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L’insostenibile leggerezza della minoranza Pd. Caffè del 23

 

Non so se Vittorio Feltri abbia visto, ieri, la foto che stamani fa bella mostra in prima pagina del Pais. Mostra Tsipras che abbraccia Iglesias (Podemos) e arringa la folla di Atene con il pugno alzato. Fatto sta che il fondo di Feltri recita: “L’alternativa al Nazareno è solo un patto Stalin”. Il fantasma del “baffone” è lontanissimo dal cuore e dalla mente dei due giovani leader della sinistra europea, semmai qualche stalinista imbolsinito si ripara all’ombra del Nazareno. Però il Re è nudo: tutti capiscono che non ci sarà crescita, futuro, né democrazia se l’uno per cento dei ricchissimi pesa più del 99% e umilia ceto medio ed elettori. La destra ha paura.

I giornali economici – Financial Times, Sole24Ore – dicono  che i “mercati” non si aspettavano così tanto della BCE. 1.140 miliardi in due anni, 60 al mese, da investire in titoli di stato. L’euro già costa meno ed è una buona notizia per gli esportatori. Gira più denaro e questo potrebbe sciogliere i geli della deflazione. Draghi ha fatto ciò che aveva promesso e tutto quel che poteva fare, ma i rischi (connessi all’acquisto dei titoli di debito) saranno assunti solo per il  20% dalla BCE, l’80% peserà sulle  banche nazionali.

Tocca dunque ai governi. I quali dovranno spendere bene il denaro che gli piove addosso, dunque riforme. A casa nostra rendere efficiente la Pubblica Amministrazione, ridurre la corruzione, darsi una vera politica industriale. E non basta, perché se Bankitalia si mette in pancia troppi titoli a rischio, prima o poi sarà necessario rinegoziare gli accordi tra creditori e debitori. Cioè di “ristrutturare” il debito, questione posta da Tsipras.  Di queste cose hanno discusso a Firenze Merkel e Renzi? Le veline date ai retroscenisti non illuminano “Angela stai tranquilla, mi devi sopportare”, “Matteo, non scordare le riforme”. Fuffa!

Repubblica: “Pd, rissa su Italicum e 101”. Corriere: “Scontro nei Dem, la sinistra alza il tiro: il segretario guidò i 101 di Prodi”. Cominciamo dall’Italicum. Il governo ha bocciato un emendamento Ricchiuti, Mineo, Tocci che sfidava la maggioranza a prevedere  “primarie” per legge e per tutti, poi ha fatto suo un ordine del giorno con cose simili. Commento della Ricchiuti in aula: “il mio partito è alla frutta”. Mucchetti aveva presentato un emendamento su “ineleggibilità e incompatibilità dei parlamentari” e la senatrice Fedeli lo aveva sottoscritto. Ma la Fedeli presidente del Senato in sostituzione di Grasso, ieri ha dichiarato il suo proprio emendamento “inammissibile”. Misteri nazareni. Terzo atto: Tocci, ieri pomeriggio ha avvertito l’aula che i 29 “dissidenti” non avrebbero partecipato al voto dell’emendamento Finicchiaro, necessario per riordinare l’Italicum dopo il blitz ad altissima velocità  Boschi-Esposito. Risultato? Tutti a nanna presto, nonostante fosse prevista una seduta a oltranza. Di notte, infatti, sarebbero potuti mancare i Verdini, Ghedini, Rossi, gran signori del Cavaliere, senza i cui voti la maggioranza non sarebbe più tale. Chiaro,no?

101 e Renzi. Quello che consta l’ho scritto ieri. Matteo ha organizzato la sua frazione contro Marini e Bersani ed è stato lesto a incassare il dividendo dei 101, annunciando per primo che Prodi era ormai bruciato. Ha dunque “capeggiato i 101”? Certo li ha usati per eliminare Bersani. Mentre Fassina ha votato, ligio, sia Marini che Prodi. Il punto però è un altro: i 101 tradirono in nome delle larghe intese e del governo con Berlusconi. Oggi – lo dice Cuperlo a Repubblica – è forte il rischio che “il partito della Nazione debba risolversi in una balena centrista relegando ai margini chi non si omologa”. Tutto qui. E alla luce di quanto detto emerge, nonostante le novità interessnti delle ultime ore, l’insostenibile leggerezza delle sinistre Pd. Altan: “Basta, al 3 facciamo saltare tutto. Uno, due.. Due e mezzo, due e tre quarti..” Basta penultimatum, la minoranza deve sfidare Renzi sui fondamenti della sua politica: Europa, sinistra, lavoro. Non per cattiveria o spirito di frazione, ma perché tutto sta cambiando intorno a noi: il quadro politico, economico e sociale, l’Europa, i rapporti internazionali.

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