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Il ricatto allo Stato

 

Tutto parte dalla sentenza della suprema Corte della Cassazione del gennaio 1992 in cui viene emessa la decisione definiva del maxiprocesso a Cosa Nostra. Nonostante tutti i tentativi di aggiustamento il verdetto conferma la fine dell’impunità di Cosa Nostra. A  quel punto il capo dei capi, Salvatore Riina, passa al contrattacco e stila un elenco di politici e di magistrati da colpire perché colpevoli di non aver bloccato l’azione di Falcone e Borsellino del pool antimafia di Palermo. Il primo è l’eurodeputato Salvo Lima che è il referente principale delle cosche ma poi passa ai magistrati anche se i deputati e i senatori saranno risparmiati. Quello che succede,secondo i giudici di Palermo, è la conseguenza dell’intervento di Calogero Mannino, che spinge i carabinieri a darsi da fare per aprire il dialogo con gli assassini di Lima.

I militari(Mori e De Donno) intavolano un dialogo con l’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino e con il figlio Massimo. I primi contatti hanno luogo tra la strage di Capaci del 23 maggio 1992 e di via d’Amelio del 19 luglio successivo che diventa così uno dei punti della trattativa, tanto più che Borsellino resta all’oscuro di quello che sta accadendo. E come contropartita per la cessazione-provvisoria, si intende  dei grandi attentati, Cosa Nostra chiede con forza la cancellazione del carcere duro per l’applicazione dell’articolo 41 bis nelle carcere. Il ministro Conso, per decisione-a quanto pare- del Consiglio dei ministri guidato da Andreotti cancella l’articolo 41 bis per 140 boss mafiosi e in questo modo dimezza il numero di detenuti sottoposti al 41 bis. Nel gennaio 1994, con il fallito attentato allo stadio olimpico,Cosa Nostra accantona la strategia del terrore e con Riina in carcere(gennaio 1993) e Provenzano al comando, intraprende la strada di un’intesa permanente  sostituendo la mediazione di Ciancimino con quella di Marcello Dell’Utri, braccio destro di Berlusconi e nuovo ufficiale di collegamento tra le cosche mafiose e una parte dello Stato. Due ministri, con il primo governo Amato,  se ne vanno due ministri dagli Interni agli Esteri, il democristiano  Vincenzo Scotti sostituito da Nicola Mancino e Claudio Martelli-coinvolto nelle indagini sul conto Protezione,la cassaforte delle tangenti manovrate dal capo della P2 Licio Gelli-è sostituito dal Professore di Diritto Processuale Giovanni Conso che firmerà i decreti di revoca dell’articolo 41 bis. Cosa Nostra avrebbe minacciato il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro per ottenere la sostituzione del capo del Dipartimento delle carceri Niccolò Amato con Adalberto Capriotti.  Nell’aprile 19913 Giuliano Amato si dimette e viene sostituito dal governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi.

Tra maggio e luglio di quell’anno ,Cosa Nostra fa scoppiare bombe a Roma, Firenze e Milano  e lo stesso capo del governo Ciampi raccoglierà in seguito di aver temuto che fosse in atto un colpo di Stato. Per tutti i personaggi indagati ci sono accuse e imputazioni varie che vanno dalla falsa testimonianza di Mancino a quella molto più grave di violenza e minaccia aggravata al governo per i militari e i politici. Scalfaro, prima di morire, ha reso la sua testimonianza ma non se  ne cono sce il contenuto.  Emerge il fatto che Mancino ha avuto colloqui telefonici prolungati con Loris D’Ambrosio, il magistrato che la vora con il Capo dello Stato al Quirinale e poi quattro telefonate dirette al presidente Napolitano che nel settembre 2012 solleva il conflitto di attribuzione con il procuratore di Palermo  e sostiene che quei file andavano distrutti immediatamente perché il capo dello Stato non può esser intercettato neppure in via indiretta. La Corte  dà ragione al Presidente e i file andavano subito distrutti e il 22 aprile 2013 saranno distrutti. Nel luglio 2012 e in una lettera amareggiata al Presidente aveva scritto che si era dimesso dall’incarico per il timore di essere stato tra l’89 e il 93 “un ingenuo e utile scriba per indicibili accordi”.

Il 27 maggio ha inizio a Palermo il processo per la trattativa tra mafia e Stato e il Presidente accetta di deporre dopo aver dichiarato che non avesse molto da raccontare e risponde per tre ore alle domande dei magistrati e,a quanto sappiamo, comunica particolari anche sul golpe temuto da Ciampi, utili per l’indagine. Dai servizi segreti si è appreso poco dopo che anche Napolitano e Spadolini, cioè i presidenti di Camera e Senato, erano stati minacciati di morte.

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