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L’Islam e la sua diffusione in occidente. Roberto Tottoli, docente di islamistica

 

Possiamo parlare di integrazione dei musulmani in Occidente? Dopo gli ultimi eventi di terrorismo l’allerta nel nostro paese è cresciuta di pari passo con la paura e sembra non volersi fermare. Sono stati intensificati i controlli, c’è un maggiore lavoro di cooperazione tra intelligence dei vari paesi europei ma anche tanto allarmismo. Ho cercato di porre qualche domanda al Professor Roberto Tottoli (nella foto), docente di islamistica all’università di Napoli “L’Orientale”, per comprendere le dinamiche che ruotano intorno alle ultime vicende che hanno scosso l’opinione pubblica.

Come nasce l’islam e cosa rappresenta il Corano per i musulmani?                    E’ con la missione profetica di Maometto (che nasce nel 570 a Mecca e muore nel 632 d.C.), periodo che gli storici chiamano tarda antichità che viene alla luce l’Islam. Solo dopo la morte del profeta inizieranno le grandi conquiste che nel giro di due o tre generazioni porteranno l’impero islamico a diffondersi. Il Corano, che raccoglie secondo la tradizione islamica le rivelazioni che Maometto avrebbe ricevuto dal 610 in poi, ha la particolarità di essere considerata “Parola in creata di Dio”, vincolante e  docente nella sua singola espressione. Laddove il vangelo e la Bibbia sono libri ispirati, il corano per la concezione musulmana ha una valenza molto più significativa, intoccabile, piegata dall’interpretazione sì, ma più vincolante. Il ruolo del Corano per l’Islam è come quello di Gesù Cristo per i cristiani.

È passato un po’ di tempo dagli ultimi attacchi terroristi a Parigi nella redazione di Charlie Ebdo. Secondo lei ha senso parlare di un nuovo undici settembre?                                               Con il passare dei giorni, dopo l’emotività iniziale, parlare di undici settembre mi sembra riduttivo e frettoloso. Questo è stato un attentato molto diverso rispetto a quelli del 2004-2005 tra la Spagna e Londra perché sono state scelte persone specifiche, anche con il richiamo della possibile affiliazione ad Al Qaeda e Isis e quindi la possibilità di saldare queste due elementi con la presenza fisica in questo luogo d’irradiazione che è il califfato, che lascia intuire una situazione rischiosa a livello europeo. Se pensiamo all’attacco a Parigi, possiamo comprendere che c’è un problema europeo e del rapporto con i migranti di seconda e terza generazione. Non dimentichiamo che gli attentatori hanno vissuto in Francia e di arabo non sapevano nulla, delinquenti di periferia che si sono islamizzati nelle prigioni abbracciando queste cause, fino alle estreme conseguenze. È un problema sociale-generale e d’inserimento.

Cosa spinge i giovani occidentali a partire per la Siria e combattere?     Per quanto riguarda la capacità attrattiva della guerra santa e del califfato ci sono più fattori, bisogna vedere nel caso concreto le persone coinvolte e quali corde si vanno a toccare . Una analisi interessante riguarda  i convertiti reislamizzati, tipici della concezione occidentale, che  partono per questa Jihad convinti di trovare chissà che cosa e di solito tornano abbastanza delusi dal califfato. Le notizie che ci arrivano e la capacità di queste persone di insediarsi, rappresenta quello che nei loro paesi è la normalità: rapimenti, sgozzamenti, esecuzioni. Bisogna vedere quanto durerà e gli interventi che ci saranno per bloccare questi movimenti.

Il terrorismo è davvero un pericolo per l’Italia?                                                  In Europa e in particolare in Italia ne abbiamo viste tante nel ventesimo secolo: paesi devastati, morti per guerre e terrorismo di ogni tipo. L’ illusione di una sicurezza assoluta è utopia perché non è mai stato così e  mai, lo sarà. Con la presenza del Califfato e  di questi gruppi piccoli di miliziani è certo che siamo davanti a una minaccia, c’è da dire però che in Europa l’allerta è stata sempre alta e un minimo di sorveglianza c’è. L’unica cosa da evitare è polarizzare tutto l’islam e i musulmani, cercando di separare chi segue il Corano e vive tutti i giorni senza far male a nessuno e i radicali jihadisti. In mezzo ci sono un bel po’ di persone ben integrate nella vita di tutti i giorni.

I rapporti tra Mediterraneo e Islam? Napoli come ha accolto i musulmani?Personalmente vivo a Napoli da quindici anni, ma posso dire che, rispetto ad altre città del nord come Torino o Milano, dove c’è una massiccia presenza di magrebini e musulmani, qui sono ben inseriti. Da quello che ho potuto vedere, la presenza musulmana è stata meno l’occasione di frizione politica e sociale per storia della città, l’insediamento delle comunità musulmane e delle moschee a Napoli infatti, ha avuto meno problemi.

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