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Una buona scuola?

 

Si prepara una settimana difficile per le scuole italiane ma anche per il governo Renzi-Alfano  che ha presentato, dopo molte incertezze (e a quanto pare anche con qualche interno contrasto) un disegno di legge per la “buona scuola” che ha subito critiche severe dalla Commissione Istruzione della Camera ma soprattutto dagli insegnanti intervenuti fino ad oggi anche su alcuni quotidiani.  Dal resoconto della seduta che ha tenuto nei giorni scorsi il Comitato per la legislazioni emergono decine di osservazioni sostanziali che, se fossero prese in considerazione, allungheranno i tempi dell’esame della commissione e di conseguenza quelli dell’assemblea che dovrà discutere e dar il primo voto sull’intero provvedimento.

I deputati del Comitato, tra i quali Marilena  Fabbri e Andrea Giorgis del Partito democratico, non hanno risparmiatole le critiche al ministro dell’Istruzione Stefania Giannini.  Una prima nota riguarda l’impianto generale: “Nel procedere a numerosi interventi modificativi della disciplina vigente, il disegno di Legge non sempre effettua un adeguato coordinamento con le preesistenti fonti normative che risultano oggetto di modifiche non testuali.” Ma, al di là della forma, la maggior parte delle osservazioni è di sostanza. E’ rilevante la nota sulla scuola dell’infanzia che mette in rilievo l’assenza di decisioni in merito. Le parole usate dai deputati (dieci in tutto, di maggioranza e di opposizione) sono pesanti: “alcune disposizioni appaiono di dubbia o nulla portata normativa” e inoltre “il  testo adotta espressioni imprecise ovvero suscettibili di ingenerare incertezze sull’effettivo significato tecnico normativo”.

E’ il caso dell’insegnamento dell’inglese,della musica e dell’educazione fisica alle elementari dove la legge “sembrerebbe consentire implicitamente l’insegnamento anche a soggetti non in possesso di abilitazione all’insegnamento nella scuola primaria derogando in modo tacito e non esplicito la normativa vi gente.”  Inoltre, e non è un caso, la commissione è intervenuta a limitare i poteri- davvero eccessivi- previsti dal testo per i presidi  e il piano dell’offerta formativa non sarà elaborato da solo dal dirigente scolastico ma dal Collegio dei docenti su spinta del preside e approvato dal Consiglio di Istituto.

Ma, a loro volta, anche i sindacati hanno fatto sentire la loro voce fortemente  critica. Susanna Camusso, segretario generale della CGIL, ha accettato di rispondere alle domande del quotidiano La Repubblica e alla prima domanda: “Ma non è paradossale uno sciopero della scuola contro una riforma che prevede centomila assunzioni di precari?”, ha risposto: “La verità è che il governo non è in condizioni di farle per l’inizio dell’anno. Ed ha posto criteri assai discutibili che dividono in modo arbitrario i precari.” E ancora: “Questa è una riforma che lede il diritto costituzionale della libertà di insegnamento ,che affida a un singolo, il dirigente scolastico come si chiama oggi il preside, la totale discrezionalità su chi debba insegnare o meno. Non è quello che prevede la nostra carta costituzionale.” Infine: “Emerge dal tentativo di riforma una scuola che non ha più una funzione di carattere generale, che non punta più a formare cittadini con spirito critico.

E’ una scuola elitaria ,non di tutti.  Le risorse che ci sono, peraltro scarse, vanno a chi primeggia e delle scuole di Scampia a Napoli  o dello Zen a Palermo che ne facciamo? Perché non ci sono investimenti a partire da quelli pubblici. Perché non basta dire a un imprenditore: ti ho tolto l’articolo 18, ti ho fatto gli sconti, ora pensaci tu. Non funziona così. Gli incentivi  senza vincoli si traducono nella solo sostituzione di contratti.

Serve una politica industriale che indirizzi e sostenga la crescita e l’occupazione.” Se mi trovassi a gestire la vertenza della scuola, terrei presente l’unità del movimento sindacale che si è realizzato in questa mobilitazione e alcune tra le osservazioni di merito della commissione istruzione della Camera. E forse mi chiederei se non è il caso di riscrivere i criteri di fondo che hanno guidato il legislatore cercando di ritrovare un’alleanza con gli insegnanti che è il modo migliore per parlare anche con tutti gli studenti interessati.

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