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Il misterioso Protocollo Fantasma

 

Il protocollo Farfalla esiste, come di recente ha anche confermato l’onorevole Claudio Fava, vicepresidente della Commissione parlamentare di inchiesta  per la lotta contro le mafie, e l’ha definita semplicemente come un accordo segreto tra il Dipartimento penitenziario e i servizi segreti per l’In terno per la gestione dei principali detenuti in regime di massima sicurezza, senza che rimanesse alcuna traccia nei registri carcerari.  Quel protocollo dimostra ,ancora coperto come è, dal segreto di Stato,L’quali e in qual modo si sono dispiegati gli interventi dei servizi segreti contro le indagini della magistratura e i due autori del libro come, attraverso intercettazioni telefoniche, indagini insabbiate, morti dimenticate ( come quelle di  magistrati come Scopelliti e Chelazzi) o di funzionari dello Stato che si sono avvicinati troppo alla verità, ricostruiscono la lunga storia della trattativa tra mafia e Stato e sui crimini successivi, compiuti per continuare a non far circolare le informazioni.

Il protocollo Farfalla continua a vivere anche nelle carceri italiane e consente di ricostruire documenti inediti e nuove testimonianze inedite ed essenziali per comprendere le cause delle stragi del 92-93 e della trattativa che in relazione ad esse si è sviluppata in tutti i suoi aspetti.  L’onorevole Fava ha dichiarato che “un uso non attento di quel che prevede la convenzione”  ammessa peraltro davanti ai commissari dell’antimafia,  dall’attuale direttore dell’AISI, cioè dei Servizi segreti interni,” rischia di aprire delle falle preoccupanti  nel sistema di gestione e di impermeabilità che si è costruito in questi anni ai detenuti dell’articolo 41 bis. “La preoccupazione che dentro le carceri italiane-ha concluso Fava nella sua intervista- qualcuno dei Servizi possa essere mandato non per prevenire gli attentati ma per avere notizie nelle carceri e sapere che cosa stava per accadere, è davvero allarmante.  Preoccupazione che certi soggetti potessero, in qualche modo, intervenire se qualche detenuto avesse avuto qualcosa da raccontare, avviando magari una collaborazione con la giustizia.

La preoccupazione di quel che si potrebbe conoscere attraverso le carte legate al protocollo è dunque sempre maggiore, anche se le vacanze parlamentari sono ormai vicine. Si tratterebbe, infatti, di una delle poche grandi  zone d’ombra, che ancora resistono incontaminate, se si esclude naturalmente  l’inchiesta sull’affare Moro, intorno alla quale sarebbe forse utile la formazione di una nuova commissione parlamentare. Ma l’attuale governo ha la forza e la volontà per affrontare questo nuovo-vecchio problema? C’è da sperare che lo faccia e al più presto prima di nuovi accordi segreti con opposizioni poco qualificate ad affrontare segreti come quelli immaginabili intorno al protocollo Farfalla.

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