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Il dramma della Grecia

 

La Grecia è, per molti aspetti, con l’acqua alla gola. La Germania, guidata da Angela Merkel, o entro giovedì risponde (così ha detto il presidente olandese  Dijselbloem) e accetta gli aiuti dell’UE (poiché l’attuale programma scade e il Paese andrà in crisi di liquidità) o ci saranno tempi molti duri per quel Paese che è stato nell’ antichità, la culla della civiltà moderna.  E al leader di Syriza, Alexis Sipras, si chiede con insistenza di rivedere tutte le promesse elettorali e di proseguire una politica basata sull’austerità. Ma quest’ultimo ha soltanto un paio di giorni di tempo per chiedere un’estensione del programma di aiuti e poi potremo chiedere la flessibilità.”

Il portavoce della Com missione di Bruxelles, Margaritis Schinas, ha dichiarato che “la decisione dovrà essere concordata da tutti i 19 membri dell’eurozona e questo ieri lo ha detto con la massima chiarezza l’Eurogruppo. “Ma proprio ieri NIkos Chountis, vice ministro degli Esteri greco, ha dichiarato:” Non accettiamo proposte ricattatorie, ultimatum sull’estensione del piano-il governo è determinato a onorare il mandato popolare del quale è investito…il governo è concentrato nella ricerca di una soluzione positiva con i partners europei attraverso il dialogo.” Lunedì scorso,durante i colloqui, gli altri ministri hanno proposto al titolare delle Finanze di Atene Yanis Varou fakis di firmare un accordo in base al quale “le autorità greche hanno espresso la loro intenzione di richiedere un’estensione tecnica di sei mesi dell’attuale programma come passo intermedio.

Ma il ministro ha subito respinto la formulazione che imputava ad Atene la responsabilità del nuovo piano di aiuti con i relativi gravosi impegni. “Le autorità greche-diceva la bozza di comunicato- hanno indicato che intendono chiudere il programma con successo tenendo conto dei piani del nuovo governo. In questo contesto intendiamo fare il miglior uso della flessibilità esistente nell’attuale programma.” Non abbastanza per un esecutivo che ha promesso di aumentare il salario minimo, di garantire la sanità pubblica a chi è sotto la soglia di povertà ,abolire l’attuale tassa sulla proprietà immobiliare e riassumere i dipendenti pubblici “licenziati illegalmente” dal governo del predecessore di Tsipras, Antonis Samaras. “Il problema della UE-dice Varoufakis-è che ora c’è un programma fatto dall’Europa e la nostra difficoltà è convincere l’Europa a sostituire un programma che non ha funzionato.  In realtà, al di là del pessimismo esterno, si intravvedono significativi passi avanti.

L’Eurogruppo ha detto di essere pronto ad usare flessibilità, a garantire tempo e soldi al Partenone, a rivedere gli obbiettivi di bilancio e a discutere un nuovo programma con la Grecia sostituendo alcune misure chieste dalla Troika con parte dei provvedimenti promessi da Syriza in campagna elettorale. In cambio chiede impegni precisi: mantenere in ordine il bilancio e non fare atti unilaterali senza consultarsi con i creditori. Certo, ci sono temi-specialmente- le riforme del lavoro e le privatizzazioni-le posizioni  sono distanti anni luce. Ma Bruxelles non chiede la luna. Anzi i segnali di fumo inviati dal presidente olandese hanno ricordato ai più smaliziati osservatori del negoziato tra l’Unione Europea ed Atene l’apertura a nove colonne della scorsa settimana di Avgi,il quotidiano di partito della sinistra di Tsipras che diceva: “Moratoria”.
“Salveremo la Grecia, anche se lo faremo in zona Cesarini” ha detto il ministro delle Finanze Varoufakis. E anche a noi non resta che nutrire una  speranza simile.

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