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Le bombe e la preghiera

 

Parigi, pazza domenica. Telefonano due amici imprenditori Nuria, Alain: “portiamo un fiore à la Repubblique”, davanti alla statua e nella piazza epicentro degli attentati. I parigini vanno lentamente, come assorti nel secondo giorno del lutto: posano un fiore, accendono una candela, lasciano un pensiero. Nessuno glielo ha chiesto. Poco lontano, la facciata colorata del Bataclan che venerdì ha visto l’orrore. Arrivano 15 imam, un rabino e uno scrittore ebreo, Marek Halter, che oggi ne rende testimonianza su Repubblica. Pregano per le vittime in arabo e in francese. “C’era una donna dell’estrema destra che si è messa a gridare contro gli imam: Voi siete una minoranza, la maggioranza degli islamici fa propaganda alla violenza”. “Lei è violenta -le risponde Marek- loro no. Li guardi sono venuti a pregare”. Poi tutti insieme, imam, ebrei, passanti, giornalisti del mondo prendono a cantare: “Allons entants de la patrie..”

I musulmani ora ci dicano con chi stanno, Bernard Henri Levi, Corriere della Sera. I musulmani “ricchi di umanità” – come li definisce Adriano Sofri per Repubblica- non hanno clero nè struttura organizzata. Le sette islamiste, salafiti, wahhabiti, invece possono contare sui soldi dell’Arabia Saudita, che paga i loro Imam, li ha manda a dare pane ai giovani di Algeri della rivolta per il pane, nell’inferno delle carceri francesi a reclutare piccoli delinquenti di banlieue, in Kosovo, in Georgia e a Merano. “Il Daesh ricatta un miliardo di musulmani” dice Hassen Chalghoumi, imam a Drancy. Ma perchè il ricatto funzioni deve esserci un sentimento comune tra i sunniti musulmani. Sì, c’è. Lo sapeva già Malcom X: é la frustrazione per essere finiti loro, eredi di una grande civiltà, ai margini della mondializzazione, le loro città in mano a statisti corrotti e ipocriti, manutengoli dell’imperialismo. Una risposta orribile a una frustrazione che ben si spiega.
Separare il grano dal loglio. Non è facile nelle moschee. Chi è il credente e chi il settario jihadista? Al tempo delle Brigate Rosse, a Torino, quando sentivo un operaio della Fiom parlare di “piano del capitale” mi mettevo in allerta, ma i cattolici arrabbiati della Fim mi parevano simili, Carmelo Inì e Lorenzo Betassa. Carmelo, non violento, Betassa della “Direzione Strategica” BR ucciso nel “covo” di via Fracchia. Non è facile. Questi donne e questi uomini che intonano la Marsigliere e condannano gli assassini vanno aiutati, non irrisi e vilipesi.

È sera, Notre Dame stracolma, tiratori scelti fra le guglie. “Bomba à la Repubblique”, tutti che scappano. “Sparatoria al Marais”, “Panico a les Halles”, “Chiusa la metropolitana 1 a Louvre-Rivoli”. I media arrivano tardi sul luogo dell’orrore e devono, poi gioco forza, riviverne la paura. Così una valigia abbandonata o una lampada che è scoppiata, liberano -come un sasso nell’acqua- cerchi concentrici di emotività e di panico. Manca Hollande nella Cattedrale. Perché un gabinetto di guerra sta decidendo di colpire Raqqa in Siria. Obiettivi segnalati da radar americani, 10 caccia francesi che sganciano bombe sulla “capitale” del califfato. L’orgoglio della Francia è salvo, ma Al Bagdadi teme più l’accordo tra Obama e Putin sul futuro della Siria, teme che Arabia Saudita e Turchia, ora sotto accusa, smettano di fare il doppio gioco. Alberto Negri ne scrive sul Sole: “Erdogan -che ospita il G20- è uno dei principi dell’ambiguità medio orientale. “L’Isis  rientrava nei suoi piani perché destabilizzava il Siraq e gli permetteva di contrattare l’appoggio ai jihadisti con uno scambio territoriale”.
L’ottavo nano è in fuga. Si chiama Abdeslam Salah, nato 26 anni fa a Bruxelles. Come gli altri 7 portava una cintura esplosiva, ma non l’ha fatta esplodere. Reclutato,come gli altri, in Belgio per colpire in Francia. Daesh conosce la mondializzazione meglio dei servizi segreti. Non li batteremo senza affermare i nostri valori: tolleranza, libertà, uguaglianza. Senza togliergli l’acqua in cui nuotano e respingere la bugia di un mondo diviso in campi simmetrici: jihadisti che sgozzano per conquistare l’islam, crociati che ringhiano per combattere la paura.

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