difficile da gestire”, spiega Sabrina. (Lisa D’Ignazio)

Da redattoresociale

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE