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Amref: teatro di strada a Nairobi per promuovere un’idea forte di infanzia

 

Ex-giovani a rischio keniani, artisti italiani e Amref insieme per promuovere l’arte del teatro e tenere lontani dalla strada i bambini di Nairobi. Parole d’ordine: capacità e non più bisogni; autonomia e non più dipendenza.

Il teatro per la riabilitazione e il cambiamento di chi lo fa e di chi lo riceve. È questa l’idea della Scuola di Teatro di Strada di Amref realizzata da e con i ragazzi di Nairobi, in Kenya. Il 20 giugno si terrà una parata con maschere, blitz teatrali e cartelli, per le vie della capitale keniana, nel sobborgo di Dagoretti, come atto conclusivo di dieci laboratori di formazione teatrale. Sul palcoscenico della strada i protagonisti saranno ex ragazzi a rischio, che dopo il 20 giugno, grazie al progetto, cercheranno di “strappare dalla strada” altri bambini. Lo faranno attraverso l’arte. Importante in questo progetto la collaborazione con alcuni artisti italiani che hanno dato avvio alla Scuola e seguito i laboratori. Il teatro è solo uno dei tanti strumenti di un progetto di protezione e cura comunitaria dei bambini e ragazzi di strada – Children in Need – che dal 2000 ha come obiettivo il ricongiungimento dei minori al loro nucleo familiare, al mondo della scuola o lavorativo. L’organizzazione della parata di strada arriva nei giorni in cui si celebra la Giornata Mondiale del Bambino Africano (16 giugno).

A Nairobi, la più grande città dell’Africa Orientale, si stima ci siano 125mila bambini di strada. Ragazzi abbandonati o con problemi di alcolismo, altri vittime di abusi o con problemi di giustizia. La sfida di Amref è puntare al loro recupero e reinserimento nella società lavorando non solo sulla soddisfazione dei bisogni ma soprattutto sulla valorizzazione delle competenze e potenzialità. Ecco che in modo integrato alle altre attività del Children Village, per diffondere un’idea forte dell’infanzia e dei suoi diritti, dal 2012 è nata la Scuola di Teatro di Strada.

Ogni anno gli operatori Amref entrano in contatto con circa 400 minori, di essi 150 iniziano uno dei percorsi proposti: scuola, famiglia, lavoro. Dal 2000 il programma ha accolto 2200 bambini di età compresa tra i 7 e i 18 anni. Oltre al recupero l’obiettivo di Amref è l’autonomia degli stessi ragazzi. Da qui nasce l’idea dei dieci laboratori di formazione dei formatori attraverso la Scuola di Teatro di Strada. L’attività dei laboratori si è concentrata sulla preparazione dello staff e nove ex-beneficiari del progetto. Saranno loro, una volta salutati gli artisti italiani, ad attrarre altri ragazzi dalla strada per offrire loro una possibilità e dare forza e visibilità ad un’altra idea di bambino.

“Il teatro mi ha tolto dalla strada” racconta Kevin, uno dei beneficiari che oggi fa il formatore. Prima dell’incontro con Amref nel 2002, Kevin Chege vagabondava nel distretto di Dragoretti. Strappargli di dosso il “bisogno di strada” – fatto di necessità di cibo e di un lavoro – era l’obiettivo. AMREF, a questo ragazzo che oggi ha 26 anni, non ha dato solo una risposta ai suoi bisogni materiali, ha rilanciato, ha puntato più in alto. Ha posto la sua attenzione sulle sue capacità: il teatro è stata la via. Continua Kevin “Il teatro mi ha fatto ritrovare fiducia”, quella che la strada ti fa perdere dietro ad alcool, droga, sfruttamento.

Il 20 giugno il percorso della Scuola di Teatro di Strada si conclude con una parata ed un’azione di strada, cui prenderanno parte una trentina tra bambini e ragazzi. Il tema scelto dai bambini è “Il diritto alla protezione e alla cura”. A simboleggiare questo tema un gigantesco Mtoto (bambino in swahili): la figura costruita insieme ai bambini e “ingigantita” è la portavoce del piccolo, di chi non ha voce o fa fatica a farsi ascoltare, per dare eco alle opinioni che anche il più piccolo di tutti ha il diritto di esprimere. I bimbi lo hanno preparato osservando prima la realtà che li circonda, per questo gli hanno messo un grosso paio di occhiali neri perché, come dicono loro “si vede di più” e “possiamo proteggerci”. La supervisione artistica di quest’ultimo saggio finale è di: Marco Baliani, Maria Maglietta, Letizia Quintavalla, Antonella Talamonti, Alberto Grilli e Morello Rinaldi.

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