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Una secchiata di moralismo

 

A proposito della sfida più cooldel momento anche io voglio dire la mia. Premetto che il gioco inventato per la raccolta fondi in favore della ricerca per la Sclerosi Laterale Amiotrofica (ASL)  mi sembra un’enorme cazzata che però funziona alla grande: solo quest’anno sono stati raccolti, con questo giochetto, circa 71milioni di dollari contro i 2 dell’anno scorso. Su questo non c’è altro da aggiungere.

Invece sui commenti che si sono scatenati ah lì sì che ne ho da dire: il web sta sempre più diventando il luogo dove suocere di tutti i tipi, di tutte le età e di tutti i formati si sperticano a criticare qualunque cosa succeda. E sia chiaro che con questo intendo anche chi critica quelli che criticano perché il suocerismo non fa differenze e l’idea che soltanto perché una cosa funzioni allora per questo sia “intoccabile” è un’altra enorme cazzata sdoganata dal marketing sfrenato e da dementi: se una cosa è deboluccia creativamente, è deboluccia creativamente. Poi il fatto che funzioni è un altro discorso. Comunque si parlava di suocere. In realtà c’è una categoria ben peggiore: i moralisti. Oddio se a questi non infilerei la secchiata d’acqua gelata su per il deretano! Pronti lì col ditino a insegnare al mondo intero cosa è giusto e cosa è sbagliato. No loro sono davvero la spina nel culo di tutti i socialnetwork e della società in carne e ossa.

Se questo è il lato peggiore, l’aspetto più divertente della questione IceBucketChallenge sono i commenti delle persone comuni ai video dei VIP che si lasciano rovesciare addosso la secchiata e poi invitano alla donazione. C’è quello che si lamenta del fatto che il tenore ha accettato la nomination dal presidente della repubblica e non da lui, quell’altro che si scatena perché l’attrice ha donato troppo poco e quell’altro ancora che indossato un alone fluorescente sulla testa invita a evitare docce pubbliche peferendo benefiche azioni private. Sarebbe più facile non cavalcare l’onda del momento e tacere se quell’aureola fluorescente fosse reale e non posticcia e bisognosa di applausi per ricaricarsi. Che poi le regole del gioco sono semplici e chiare: una donazione di 10dollari per chi accetta la nomination e sta al gioco, e un’altra di 100 per chi invece si rifiuta di farsi congelare le ossa.
E poi ci sono i commenti amari, quelli che nascondono vero e proprio rancore come fosse una cosa personale col diretto interessato. E secondo me il motivo vero non sta in quello che realmente dicono alla star-mondiale contro cui si scagliano, né nelle offese che gli lanciano e che spesso sono legate a una scarsa generosità. Il motivo vero di tanto livore è perché fondamentalmente i nostri idoli noi li odiamo profondamente: e li vediamo là in quella piccola cornice di youtube che inquadra un piccolissimo orizzonte del loro mondo privato e che a noi pare così perfetto, calmo, lussuoso e irraggiungibile. E noi li odiamo per questo, per quello che vediamo alle loro spalle e non per quello che ci cade sopra.
Poi, finita la doccia, la nomination: e giù con altri nomi di altri VIP che ci mostrano palese il fatto che si conoscono fra loro, che quello è tutto un mondo parallelo e lontano. Noi non conosceremo mai nessun attore di Hollywood né tanto meno possiamo giocarci insieme anche quando la causa è umanitaria. Non c’è nulla di umanitario nell’essere coscienti del fatto che anche la solidarietà e la beneficenza ce l’hanno presa loro, i famosi e i ricchi.

E questa sì che è una doccia gelata per gli anonimi cittadini della società virtuale che ci fa credere di essere tutti amici e tutti vicini.

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