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25 APRILE: Il coraggio di lavorare. Resistere alla crisi

 

Della fabbrica occupata RiMaflow ne hanno parlato tra 2013 e 2014 anche i quotidiani nazionali. Cinque puntate di Rai Radio3 sono state dedicate all’ “Utopia reale” di venti operai che hanno deciso di andare avanti da soli dopo il licenziamento. Riparlarne oggi, 25 Aprile, significa riproporre attraverso storie concrete di persone in carne ed ossa, ideali di dignità, libertà, resistenza. È quel che si respira oggi nella fabbrica recuperata RiMaflow, nonostante siano passati due anni dall’inizio di questa faticosa ma esemplare storia di lavoratori coraggiosi.

Una storia che in realtà ha le sue origini negli anni ’70 quando la società la MURRAY inizia l’attività di fornitura di case automobilistiche. Alla fine del gli anni ’90 viene acquistata dal gruppo Manuli che la scorpora qualche anno dopo: il ramo d’azienda si chiama ora MAFLOW S.p.A. Riceve commesse dalla BMW e nel 2009 dà lavoro a 320 persone solo a Trezzano sul Naviglio (MI). Nonostante questo il tribunale di Milano nello stesso anno dichiara MAFLOW in stato di insolvenza e l’azienda viene venduta all’imprenditore Boryszew. Sono solo 80 gli operai ripresi dal polacco a lavorare e nonostante le promesse di reinserire pian piano tutti e 320, Boryszew lascia passare i due anni previsti dalla Prodi Bis senza veramente occuparsi della fabbrica. Siamo alla fine del 2012: viene chiuso anche quello che dello stabilimento rimaneva. Chi prima chi poi, finiscono tutti in Cassa Integrazione. Ma non smettono di lottare. Anzi. Nasce l’idea di formare una Cooperativa che operi nel settore del riciclo e del riuso, in grado di reinserire nel mercato soprattutto rifiuti tecnologici. Con l’aiuto del centro per l’impiego AFOL Sud Milano di Corsico, il progetto va avanti e l’idea diviene sempre più concreta[1].

Nasce la Cooperativa e il luogo che la ospiterà è proprio la fabbrica dove queste persone hanno lavorato per anni in cambio di uno stipendio ed una prospettiva. Adesso che hanno tolto loro tutto, quel luogo è diventato un enorme spazio deserto che nessuno ha voluto comprare dall’Unicredit (attuale proprietaria). L’ennesima fabbrica che sarebbe stata abbandonata, preda del degrado come accade in tante altre, troppe, periferie industriali italiane. Un luogo che invece è rinato dando lavoro non solo agli operai della ex Mafow ma anche a tante altre persone attraverso attività artigianali, un mercatino dell’usato e gruppi di acquisto solidale. Se gli operai non avessero lottato, come fanno tutt’ora, per riprendersi questo posto, non avremmo assistito solo ad un problema di degrado ambientale: Davide Sallustio di Libera Milano racconta che Trezzano sul Naviglio è un territorio ad alta infiltrazione e concentrazione di criminalità organizzata, mafie, ndrangheta; Libera è entrata e porta avanti dei progetti all’interno di una fabbrica occupata perché “abbiamo una certezza. Qui c’è gente coraggiosa”.

Anche Don Ciotti è andato alla RiMaflow: di fronte agli operai cita Papa Francesco che ha fatto in più occasioni riferimento al lavoro come forma per eccellenza di libertà e dignità. Cita il Vangelo di Luca per sostenere questi lavoratori che pur non volendo sono in uno stato di semi illegalità: “anche Gesù può essere considerato un sovversivo, un eretico perché va contro corrente, rompe tutte gli schemi, sceglie e ci chiede di scegliere di essere persone vere, autentiche, libere[2]“. Vere come Marisa, che ha una bimba che ama da morire e per la quale sta facendo tantissimi sacrifici. Come Massimo, che due anni fa invece di chiudersi in se stesso ha chiamato uno per uno i suoi attuali colleghi per dire loro di non mollare, che l’alternativa c’era ed era ricominciare tutti insieme. Come Donatella, che prima di questa esperienza aveva paura di dire la sua perché ha la terza media ma che adesso ha trovato più coraggio nel rivendicare i suoi diritti. Come Gigi, che riesce a spiegarsi con saggezza e chiarezza perché comunicare con gli altri per lui è una cosa seria. Persone vere e solidali, come tutti gli altri lavoratori che fanno parte di questa esperienza.

Come dice Angela Argenzi del Centro per l’impiego “avviare un progetto del genere è stato possibile perché il gruppo di lavoratori era estremamente coeso” e lo è tuttora. Si avvicina il momento in cui verrà sancito un accordo tra il Comune di Trezzano, la proprietà e la Cooperativa: la speranza è che si dia il valore che merita un’iniziativa del genere che ha permesso alle persone di andare avanti oltre la crisi ed un mercato che troppo spesso ti abbandona. Tutto questo, come dimostra RiMaflow, è possibile se si resiste, se si lotta insieme per il lavoro, la dignità e la libertà.

[1] http://www.rimaflow.it/index.php/la-nostra-storia/

[2] http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-ea0dc942-83fb-48ea-a121-9bdfa604edd8.html

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