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Camera esautorata. Seduta fiume. Manca anche il numero legale. La Costituzione viene stracciata

 

Alessandro Cardulli

Siamo  alla farsa. Se non si trattasse di modificare una quarantina di articoli della Costituzione ci sarebbe da fare una grande risata. Quanto sta avvenendo alla Camera non è degno di un paese democratico. La responsabilità è tutta del Pd che ha imposto la seduta fiume in modo da eliminare automaticamente la presentazione di subemendamenti da parte delle opposizioni.
La presidenza  della Camera, in primo luogo, Laura Boldrini ha assecondato la richiesta formale avanzata dal capogruppo del Pd, Roberto Speranza, ritenuto in quota bersaniana. La motivazione: malgrado l’aumento del tempo consentito agli interventi (era previsto un minuto), diceva l’esponente del Pd, da parte delle opposizioni non era stato corrisposto il ritiro degli emendamenti. Non era così, ma Speranza, come se niente fosse, affermava che non c’erano le condizioni per evitare la seduta fiume.

Civati , D’Attorre, Fassina: non si può andare avanti a tappe forzate

Da parte delle minoranze, Civati, D’Attorre,  Fassina si dichiaravano contrari alla seduta fiume. Fassina affermava “Andare avanti a tappe forzate è un problema. Bisogna prendere atto che il patto del Nazareno non c’è più e ci si rifiuta di affrontare le conseguenze politiche. Logica vorrebbe – aggiunge – che si affrontassero le conseguenze politiche della fine dell’accordo. E questo dal nostro punto di vista significa che bisogna prendere in considerazione le richieste che arrivano almeno da una parte delle opposizioni”.

Renzi esige l’approvazione  della legge entro sabato

Ma Renzi Matteo in  contatto telefonico non sentiva ragioni. La ministra Boschi assumeva il ruolo di vigilante. Sabato si doveva chiudere con la approvazione della legge che riforma, si fa per dire, il Senato, elimina alcuni enti fra cui il Cnel. Non c’era verso. Cinque stelle annunciava  la disponibilità a ritirare gli emendamenti, invitando il Pd a ritirare la proposta di seduta fiume, stabilendo il calendario dei lavori. La tensione in aula saliva. Veniva posto il problema alla Presidente della legittimità di una votazione sulla seduta fiume dovendosi discutere di problemi inerenti la Costituzione. Tutto legittimo per la presidente anche se non ci sono, perlomeno lei non è stata in grado di elencarli, precedenti. Sedute fiume se ne svolte molte, ma mai per quanto riguarda la Costituzione. In particolare, si ricorre a questo strumento quando c’è urgenza. In questo caso, urgenza non c’è davvero. Veniva richiesta una sospensione per far esprimere la Giunta del regolamento. Niente. L’atmosfera si riscaldava. Grida di “serva, serva” si levavano all’indirizzo  di una imbarazzata presidente, Boldrini. La discussione andava avanti fin verso le due della notte. A verbale veniva messo che la seduta sarebbe ripresa  “domani mattina”.

Alla ripresa dei lavori manca il numero legale. L’ira della Boldrini

Alla ripresa, ore 9, mancava il numero legale. Si racconta che Laura Boldrini non  abbia preso bene l’assenza in particolare dei deputati del Pd. Non solo, un deputato di M5S faceva notare una irregolarità della riunione. Chiusa alle due del mattino, il “domani mattina” era venerdì. Forse i deputati Pd assenti hanno pensato di venire domani. Un momento diciamo di “distensione” in un’aula arroventata. Sospesa la seduta come aveva annunciato Giachetti che teneva la presidenza, prendono corpo gli incontri che si sono svolti per tutta la mattinata.

Forse si apre uno spiraglio su come proseguire i lavori

Forse si apre uno spiraglio, forse nel Pd si capisce che continuare in questo clima è praticamente impossibile. O meglio, si può, ma i deputati presenti non superano i 380-390 su un totale di 630, i Cinque stelle sono ai loro posti ma non votano, le minoranze del Pd si sono dissociate e qualche riflessione l’hanno provocata. Il relatore del ddl riforme, Emanuele Fiano (Pd), annuncia durante una sospensione della seduta: “Accoglieremo alcune richieste di M5S e Lega”.  Si riunisce il ‘comitato dei nove’ della commissione Affari costituzionali per mettere a punto le intese raggiunte, che riguardano in particolare le macroregioni. Poi la capogruppo potrebbe riunirsi per decidere come proseguiranno i lavori. Se la seduta fiume verrà mantenuta oppure no. I deputati di M5S si riuniscono, deciderà l’assemblea  sull’atteggiamento da prendere. “La maggioranza – spiega il deputato M5S Toninelli – ha aperto ad alcune modifiche da noi proposte, noi potremmo ritirare i subemendamenti e avere un atteggiamento più pacato in aula pur restando fermamente contrari alla riforma. Ma sulla linea decide l’assemblea”.

Ma dal Pd lo spiraglio viene chiuso : “Andiamo avanti a oltranza”. Immediata la risposta di M5S: “Alziamo le mani, non garantiamo l’andamento istituzionale dei lavori, ve ne accorgerete”.

Da jobsnews.it

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