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L’ordinanza “antigender” del sindaco Bitonci. Michela Marzano: “le parole sono importanti”

 

Uno scontro apparentemente giocato  intorno agli articoli della Costituzione.  Da una parte gli articoli 29, 30 e 31, tutela della famiglia, citati (approssimativamente) dal sindaco di Padova Massimo Bitonci, Lega Nord, ai microfoni della Rai, come fonte di ispirazione per l’ordinanza antigender approvata dal suo consiglio comunale; dall’altra l’articolo 21, libertà di espressioe, secondo Michela Marzano, filosofa e deputata Pd, violato dal divieto di presentare il suo libro “Mamma, papà e gender”, edito da UTET, in una sala del Municipio patavino.

Sulla scorta dell’ordinanza “antigender”, che nessuno sa bene cosa voglia dire, ma che per il sindaco di Padova significa difesa della famiglia naturale, è stato negato a Michela Marzano il permesso di presentare il libro in una sala del Comune. A ricucire lo strappo con la città è intervenuto il rettore dell’Università , Rosario Rizzuto, che ha offerto l’aula Nievo del Bo invocando il motto dell’ateneo  “Universa universis patavina libertas”. Libertà di pensiero, di ricerca e di espressione, per tutti. Cinquecento persone sono accorse sabato mattina ad ascoltarla, molte non sono riuscite ad entrare nell’aula. La mattina dopo le stragi di Parigi, le persone si sono raccolte intorno a Michela Marzano per testimoniare anche così l’assoluto bisogno di ripensare il dialogo nella nostra società, e la libertà  di pensiero e di espressione.

“Bitonci ha violato l’articolo 21, dice Marzano, per il semplice fatto che non ha nemmeno  aperto  il libro per capire di cosa si trattasse. Si è fermato al titolo in cui c’è la parola gender e si è detto  “Questo è un libro gender, siccome per definizione tutto ciò che è gender è contro la famiglia, noi automaticamente lo impediamo”.

Proprio per  tentare di mettere ordine nel dibattito che si è scatenato intorno all’esistenza della fantomatica teoria gender Michela Marzano ha sentito la necessità di scrivere il libro. Per ribadire ancora una volta, da filosofa, che le parole sono importanti, che le definizioni, quando sono chiare, aiutano a leggere la realtà e a farsi un’opinione corretta. Confondere orientamento sessuale, pratica sessuale, identità di genere, mettere insieme omosessualità e una pratica sessuale deviata, un reato per il nostro ordinamento, come la pedofilia, genera mostri, aggiunge dolore a vicende umane già provate. Negare i diritti civili, una violenza inutile.

«C’è molta preoccupazione in giro, probabilmente perché c’è scarsa informazione o peggio disinformazione. In questi ultimi mesi è circolato moltissimo materiale messo in giro attraverso Facebook o Whatsapp, in cui si annunciava che si sarebbe presto insegnato ai bambini che potevano scegliere se essere maschi o femmine, o come praticare la masturbazione precoce, e così via». «Tutto questo non è vero», dice Michela Marzano nei suoi incontri. È una confusione creata ad arte, espressione di rinnovata e più astuta omofobia.

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