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Con pochi soldi non si riforma la scuola

 

Nel gioco delle carte ci sono proverbi come “il tressette con il morto” e simili, che fanno capire quando un gioco funziona male o c’è qualcosa che non va bene. Ed è così che sta succedendo a proposito della riforma della scuola, rispetto al piano esaltante che il presidente del Consiglio, Matteo Renzi insieme con la nuova ministra dell’Università, Ricerca e Università, Stefania Giannini ha presentato ai giornalisti riuniti per l’annuncio esaltante ieri. Le novità sulla carta sono interessanti e notevoli visto che il piano è stato disegnato per i prossimi trent’anni e non soltanto per questa legislatura che potrà durare al massimo per altri quattro anni (è quello che pensa, come è noto,l’attuale segretario del maggior partito della coalizione e centrale per gli incarichi assegnati dal punto di vista dei ministri).

La Giannini lo ha annunciato al Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini aprendo una porta a tutto tondo agli aiuti dei privati (finora assegnati soltanto alle tante scuole private che percorrono la penisola) ai dieci milioni di studenti che frequentano scuole e istituti di ogni ordine e grado. I nomi citati dalla ministra sono significativi e propri di una persona che rappresenta il nuovo Centro-destra: Don Milani, il sacerdote che piaceva tanto a chi scrive,don Giussani,l’uomo dei ciellini e l’architetto Renzo Piano. La Giannini ha detto una cosa giusta quando ha ricordato che la legge Berlinguer del 2000 non è mai stata applicata .Il finanziamento alle paritarie è sempre stato preteso, concesso, negato, negoziato. La ministra è stufa di aver a che fare con “precari che sono venuti fuori per decenni di scelte miopi fatte dai governi precedenti. Quello delle supplenze è l’agente patogeno del sistema scolastico, un batterio che dobbiamo eliminare.”

Anche le scelte proposte dalla ministra sono, a mio avviso, accettabili e di per sé l’abolizione delle graduatorie dei supplenti e – di fronte al fatto che quattro milioni di ragazzi in Italia non lavorano né studiano –  vale la pena attuare in Italia il sistema tedesco di alternanza scuola-lavoro che in Germania funziona da oltre un trentennio. L’attenzione di cui parla la Giannini al potenziamento della storia dell’arte, alle scuole di specializzazione che ci sono in Francia che immettono nelle reti culturali giovani che si dimostrano preparati per entrare nelle scuole di specializzazione. “Lo fa il Louvre – ricorda la Giannini- perché non possiamo farlo noi con Pompei e con gli Uffizi”.  E ricorda un accordo già concluso con il ministro Franceschini che sovrintende al ministero dei Beni Culturali.

Naturalmente tutto dipende dai tempi in cui la riforma si potrà attuare perché in cassa per il piano Giannini c’è soltanto un miliardo e gli insegnanti che sono pagati meno di tutti i loro colleghi europei attendono con ansia l’aumento del loro stipendio (ci sono,dopo sei anni di tagli,750mila insegnanti, 8mila presidi, 250mila tra amministrativi e ausiliari) ed è da escludere – ha dichiarato a ragione il presidente dell’Associazione nazionale dei presidi professor Giorgio Rembado – che è d’accordo peraltro, come chi scrive, con le priorità didattiche individuate: Informatica e Inglese nelle elementari, storia dell’Arte nei licei e negli Istituti artistici e il ritorno di Storia e Geografia negli Istituti Tecnici” che siano i privati a finanziare gli studi giacché questo non è mai avvenuto nella nostra storia postunitaria.” Il problema, lo dicevo, all’inizio è, nello stesso tempo, nei soldi e nei tempi. Se uno dei due manca, è difficile che il piano possa incominciare a realizzarsi adeguatamente in questa legislatura e questo fatto rischia di comprometterlo in maniera  più o meno grave. E’ con questi problemi che governo e ministro avranno a che fare nei prossimi mesi.

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