Guerra fredda e piccoli padri. Caffè dell’8 aprile

0 0

Si sono parlati al telefono, si incontreranno. Alla vigilia dell’assegnazione di Berlusconi ai servizi di rieducazione, si vedranno a quattr’occhi e libereranno gli Italiani dall’incubo terribile che li attanaglia. E cioè che quei parrucconi, ruba soldi, inconcludenti dei senatori, provino a metter bocca sulla riforma delle istituzioni. No, il nuovo sarà deciso altrove, dal Padre della Patria numero 1, Berlusconi, a colloquio con il Padre della Patria numero 2, Renzi. E nell’incontro aleggerà  il disprezzo per la palude delle istituzioni nelle quali l’Italia è imprigionata, dal Padre della Patria numero 3, Grillo. È più o meno questa la rappresentazione che si ricava da una lettura “di pancia” dei giornali. La democrazia rappresentativa ha fallito: i medici sono gli stessi che sopravviveranno – bella forza, si sono costruiti il vestito su misura – al voto con l’Italicum: Renzi, Berlusconi, Grillo. Il bello, il brutto, il cattivo!

La Stampa: “Riforme, Berlusconi chiama Renzi”. Trionfante perché ce l’eravamo vista brutta: “giornata di tensione dopo una frase di Brunetta: accordo entro Pasqua o salta tutto. Poi la telefonata distensiva”. Anche repubblica apre con quella conversazione telefonica: “Berlusconi chiama Renzi: sì alle riforme”. Chiamata tanto più lodevole, sottolinea il Giornale diretto da Ezio Mauro, in quanto rompe “l’attesa di Berlusconi ma per i servizi sociali seguirà una riabilitazione”. Quanto alla nostra, di riabilitazione, ci pensa il Corriere: “Renzi vuole tagli per 6 miliardi”. Berlusconi? Chi era costui? Ci pensano Il Fatto e il Giornale a rievocarlo. Il primo, con Vauro, che lo mostra sorretto da Renzi: “Infiammazione al ginocchio, Silvio con le stampelle”. Il secondo, “Due giorni all’arresto: parte l’operazione bavaglio”.

Che peccato che vada così, che si voglia raccontare l’Italia salvata al telefono dal pregiudicato e minacciata dai “professori” e da qualche irresponsabile dentro il Pd. Su Repubblica scrive Rodotà e apre al disegno di legge Tocci – Chiti (dimezzamento dei parlamentari, fiducia e leggi di bilancio solo alla Camera, Senato di garanzia). Zagrebelsky concede un’intervista alla Stampa  e propone: “dimezzamento dei deputati; due senatori per regione, eletti direttamente tra persone con cursus honorum rispettabile; durata fissa e lunga senza rieleggibilità; poteri rivolti a contrastare la tendenza allo spreco di risorse comuni; controllo sulle nomine pubbliche e d’indagine sui fatti e sulle strutture della corruzione. C’è bisogno d’un organo che abbia lo sguardo lungo e, perciò, non sia sotto la pressione, o il ricatto, delle nuove elezioni”. Onestamente, vi sembrano persone che vogliano sabotare le riforme?

Quanto a me, se prevalesse il conformismo dei capi bastone, al peggio mi ritaglierei un ruolo di testimonianza. 8 giorni fa in Sicilia ho detto che l’accordo che si voleva concluso tra Crocetta e Raciti, tra governo e Pd siciliani, era un imbroglio e che sarebbe continuata la rissa. Così è stato. Solo oggi e, con un intervento della segreteria nazionale per favorire il rimpasto, si varerà il Crocetta 2. La pax renziana non reggerà in Sicilia oltre il 25 maggio. Così come l’accordo tra Matteo e Silvio, a Roma. Per dirla con il nostro segretario, si dovrebbe cambiare verso, passare dagli accordi tra capi bastone al confronto delle idee, in Parlamento e nel Paese. E non è una perdita di tempo.

Per alzare lo sguardo oltre la staccionata che segnale la palude nostrana, vi propongo di leggere Ian Buruma su Repubblica. Racconta i gruppi dirigenti di Mosca e Pechino come  pronti a utilizzare in chiave nazionalista e di stabilizzazione del potere “il risentimento” anti occidentale che cova (e non a torto) nella coscienza storica di quelle società. “Il problema del nazionalismo basato sul risentimento – scrive Buruma – è che rende la diplomazia, fondata sul dare-e-avere e sul compromesso, estremamente difficile”. Dunque “il conflitto – da parte degli Stati Uniti e dell’Europa – deve essere gestito attraverso il riconoscimento della diversità dei loro interessi, la vigilanza costante e il mantenimento della forza delle nostre istituzioni democratiche. Se nuova guerra fredda deve essere che guerra fredda sia. Dopotutto, l’obiettivo della Guerra fredda era di assicurarsi che la situazione non si surriscaldasse”.

Da corradinomineo.it