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Povero piccolo Messi. Caffè del 15 luglio

 

“Questo bisogno disperato di uomini soli al comando su cui scaricare aspettative e responsabilità ricorda il meccanismo di certi innamoramenti, quando l’amante impresta all’amato o all’amata una serie di qualità inesistenti e poi rimane deluso dallo scoprire che in effetti non esistono”. @staiserenolettore del caffè, qui non si parla “del nostro amato premier” e della possibile fine del nostro innamoramento. No la citazione è di Massimo Gramellini e si riferisce a Lionel Messi, “il piccolo grande sconfitto (che) agli albori del nuovo Reich mezzo mondo accusa di essere colui che in fondo non è mai stato”. “Follie moderne – scrive Gramellini – da anime deboli che elemosinano leadership forti”. E ha ragione, lo scenario in cui agiamo somiglia a un gigantesco trasfert (per fortuna ancora tanti e diversi trasfert). Ci sentiamo deboli e indifesi davanti alla complessità del reale, che intuiamo senza riuscire a comprendere, e reagiamo proiettando aspettative miracolose o scottanti delusioni su qualcosa o qualcuno.

Bevuto il sermone, cerchiamo qualche fatto. “I poveri in Italia sono raddoppiati in 4 anni”, scrive il Corriere della Sera. Sono 6 milioni, e Repubblica ce li racconta anche così: “coppia con due figli minori e (capacità di) spesa sotto i 1500 euro”. Non sono “marginali”, donne, vecchi, bambini che vivono ai margini di una struttura sociale ancora oleata. No, sono coppie con figli quando un genitore ha perso l’impiego, famiglie che mantenevano fino a ieri un decoro piccolo borghese ma non possono più pagare il libro o la cartella al bambino e faticano a mettere insieme pranzo e  cena. Succede anche in Spagna, in Grecia, in parte in Francia. Genera ansia ed erge un muro tra nord – la Germania si è data il salario minimo – e sud dell’Europa.

A maggio la produzione industriale è caduta in Europa. Dove del 5%, in Norvegia, del 3, Svezia e Portogallo, e dove comunque più dell’1%, in Francia, Italia e Germania. “Allarme Europa, l’industria è ferma”, scrive il Sole24Ore. E Mario Draghi propone di abbassare le tasse sul lavoro, il famoso cuneo fiscale.

In verità in Italia fa più colpo un altro monito del Presidente della BCE: “Non annacquate le regole”. E che doveva dire super Mario? Ha immesso liquidità e continuerà a farlo, ma se i governi usassero le sue scelte solo per prendere una boccata d’aria e galleggiare, allora sarebbero guai. “Le riforme contano più della flessibilità”. Ha ragione: ci vorrebbe un grande welfare europeo, rigoroso e solidale. Per dar fiato alla domanda interna. E servirebbe una politica industriale innovativa, per conquistare e mantenere, per l’Europa, una fetta del mercato mondiale. Ma Berlino non risponde, il debito italiano continua a crescere, il dollaro gode di una permanente svalutazione competitiva. Non si risolve nulla solo agitando la parola “flessibilità”.

Non credo che Draghi parli del Senato italiano, quando chiede riforme. E comunque è vero che se otterrà il voto, che lo trasformi in un bivacco di consiglieri regionali e sindaci rigorosamente nominati dai partiti, Matteo Renzi potrà dire in Europa che l’Italia “eppur si muove”. Titolo ieri abusato per la Concordia, che ha galleggiato per 30 metri. La Stampa “Riforme, Renzi detta i tempi”. I tempi prevederebbero l’approvazione dell’Italicum nel 2014, Senato e Referendum nel 2015. Repubblica: “Renzi ai 5 Stelle, sull’immunità pronti a cambiare”.

Ieri è finalmente arrivato in aula la proposta di Eutanasia del Senato, con una Finocchiaro sotto tono che ha sostenuto di aver molto cambiato e migliorato il testo Boschi.  L’altro relatore di “maggioranza”, un sulfureo Calderoli, contro la Boschi, contro governo e Pd che hanno cacciato, in spregio delle regole, Mauro e Mineo, contro Forza Italia che cerca l’inciucio in nome del Nazareno. Meno male ch c’è un serial killer – ha detto – di nome Calderoli.  “È la sua solita verve eccentrica”, dice Sergio Zavoli al Fatto Quotidiano. Poi concede ad Antonello Caporale: “Hai ragione a dire che stiamo approvando una riforma spaventosa Siamo sotto ricatto. Se casca questo governo è la barbarie, il disordine politico”.

Intanto fuori dall’aula crescono i dubbi dei costituzionalisti. Sulla Stampa Ugo De Siervo lamenta che sul rapporto stato regioni non si sia fatta chiarezza. Si è puntato sulla netta separazione delle competenze esclusive dello Stato e delle Regione, ma questo rischia di accrescere il contenzioso costituzionale e di rafforzare il peso delle burocrazie ministeriali e regionali. Peggio di così? Sul Corriere, Michele Ainis accusa la Commissione Affari Costituzionali di aver punito due istituti di democrazia diretta: le leggi d’iniziativa popolare e i referendum. Per le prime ha quintuplicato le firme necessarie. “e il referendum abrogativo? In pratica, abrogato. Scende di qualche gradino il quorum, però anche in questo caso salgono le sottoscrizioni: da 500 mila a 800 mila. Mica poco, se esercitiamo per esempio la memoria sull’insuccesso dei 12 referendum radicali, depositati l’anno scorso in Cassazione; il migliore (quello sulla responsabilità civile dei giudici) si è arrestato a 421 mila firme, eppure li aveva sottoscritti tutti e 12 pure Berlusconi”.

Da corradinomineo.it

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