Giornalismo sotto attacco in Italia

“Padre Paolo Dall’oglio ucciso”. Voci choc che speriamo non siano confermate

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Padre Paolo Dall’Oglio sarebbe morto. La notizia, ancora tutta da confermare, proviene da un sito arabo normalmente ben informato sulle questioni siriane, Tahrirsouri.com, che l’avrebbe rilanciata anche su Twitter. Secondo queste informazioni, il gesuita italiano sarebbe stato ucciso il 29 luglio dell’anno scorso a Raqqa soltanto due ore dopo il suo sequestro da un membro dell’ISIS, il gruppo fondamentalista musulmano che si definisce lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante. Circola anche il nome della persona che lo avrebbe ucciso: sarebbe Kassab Jazrawi, un leader fondamentalista di nazionalità saudita che operava con il supporto di un altro fondamentalista Khaled AlDzroa. Dall’Oglio sarebbe stato impiccato e il corpo nascosto in una buca. La fonte di questo tragico aggiornamento sarebbe un cittadino siriano che avrebbe assistito all’esecuzione e che finora non avrebbe  parlato per paura di essere ucciso.

All’interno di questa tragica vicenda, che ripetiamo non ha ricevuto conferme né dalla Farnesina né dalla famiglia, ci sarebbe un altro mistero che accrescerebbe la confusione. Sul profilo Facebook di padre Dall’Oglio durante la notte scorsa sarebbe comparso un annuncio in inglese, poi ripetuto in arabo, così tradotto letteralmente in italiano: “Alcuni rapporti recenti confermano la morte di Paolo Dall’Oglio [avvenuta per mano] della ISIS, che è una milizia radicale estrema che ha già arrestato e ucciso altre centinaia di attivisti rivoluzionari siriani. Che tu possa riposare in pace e che l’anima rimanga con noi, ci sarà sempre e per sempre rimarrà nei nostri cuori come simbolo di perdono e di libertà. Misericordia per l’anima pura”. C’è da capire chi conosce la chiave di accesso all’account del gesuita. Il post è stato realizzato intorno alla mezzanotte e chi l’ha visto garantisce che era accompagnato da un video “sconvolgente” poi subito tolto. Lo riferisce il sito italiano www.ladigetto.it. Naturalmente tutto da verificare. La speranza è che tutto rientri nella guerra mediatica in corso nell’inferno della Siria.   E che strumentalizzi anche il tragico destino di un autentico uomo di pace.


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