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Bunker del garantismo

 

“Non chiederò mai le dimissioni di un politico sulla base di un avviso di garanzia”, dice Renzi, cercando di trovare nel garantismo una maniglia deve reggersi nel vortice di arresti che sta investendo la politica di Mafia-Capitale. Sembra ineccepibile questa sua posizione, ma il trucco c’è ed è l’eterna immunità dei potenti.

Che si basa su tre elementi:
1) la lentezza della giustizia voluta, negando fondi, personale e riforme a un apparato oberato di lavoro;
2) la presunzione di non colpevolezza, opportunamente strumentalizzata;
3) e se tutto questo non basta a farla franca, una bella prescrizione e non se ne parla più. Prescrizione che per i reati di corruzione – quelli denunciati ogni giorno dai politici in tv – gli stessi politici hanno voluto che decorresse dalla commissione del fatto e non dalla sua scoperta, in modo da maturare già qualche annetto, prima che la cosa venga a galla.

Ecco, Renzi e i politici che “stigmatizzano e auspicano” nei convegni sappiano che questo giochetto della immunità strutturale della politica – cromato dal nobile principio di non colpevolezza – lo abbiamo scoperto. Così come sappiamo perfettamente perché il codice etico di autoregolamentazione per le candidature viene sconfessato non appena entra in funzione e segnala ai cittadini gli impresentabili. O una legge che impone la non candidabilità e la decadenza di un politico di dubbia trasparenza sia preventivamente ignorata e successivamente disprezzata.

Non è un bel segno vedere tutta quella folla asserragliata nel bunker del garantismo.

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