Sei qui:  / Opinioni / Mafie e fuga di capitali

Mafie e fuga di capitali

 

Un ministro, Nunzia De Girolamo, ha perso il suo posto per uno scandalo sulla chiamata  prevista 118 per le ambulanze di soccorso. Ceduto dal Ministero della Salute alle regioni italiane, queste ultime lo hanno ceduto immediatamente ai privati preferendo sempre le organizzazioni, a volte spregiudicate piuttosto che a oltre centocinquantamila volontari disponibili a prendere il loro posto. In Puglia, per citare un caso in cui è incorso un’inchiesta della locale Procura, ci sono 114 basi delle ambulanze che costano 68 milioni di euro l’anno. La pioggia di denaro pubblico previsto per l’organizzazione del soccorso ha scatenato la guerra tra decine di onlus che lottano per conquistare la postazione delle ambulanze: averne tre che è il massimo consentito significa ottenere un incasso di 120mila euro al mese.  Ai presidenti delle associazioni rimangono in tasca 6mila euro al mese ha riconosciuto Marco De Gioiosa, responsabile dei 118 dell’Asl di Bari. Ma la procura di Bari appare convinta, e sta indagando al riguardo, che i funzionari arbitri degli appalti per le basi avrebbero partecipato alla spartizioni di corpose tangenti. Ma il grave è che proprio nella zona tra Bari e Modugno si sarebbe infilata nell’affare una cosca ndranghetista che avrebbe compiuto avvertimenti criminali consistiti nel lancio di bombe incendiarie e nell’incendio di un’auto lettiga nuova di zecca. Le indagini stanno proseguendo ma, intorno al soccorso del 118, sta maturando negli inquirenti l’idea che le associazioni mafiose si siano rese conto del business  miliardario cresciuto intorno all’assistenza urgente ai malati.

In questi giorni un fiume di centinaia di milioni di euro depositati sui conti dell’Istituto Opere di Religiose sta uscendo verso paesi esteri, anche a bassa fiscalità e con scarsa trasparenza come la Svizzera senza che il Vaticano, probabilmente all’insaputa di papa Francesco, comunichi all’Italia i nomi dei correntisti (potenziali evasori se non peggio) nè la destinazione. Il Vaticano non ha, a quanto pare, nessuna intenzione di comunicare alle Dogane Italiane i nomi degli ex correntisti che escono da Porta Sant’Anna con una valigia piena di banconote nè hanno intenzione di comunicare dove i bonifici all’estero del saldo. Così i flussi in partenza dal conto IOR alla J.P.Morgan di Francoforte (dove IOR ha trasferito la tesoreria da qualche anno) a un ipotetico paradiso fiscale, restano invisibili ai radar dell’ Ufficio Italiano Fidi di Banca d’Italia come alla Procura di Roma.

Ora proprio la Banca d’Italia e la procura della repubblica romana stanno cercando un sistema per intercettare il denaro che sta uscendo, e in parte è già uscito, dal nostro paese ma non è un obbiettivo facile  da conseguire e non solo perchè i soldi dello IOR non sono fisicamente nelle banche italiane ma presso la filiale di Francoforte della J.P. Morgan ma per il complesso della legislazione vigente attualmente nei rapporti tra l’Italia e la Santa Sede.

Un’ultima notizia esce proprio oggi in questo paese, nel quale a volte le novità si vengono a sapere male e tardi. Riguarda la cosiddetta “trattativa” tra mafia e Stato di cui si parla, con opinioni molto diverse, da vari anni.  Spatuzza, il collaboratore di giustizia che ha rivelato importanti retroscena delle grandi stragi di mafia del ’92-93, ha rivelato che dietro quelle stragi erano d’accordo tutte e tre le associazioni mafiose della penisola: ndrangheta,mafia siciliana e camorra.

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE