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RAIvolution

 

Abituati al fatto che le rivoluzioni vengono fatte dai popoli, ci suona stonato apprendere dai quotidiani che in RAI, un manipolo di dirigenti coraggiosi, insieme alla migliore società di consulenza aziendale, stiano conducendo un deciso riassetto e accorpamento alle direzioni RAI. Il piano industriale presentato diversi mesi fa sta prendendo nuove forme e comincia a mostrare quel lato oscuro che solo dei veggenti potevano leggere tra le righe e le slides, figuriamoci se potevano farlo i sindacati, abituati a farsi dettare i compitini dall’azienda.

I giornali, non l’azienda né tantomeno le 6 scimmiette sindacali, parlano di drastica riduzione delle DIREZIONI, da 44 a 29.
A questo punto qualcuno ci dovrebbe dire se i dirigenti in eccesso andranno a finire nel limbo di quelli a stipendio pieno oppure se il DG, mostrando gli attributi di acciaio, lascerà esprimere la loro scienza fuori dall’azienda. Anche perchè il rivoluzionario direttore pare stia assumendo altri dirigenti presi su “piazza”, mostrando una curiosa interpretazione del concetto di SPENDIG REVIEW.

 La RAIVOLUZIONE, dalle prime indiscrezioni, si dovrebbe basare sul forte accentramento di poteri da parte di una grande macroarea, la SUPERCONSOCIATA RAI COMMERCIALE, che comprenderà  8 direzioni “con portafoglio”, in cui tutti dovranno imparare il fiorentino, poichè dovrebbe essere affidata al renziano di ferro LUIGI DE SIERVO, che avrebbe così, sotto il suo imperiale controllo, RAI WAY, RAI CANONE, RAI ERI, 01- cinema, RAI CONVENZIONI, RAI NET.

 Ricapitolando avremo dunque 5 macroaree: EDITORIALE, TECNICA, FINANZIARIA, STAFF E SOCIETA’ SEPARATE. Insomma a vederla dall’alto la RAI, piu’ che servizio pubblico, potrebbe diventare una macchina da guerra per vendere materassi, enciclopedie e pentole. Suggeriamo anche una struttura RAI PRENDI LA CORNETTA con a capo Mastrota e chiudiamo il cerchio.

 Apprezziamo il tentativo di razionalizzazione, sicuramente la RAI ne ha bisogno per funzionare meglio ma non capiamo cosa, di tutto questo cambiamento, possa essere funzionale al concetto di servizio pubblico e rendere appetibile una nuova convenzione STATO-RAI. Qualcuno intende spiegare dove sono i meccanismi di risparmio?
Cosa dobbiamo vendere con una struttura commerciale così imponente? Prodotti RAI o prodotti commerciali imposti da fuori da cui poi saremo ancora piu’ dipendenti?

Un brivido ci percorre la penna quando non vediamo presente tra le macroaree la PRODUZIONE, area che muove tantissimi soldi e che di colpo sembra sparita tra i moti rivoluzionari del CDA e dell’advisor McKinsey, a cui RAI si e’ affidata per produrre quelle che saranno le nuove caratteristiche non piu’ di un’azienda ma di un BRAND.
 Chi ci garantisce che una siffatta organizzazione  non sia un pacchetto con fiocco da consegnare ai famelici pirati della privatizzazione con i soldi pubblici?

Chiediamo immediatamente lumi al Direttore Generale e ai sindacati, non appena si tolgono la mascherina di carnevale e ripongono la lingua di menelik.
Alla Commissione di Vigilanza chiediamo quello che dovrebbe saper esigere al meglio: trasparenza, circa un’operazione che non sarà priva di ripercussioni per dipendenti e utenti del servizio pubblico.

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