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Liberi cittadini in Libera Terra

 

La solidarietà delle associazioni alla cooperativa Beppe Montana

Di Daniela Calcaterra. Foto di F. Nicosia, A. Romeo, D. Calcaterra

La cooperativa di Libera Terra intitolata al commissario Beppe Montana (ucciso dalla mafia a Palermo nel 1985), da anni svolge un lavoro importante nel territorio siciliano, una testimonianza preziosa perché portatrice di un messaggio di legalità e di lotta contro la mafia.

La cooperativa nasce dopo la pubblicazione di un bando pubblico, così come ci spiegano Diego Daquino e Alfio Curcio, il percorso non è facile ed è piuttosto lungo a causa della burocrazia che spesso limita.

Siamo stati formati dall’Associazione Libera Terra e dopo siamo stati selezionati ed abbiamo fondato la cooperativa che nasce il 23 giugno del 2010. Attualmente abbiamo circa 90 ettari di terreni confiscati alla mafia, coltivati ad uliveti, agrumeti e seminativi tutti biologici, sparsi tra le provincie di Catania e Siracusa. I comuni interessati sono Ramacca e Belpasso nel catanese, con i terreni confiscati alla famiglia Riela Group o Riela Trasporti che controllava le entrate e le uscite dei prodotti siciliani e di tutta Italia. I terreni confiscati a Lentini nel territorio di Siracusa, appartenevano alla famiglia Nardo, i fucilieri, cioè coloro che avevano il compito di uccidere. Ambedue le famiglie erano collegate al clan Santapaola. La nostra cooperativa oltre a coltivare terreni svolge un’attività di tipo sociale invitando scuole, gruppi scout e volontari che arrivano da tutte le parti d’Italia. Varie associazioni partecipano ai nostri campi estivi dandoci una mano. Tutte queste attività servono a far conoscere il nostro lavoro, chi siamo, come siamo nati e far conoscere che tutti i terreni di nostra gestione sono stati confiscati alla mafia, innestando i valori della legalità. In questo momento i soci sono sei e con noi collaborano undici persone. I guadagni vengono investiti nell’acquisto di materiali e attrezzature che servono alla coltivazione, coprire le spese e dare una giusta retribuzione ai nostri collaboratori.

Fin dal principio abbiamo subìto diverse minacce e numerose ritorsioni, con furti e danni alle recinzioni. Due anni fa hanno dato fuoco ad uno dei nostri terreni. (La mafia fa terra bruciata, luglio 2012, di Giovanni Caruso)

Ed è per questo che oggi siamo qui, in una contrada nei pressi di Ramacca, per testimoniare con la nostra presenza, quelle delle istituzioni e le associazioni che le intimidazioni e le minacce non ci faranno tornare indietro. Abbiamo subìto minacce di morte, appena finita la prima aratura ci hanno detto: – Questa è stata la prima volta e l’ultima, non venite più perché sennò vi uccideremo –”.

 

All’incontro erano presenti le associazioni: Manitese, GAPA (Giovani Assolutamente Per Agire), ASAAE (Associazione Antiracket, Antiusura Etnea), Libera delegazione di Siracusa, Libera delegazione di Catania.

Non sentirsi soli in questi momenti è importante, la solidarietà dimostrata dalle associazioni presenti, fa capire che nella lotta contro la mafia e l’illegalità se uniti si può ottenere un cambiamento.

Da isiciliani.it

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