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Ddl Diffamazione, il no al carcere non è sufficiente. Serve mobilitazione

 

Cari amici di Articolo 21, l’imminente calendarizzazione al Senato della proposta di legge sulla diffamazione, richiederà un’iniziativa comune per migliorarne il testo. La cancellazione del carcere per i giornalisti non è sufficiente. La proposta contenuta nel testo approvato alla Camera contiene infatti numerose criticità, che rischiano di vanificare gli effetti della riforma. Intanto, quanto previsto sulle querele temerarie è assolutamente insufficiente: occorre recepire l’indirizzo della Corte europea dei diritti dell’uomo, inserendo l’esplicita previsione di una condanna dell’attore “temerario” ad una sanzione pecuniaria proporzionale all’entità del risarcimento richiesta al giornale e al giornalista.

È poi inaccettabile la nuova formulazione della rettifica: non si può pretendere che venga pubblicata senza titolo e senza alcuna possibilità di replica, a meno che non la si voglia trasformare in uno strumento di pressione, se non di subdola intimidazione, soprattutto nei confronti di quei giornali e di quei giornalisti che non hanno i mezzi economici per far valere le proprie ragioni in tribunale. Va infine rivista la competenza territoriale del giudice per le presunte diffamazioni commesse sui siti on line: deve valere quella del tribunale in cui è registrata la testata, non quella del luogo di residenza del presunto diffamato.

Il rischio, infatti, è quello di condizionare fortemente la libertà dei giornalisti che lavorano nelle testate on line indipendenti. Su questi temi sarà necessaria un’iniziativa pubblica, magari al Senato, per richiamare i parlamentari alle loro responsabilità di legislatori di una grande democrazia che dice di voler difendere le libertà e i diritti a tutte le latitudini.

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