Morto Roberto Mancini. Scoprì la Terra dei fuochi. Intervista alla moglie Monika Dobrowolska

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Roberto Mancini, l’investigatore della Polizia di Stato che per primo denunciò quanto stava accadendo nella Terra dei Fuochi, non c’è più. È morto a 53 anni dopo una lunga battaglia contro un linfoma non-Hodgkin, un cancro al sangue, conseguenza dei veleni respirati durante anni di lavoro tra rifiuti tossici e radioattivi. Lascia una moglie e una figlia. Aveva anticipato di 15 anni il giro milionario del rifiuti tossici gestito dalla criminalità organizzata. Se qualcuno avesse preso in seria considerazione la mia indagine – raccontava agli amici e a chi lo chiamava per avere dettaglia sulla sua inchiesta – forse non ci sarebbe stata Gomorra. La moglie Monika Dobrowolska risponde alla nostra telefonata con la determinazione di chi sa che la battaglia di Roberto non è ancora finita..

Roberto Mancini è stato l’investigatore che per primo indago sui veleni della terra dei fuochi. Un’inchiesta durata anni che porto, già nel 1997, all’elaborazione di un dossier di 250 pagine rimasto per 10 anni in archivio.
Proprio così. Roberto aveva iniziato a  lavorare al caso nel 1994, partendo da un’indagine sulla costituzione di una banca a Cassino sulla quale dovevano confluire i capitali dei clan. Lavorava con l’entusiasmo di un bambino su centinaia di intercettazioni costruendo la mappa di una organizzazione con i nomi di chi gestiva i traffici  e dei clienti, gruppi imprenditoriali ancora oggi attivi comprendendo la portata di un business senza precedenti nel nostro Paese.

Signora Dobrowolska, suo marito non si è mai arreso all’indifferenza delle autorità.
Roberto non si fermava davanti a nulla. Ha aiutato la gente del posto a capire cosa stava succedendo intorno alle loro case. Se quell’inchiesta non fosse stata sottovalutata probabilmente questo disastro ambientale, sul quale non ci sono ancora dati certi, poteva essere arginato. Roberto lo diceva sempre. Si dice che solo il 3% della cosiddetta “terra dei fuochi” sia fortemente inquinata. Probabilmente è il contrario. I rifiuti sono sotterrati in Campania, nel Lazio e anche in Lombardia. Se andiamo avanti così tutta l’Italia è a rischio.

Alla fine degli anni ’90 e 2000 Roberto Mancini lascia gli uffici investigativi della Questura di Roma per mettere la sua esperienza al servizio della commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti tossici: un’indagine capillare diretta da Massimo Scalia, il presidente della commissione. In questo ruolo Roberto Mancini ispeziona centinaia di siti tossici e proprio durante la sua indagine contrae il tumore del sangue.
Durante l’inchiesta Roberto è sceso nel ventre delle miniere di sale in Germania, ha percorso metro per metro i luoghi dell’orrore in provincia di Caserta, ha seguito i percorsi dei camion carichi di veleni del nord Italia spediti verso la terra dei fuochi senza nessuna protezione. Aveva sul volto una mascherina come quelle usate in ospedale. E’ così che si è ammalato. C’era anche un’altra persona che accompagnava mio marito sempre nelle missioni anche lui morto di tumore.

Roberto aveva ottenuto un risarcimento di 5mila euro…
Si.. 5mila euro che abbiamo trovato un giorno sul conto corrente senza una riga di spiegazione. Proprio quando si era rotta la nostra macchina e avevamo bisogno di soldi per fare avanti e indietro da Roma a Perugia.. Per lo Stato Roberto valeva 5000 euro.

Roberto Mancini aveva deciso di chiedere un risarcimento alla Camera dei deputati, per se e per la sua famiglia. L’avvocatura aveva respinto la richiesta. Su Change.org sono state raccolte più di 50.000 firme .
Si.. So che tanta gente ha scritto alla Presidente Boldrini. Mi aspettavo una risposta più veloce .. ufficialmente non si è fatto vivo nessuno

Lei nelle ultime ore ha ricevuto tantissimi attestati che sottolineano l’impegno di suo marito. Se li aspettava?
Sinceramente no. Avrei voluto chiamarlo ieri sera per dirglielo. Come facevo ogni giorno. Gli leggevo gli articoli sui giornali, su internet e lui era orgoglioso di se stesso. Purtroppo molte di questi attestati arrivano ora che lui non c’è più

Cosa vorrebbe che si ricordasse di Roberto Mancini.
.. la sua forza di volontà di tenere alta l’attenzione sulla Terra dei Fuochi. Lui ci teneva a quelle persone che stanno morendo. Insieme a lui a Perugia dove era ricoverato sono morte moltissime  persone che arrivavano dalla “Terra dei fuochi”. Una settimana fa una ragazza colpita dalla sua stessa malattia. Ci sono tanti bambini a rischio. Centinaia di persone che rischiano di morire perché non si è voluto vedere cosa stava accadendo. Roberto è l’esempio di quanto la criminalità organizzata ha causato sotterrando rifiuti tossici. Uno tra migliaia purtroppo. Lui voleva che tutto ciò finisse e vorrei che in molti si impegnassero per raggiungere questo risultato.


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