Sei qui:  / Blog / A scuola ad Atene

A scuola ad Atene

 

Troppo poveri, morti sul barcone, Corriere. Passeggeri di terza classe, potevano pagare allo scafista meno di quelli in coperta, perciò hanno accettato di farsi chiudere nella stiva e lì sono morti in 51, come topi. Gian Enrico Rusconi parla sulla Stampa di “egemonia tedesca”. Egemonia morale. “Nessuna tolleranza – ha detto Angela Merkel- per chi mette in dubbio la dignità di altri uomini e non è pronto ad aiutare quando è chiesto da umanità e diritto”. La Cancelliera ha deciso di non avvalersi dell’accordo di Dublino e di non rispedire in Grecia i profughi siriani entrati illegalmenti, ma invece di accoglierli in Germania. La stessa Merkel che non aveva saputo trovare una parola di conforto per la ragazza palestinese che le chiedeva di non essere rinviata indietro. La stessa Merkel che ha lasciato credere ai suoi connazionali -“populismo tedesco”, lo chiama Tocci- di aver sempre ragione quando dubitano degli europei del sud o quando pensano che dalle abitudini mediterranee possa venire solo disordine. Rusconi si chiede, tuttavia,  se dopo “il gesto, con tutta la sua forza simbolica”, il governo della Merkel proporrà “una politica estera comune per l’immigrazione” o se invece non andremo incontro “all’ennesima delusione”. Credo che l’immigrazione dal Medio Oriente e dall’Africa sia la prima forma della terza guerra mondiale di cui Parla il Papa. Come nel 14 e nel 38 la Germania ha bisogno di tenere a bada i suoi fantasmi, e l’Europa di una Germania europea e solidale. Speriamo.

La nuova sinistra di scuola ateniese è, secondo Paolo Mieli, quella che si divide quando arriva al governo, per “assaporare il piacere di provocare un gran danno alla casa madre”. Pastorino contro Paita, Unità popolare, dell’ex ministro Lafazanis, contro Tsipras e Syriza, il laburista Corbyn “che sostiene di aver votato ai Comuni ben 500 volte contro le indicazioni del suo partito”, Lafontaine contro Schröder. Naturalmente – ma Mieli neppure li nomina- anche i dissidenti, che non vorrebbero votare le riforme renziano. Quanto buon senso, Direttore! É vero Marx  diceva “Proletari di tutto il mondo unitevi”, non scannatevi in famiglia. Il punto è quale sia oggi la famiglia? Fai lo storico, aiutaci tu. Lavorare perché restino meno tutele per tutti, è di sinistra? Di sinistra gonfiare i dati delle assunzioni per non ammettere che questa ripresa non offre più occasioni ai giovani né più soldi al ceto medio? Ed é giusto -non dico di sinistra- ridurre la democrazia rappresentativa alla sola elezione del capo, Premier, Governatore o Sindaco? Marx non diceva neppure: proletari mettetevi in coda al supermercato, rinunciate a diritti e tutele, accettate con gioia i bonus del governo, riconoscete che l’ordine attuale è l’unico possibile e rassegnatevi! Negli ultimi 30 anni la sinistra di governo s’è prima proposta di gestire un modello di sviluppo capitalista che non teneva più. Poi s’è limitata a difenderlo, ha smesso di pensare e s’è chiusa un un recinto sempre più lontano dalla stiva dei barconi, dalla campagna dei caporali, dalle periferie e dalle fabbriche. Corbyn e Varoufakis, Sanders e Landini, Iglesias e Montebourg provano a uscire da un cimitero.

Il Jhadi John della Virginia che voleva vendetta in mondovisione. Vittorio Zucconi regola con questo slogan l’assassinio, a favore di telecamera, della reporter bionda e del suo cameraman. Sì, la pubblicità, la diretta televisiva, i social network che amplificano, tutto ciò torna sempre dietro molte manifestazioni, nuove e nuovissime, di barbarie. Perchè il barbaro che è in noi si sente fuori tempo e fuori luogo se non può riflettersi nello specchio di Grimilde che sono diventati i media. Ma c’è dell’altro, a voler essere pignoli. I Jihadisti non sono più assassini al dettaglio: sfidano i seguaci delle tre religioni, ordinano all’uomo di non farsi Dio, di “non seguir virtute e conoscenza”, ma di sottomettersi alla parola che non va essere interpretata, alla consuetudine più rigida, all’umiliazione e alla morte, per distruggere ogni segno di superbia. Quello che davvero unisce Jhadi John e l’assassinio della Vriginia è il disconoscimento del divino che può, che deve esserci, nell’uomo. Drizzarsi in piedi, recuperare valori e sogni, e con i sogni la volontà di cambiare il mondo, è il solo modo per difendersi.

Da facebook

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE