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Tu vali, egli vale, noi Invalsi?!

 

Pur psicologi, storici e filologhi storcono il naso a fronte del criterio Invalsi ( Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema dell’Istruzione)  volto a stabilire come sono “sistemati” (soprattutto) gli studenti licenziandi nella terza media inferiore. Partendo dal (sano) principio che prima di tutto sono i docenti che conoscono a fondo i loro ragazzi, compresi l’ambiente da cui provengono, i loro interessi, i sogni e gli incubi, l’approccio ai rapporti interpersonali e via così andare, ebbene che potranno d’innovativo tirar fuori  le paginette con le crocette?    Forse qualcosa che ispira  più  “lettura di tarocchi”che lettura per l’interpretazione di sogni e ispirazioni. A maggior ragione (osiamo opinare) quando trattasi di fanciulli che  vogliono imparare un mestiere e che perciò si rivolgono alla formazione professionale. Il 19 scorso si è chiuso a Roma il 26° seminario di formazione europea organizzato dal Ciofs-Fp dal titolo  “La valutazione degli apprendimenti nel sistema educativo”. Stiamo parlando di realtà importante specie  per il nostro Paese perché la domanda è in crescita esponenziale. Nel 2002 gli iscritti erano poco più di 23mila, quest’anno s’è passati a oltre 300mila.  I dati quanto all’impiego: il 50% trova lavoro appena uscito dalla scuola e il restante entro 3 anni. Ma, finita la terza media, solo circa il 45% sceglie direttamente il percorso IeFP. Il resto proviene da negative esperienze da superiori (che valgono dunque gli Invalsi?).Gli allievi stranieri sono il 16%. Un dato estremamente interessante: i ragazzi con disabilità occupano  7% degli iscritti (quasi il doppio rispetto alle scuole secondarie di secondo grado!) Dunque ci pare ovvio che L.Valente, presidente del Ciosf, a fronte del verdetto Invalsi, sostenga che:«Occorre ragionare su un tipo di valutazione che, tra le conoscenze, comprenda anche il sapere pratico appreso in contesti di produttività, sia laboratorio sia in azienda. Una valutazione basata semplicemente su concetti astratti non rileva le competenze apprese all’interno del sistema dell’Istruzione e della Formazione Professionale. Qui si impara partendo dall’esercizio concreto, sul campo e solo in un secondo momento s’arriva all’acquisizione delle nozioni teoriche».

Visto che quello è stato seminario europeo, tagliare corto e metterla  come la mette il dirigente del finlandese ministero cultura e istruzione: “…i nostri studenti devono imparare a studiare, non superare un test… (!! NdR)”, a noi pare un’idea geniale, ma soprattutto costruttiva!

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