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Le minacce e l’isolamento di Di Matteo

 

Il Consiglio Superiore della magistratura, riunito a Roma, continua a non volersi occupare del tritolo destinato a far saltare in aria il sostituto pubblico ministero Nino Di Matteo che rappresenta l’accusa nel processo in corso sulla trattativa Mafia-Stato e che continua ad essere isolato e delegittimato nel suo compito delicatissimo, dopo essere stato bocciato da parte del Consiglio Superiore della Magistratura  quando ha chiesto di afferire alla Direzione Nazionale Antimafia essendone respinto e appellando la decisione di fronte al TAR del Lazio, cercando di capire perché i consiglieri abbiano preferito colleghi con minore anzianità e con un numero minore di anni trascorsi nella DDA del proprio distretto.

Nelle carte del procedimento non si è trovato nessun elemento negativo sicché il giudice palermitano ha rinunciato alla richiesta avanzata al TAR di sospendere la sua candidatura alla DNA per ottenere al più presto la pronuncia sul merito del suo ricorso.  I suoi difensori avevano quindi presentato un’istanza accolta dai giudici amministrativa a cui avevano aderito anche le altre parti del giudizio. Dopo dodici settimane di attesa non c’è ancora  l’indicazione sulla decisione nel merito.

Mentre sotto pressione resta Di Matteo e la corposa minaccia di saltare in aria con una carica di tritolo.  In questo modo, bocciando qualsiasi possibilità di avanzamento per il magistrato che, più di  altri si è alla fine esposto (mentre altri accettavano promesse e regali, a quanto pare) di fronte ai mafiosi, e che sarà sempre più in difficoltà per l’isolamento in cui viene lasciato.

Sembra di  sentire ancora una volta vecchi discorsi, pieni di veleno, all’interno del palazzo giudiziario di Palermo come tante volte era già accaduto negli anni Novanta del Novecento.  Nel 1992-è il caso di ricordarlo ancora una volta- che “in questo Paese per essere credibile bisogna essere ammazzati” e subito dopo aggiungeva “questo è il Paese felice in cui se ti si pone una bomba sotto casa e la bomba per fortuna non esplode, la colpa è tua che non l’hai fatta esplodere.”
Questi sono i ricordi che non fanno  riposare  chi ne ha  già vissuto o passa ancora  molto tempo ad indagare sul fenomeno di Cosa Nostra e delle altre associazioni mafiose che sono ancora  presenti in Italia e nel resto del mondo.

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