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Bombe al Parlamento somalo. Ministro Guled si dimette

 

Questa mattina alle 11,30 un’autobomba è stata fatta esplodere all’ingresso del Parlamento somalo a Mogadiscio mentre era in corso una seduta dei deputati sotto la presidenza di Jowari, rimasto illeso. Subito dopo un gruppo di attentatori ha dato l’assalto al Parlamento approfittando della confusione accresciuta da un kamikaze che, dopo l’autobomba, si è fatto esplodere davanti al checkpoint dell’edificio. All’interno del fabbricato si sono sentite due o tre esplosioni. E’ seguita una fitta sparatoria con le forze di sicurezza impegnate a sventare l’assalto dei guerriglieri. Il bilancio delle vittime è di una decina di morti tra civili e militari, tra cui due di AMISOM a guardia dell’ingresso dell’edificio, e altri sette morti tra gli attentatori. Tre parlamentari sono rimasti feriti.

Al Shabab ha rivendicato l’attentato che rientra nella campagna terroristica intrapresa dopo che i suoi militanti sono stati costretti circa due anni fa dalle truppe regolari e da quelle di AMISOM a lasciare la capitale. Questa sera il discusso Ministro della sicurezza Guled si è dimesso.

Abbiamo raggiunto al telefono l’On.le Abdulladif Muse Nur Sanyare il quale ci ha narrato che i parlamentari erano riuniti in seduta quando hanno udito un boato e sono stati subito evacuati dalle uscite di sicurezza grazie alla prontezza dell’esercito somalo. Un commando dei terroristi è entrato nell’edificio ma non riuscendo ad entrare nell’aula parlamentare, è salito ai piani superiori non ancora ristrutturati dove gli uomini della polizia somala e dell’intelligence lo ha inseguito. La tecnica dei fondamentalisti era la stessa del Mall di Nairobi dello scorso settembre, ma grazie al coraggio dei militari somali – ha proseguito Abdulladif Muse Nur – è stato evitato il peggio. Abdulladif Muse Nur ci ha ancora riferito che a monte della sicurezza a Mogadiscio c’è un problema politico che fa capo allo stesso Presidente Mohamud il quale non sostituisce i vertici incapaci di affrontare seriamente il problema. Proprio per questo i parlamentari intendono discutere a breve la mozione di sfiducia nei suoi confronti. Abdulladif Muse Nur ha concluso che per recuperare la sicurezza è necessario ricostruire le forze armate somale. Mentre eravamo ancora al telefono in questi minuti, è giunta la notizia delle dimissioni di Guled e l’On.le Muse Nur ha detto che altre teste devono cadere.

In questi giorni ci si interroga sui fiancheggiatori insospettabili di Al Shabab a Mogadiscio. In particolare tornano a circolare le voci, mai sopite, secondo cui l’Uganda sarebbe impegnata nella formazione dei combattenti di Al Shabab sotto l’apparenza di partecipare alla missione AMISOM assieme ad altri Stati africani per potenziare l’esercito somalo. Altre voci dicono che nella stessa Caserma Halane di Mogadiscio, utilizzata dalle truppe di AMISOM, verrebbero addestrati i combattenti di Al Shabab. Ma Kampala ha sempre negato queste voci. Sta di fatto che l’UNSOM, l’ufficio dell’ONU per la Somalia, per tutelare il proprio personale, ha sostituito i militari di AMISOM con oltre 400 caschi blu. Il prestigio e l’affidabilità di AMISOM ne escono fortemente indeboliti. Intanto a Kampala sono in corso processi ad alti ufficiali dell’esercito ugandese per reati che vanno dalla cessione al mercato nero di beni e armi destinati ai militari in Somalia, alla connivenza con Al Shabab, alla violenza sessuale sulle donne.

D’altra parte neppure i vertici delle istituzioni somale danno il buon esempio nella lotta ad Al Shabab. Lo stesso Presidente Mohamud ha appena graziato l’ex comandante delle carceri Gen. Abdi Mohamed Ismail dalla condanna a vita. Il Generale era accusato di far liberare terroristi di Al Shabab in cambio di denaro falsificando documenti di grazia con l’aiuto di funzionari compiacenti del Ministero della giustizia, arrestati anche loro. Tra i beneficiari dell’organizzazione c’è stato anche l’autista del capo supremo fondamentalista Godene. Subito dopo la scarcerazione, il Gen. Ismail ha tenuto una conferenza stampa con la divisa da generale affermando di essere pronto a servire la sua Patria come se la condanna non avesse scalfito la sua credibilità. La liberazione del Gen. Ismail ha scatenato un acceso dibattito tra i somali al quale ha partecipato, dai suoi dorati arresti domiciliari di Mogadiscio, perfino Hassan Dahir Aweys, ex leader militante di Al Shabab arrestato pochi mesi fa. Per niente pentito, ha reclamato anche per sé la grazia presidenziale ed ha invocato la jihad contro i troppi stranieri che occupano il suolo somalo, da AMISOM all’Etiopia.

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