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Il populismo di Renzi non incanta la sinistra

 

Di Matteo Giuli

ROMA – Orma i richiami sono noti e non sono certo quelli indirizzati alla minoranza, anzi. Il premier Matteo Renzi, infatti, all’assemblea del Partito Democratico sfida la “sua” sinistra e chiunque sia contrario alle scelte del suo governo.

Ed è così sicuro del suo operato che avverte:  “Chi vuol cambiare il segretario si può mettere il cuore in pace, ha tempo da qui al 2017, chi vuole cambiare il capo del governo, si metta cuore in pace, ha tempo da qui fino al 2018. Ma chi vuole cambiare l’Italia non perda un secondo”. Insomma, il solito populismo farcito di buone intenzioni e di cambiamenti che lasciano l’amaro in bocca, come quello sul Jobs Act: “La riforma del lavoro ce la chiede l’Europa – incalza Renzi. In tutti i Paesi è stato chiesto di intervenire. Solo che c’è chi l’ha fatto, come la Spagna, riducendo il salario dei lavoratori, e chi come noi con una riforma del lavoro che porta più flessibilità ma consente al lavoratore di avere qualche soldo in più, non in meno. Questo passaggio è decisivo per segnalare la diversità culturale tra la nostra riforma e quella di altri Paesi”.

E poi Renzi tira in ballo le prossime elezioni del Capo dello Stato tanto da far scattare una standing ovation. “Abbiamo da eleggere un presidente della Repubblica, ma ancora non si sa cosa accadrà ma intanto il presidente della Repubblica c”è e gli mandiamo un saluto, gli siamo grati”.

“Può darsi – aggiunge –  che questa sia l”ultima Assemblea del Pd con Napolitano, non lo so. So che in queste ore il presidente della Repubblica sta   facendo il presidente della Repubblica” e “fino all”ultimo giorno avrà il sostegno dei democratici”. All’assemblea democratico assenti sia Massimo D’Alema che Pierluigi Bersani. “Noto un certo richiamo all’Ulivo – afferma amcora Renzi –  molto suggestivo e nostalgico, ricordo cosa diceva l’Ulivo sul bicameralismo, quello che non ricordo è come si possa aver perso 20 anni di tempo senza aver realizzato le promesse delle campagne elettorali», esordisce il premier all’assemblea. «Il cantiere è il luogo che attrae di più i cittadini, specie quelli che non hanno molto da fare e stanno lì a mugugnare. Il Pd non si metta a osservare i cantieri: li faccia. Noi siamo quelli che cambiano l’Italia, non quelli che stanno a mugugnare su quelli che cambiano l’Italia”. Tempestiva la replica di Gianni Cuperlo: “Nessuno cerca il fallimento delle riforme, nessuno vuole la palude. Il punto e’ aiutare il Paese con le riforme giuste”.  “Non si tratta di mugugnare, ma di migliorare”, ha aggiunto.

E infine Cuperlo ricorda ancora una volta a Renzi il malcontento del Paese: “Alcuni milioni di lavoratori in sciopero il 12 dicembre sono stati mossi da pregiudizi nei confronti del governo? Non credo. Tenere vivo il richiamo con quelle piazze e’ il solo modo per evitare che quel popolo non ripieghi nell’anti politica”.  “Fai bene, Matteo, a richiamare il valore della politica, ma in quei giorni sarebbe stato un bene spendere una parola per quelle piazze, anche solo epr criticare, ma non ignorarle perche’ non sono il nostro avversario, in quelle piazze c’e’ la ragione della nostra esistenza”, ha aggiunto Cuperlo.

Anche al presidente dalla Commissione Bilancio, Francesco Boccia non piacciono molto gli ultimatum di Renzi:  “I diktat non hanno senso né per la maggioranza né per la minoranza. Renzi deve avere rispetto per tutti, insieme dobbiamo cambiare il paese”.  “Noi – continua – non siamo come il Movimento 5 Stelle, non abbiamo padroni, qui non c’è  Siamo gente con idee diverse, non è mai stata prevista una resa dei conti, semmai un confronto franco e duro”. “Quando si cambiano le regole della democrazia e le regole economiche – dice Boccia a Renzi – si deve essere meno spavaldi”.

E infine ancora Renzi: “Siamo qui oggi per testimoniare una volta di più che il Pd è il partito che crede nei propri ideali e nella necessità che trovino casa, luogo di discussione fisso, in assemblea nazionale. Il segretario dovrebbe presentarsi a fine anno con un bilancio, se fossimo Cda dovremmo farlo. E sarebbero risultati positivi perché abbiamo vinto 5 regioni su 5”. Peccato Renzi si dimentichi di dire che alle recenti regionali l’unica vittoria è stata quella degli astensionisti, delusi dalle tante promesse mancate.

Come ha detto Pippo Civati, “si è rovesciata la speranza che Renzi aveva dato un anno fa, ora le politiche del governo così aggressive, e me lo dicono i lavoratori, fanno paura. Io lo segnalo. Il Pd può tornare ad essere una forza di centrosinistra”. E poi: “C’è un problema nel Pd, c’è una deriva”, aggiunge Civati. “L’anno scorso quando abbiamo eletto Renzi qui a questa assemblea non parlava di abolire l’articolo 18, non diceva che i sindacati erano una cosa terribile e non si parlare di sblocca Italia ma anzi che le grandi opere non funzionano. Io segnalo questi problemi, tra un po’ mi do anche fuoco così pure Marcucci è contento”.

Da dazebao.it

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