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“Schiavi digitali, la dipendenza da internet” nel nuovo numero di Asud’Europa

 

Sempre connessi, sempre in relazione con il mondo ma in realtà soli. Il mondo reale e quello virtuale viaggiano su due pianeti opposti nella galassia sociale. È dedicato ai social network e alle dipendenze da internet il nuovo numero di ASud’Europa, rivista del Centro Pio La Torre.

Se navigare tra i meandri della rete può aiutare a trovare informazioni che servono nello studio, facilitare la comunicazione con gli amici e consentire anche di stabilire e mantenere nuove conoscenze e amicizie nonché facilitare l’esplorazione in generale o la ricerca di opportunità di svago e di ritrovo, i rischi per un minore sono molteplici.

I giovanissimi di oggi sono quasi sempre online, grazie anche al boom degli smartphone, usano WhatsApp (59%) e Instagram (36%). Vivono relazioni “virtuali” grazie alle chat che gli permettono di entrare in contatto con sconosciuti (41%). Ciò che più preoccupa è che il 24% invia messaggi, video o foto con riferimenti sessuali a gruppi dove non conosce tutti i partecipanti e uno su tre (33%) si dà appuntamento con qualcuno conosciuto solo attraverso questi gruppi.

Internet abitua ad accedere a moltissime informazioni, ma non fornisce strumenti per operare una selezione critica e mettere ordine nelle informazioni. Gli psicologi ci insegnano che distrae dallo studio e può rendere i ragazzi preda di interessi commerciali o metterli a rischio di scambi e incontri pericolosi. Può altresì favorire comportamenti violenti quali il bullismo, la circolazione di immagini compromettenti o false e può trasformare gli scambi a fondo sessuale in forme di dipendenza del sesso virtuale. Spesso può isolare dal mondo reale, costruire mondi immaginari (soprattutto quando l’uso è prolungato o eccessivo) e favorire la produzione di notizie e immagini di sé irreali e falsificate. Il rischio più temuto è che possa portare a una vera e propria dipendenza analoga a quella derivata dall’uso di sostanze psicoattive o dal gioco d’azzardo.

Ma lo sviluppo dei social network, oltre 127 miliardi di fatturato per Facebook, e delle altre piattaforme comunicative che sfruttano il web non riguarda solo i ragazzi, l’individuo si trova al centro di intensi flussi di informazioni di cui egli stesso è, in parte, fonte e comunque moltiplicatore. Gli utenti, infatti, non sono più soltanto consumer, ma anche prosumer (producer–consumer). Consumatori e produttori di contenuto in un processo in cui ciascuno, consumando informazione, ne produce per gli altri che, a loro volta, saranno attori attivi nel mercato informativo.

Che le tecnologie abbiano cambiato il modo di essere dell’uomo del duemila è riscontrabile dai dati concernenti gli acquisti dei mezzi tecnologici ed è anche aumentato sempre più il tempo passato usando le nuove tecnologie a discapito delle relazioni sociali face to face. Ma è altrettanto comprovato che l’uso nefasto e inconsapevole dei sistemi digitali abbia prodotto delle storture che riguardano anche i più piccoli.

Tutti i servizi e gli approfondimenti su ASud’Europa, scaricabile sul sito www.piolatorre.it

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