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L’usura, i colletti bianchi e l’ombra della Sacra Corona Unita

 

di Antonio Nicola Pezzuto

Ha destato molto scalpore nel Salento l’operazione “Aequanius”, così denominata dall’antico nome di Guagnano, uno dei centri del Nord Salento direttamente interessati da questa indagine. Sette le ordinanze di custodia cautelare, due in carcere e cinque agli arresti domiciliari, firmate dal Gip Simona Panzera su richiesta del Sostituto Procuratore Alessio Coccioli. Gli arrestati sono accusati di usura, estorsione continuata ed esercizio abusivo della professione bancaria. “Ognuno agiva autonomamente pur cercando di fare affari insieme”, come ha affermato il Procuratore Cataldo Motta. Spicca nell’inchiesta il nome del direttore della filiale di Guagnano della Banca Popolare Pugliese, Luigi Albanese. Secondo gli investigatori avrebbe svolto attività usuraria e, sfruttando il suo ruolo, avrebbe agevolato o ritardato operazioni per favorire alcuni imprenditori. In cambio avrebbe anche ricevuto un televisore di 32 pollici e due computer portatili, oggetti che sono stati posti sotto sequestro. Ma anche altri favori come un collaudo alla macchina e delle riparazioni effettuate in seguito ad un incidente senza pagare il dovuto. Albanese è stato sospeso dal servizio e il Presidente dell’istituto di credito, Carmelo Caforio, ha affermato quanto segue in una nota: “Nell’affermare la piena fiducia nell’operato della magistratura e, fatto salvo l’auspicio umano e professionale che il nostro dipendente possa essere in grado di dimostrare rapidamente e pienamente la propria estraneità ai reati contestati, ci preme sottolineare che, da quanto sta finora emergendo, la banca è parte lesa in questa incresciosa vicenda”.

Le indagini prendono il via in seguito a una denuncia di un titolare di una rivendita di automobili a cui, successivamente, se ne è aggiunta un’altra di un proprietario di una sala giochi. Il denaro veniva prestato a un tasso del 10% mensile, equivalente al 120% annuo, per un giro d’affari di mezzo milione di euro. A due degli arrestati, Ciro Iaia e Antonio Fernando Olivieri (quest’ultimo già condannato in via definitiva per 416 bis) viene contestata l’aggravante del metodo mafioso. Olivieri viene ritenuto vicino al clan Tornese della Scu di Monteroni e, durante un incontro con un imprenditore, avrebbe fatto riferimento a questa sua vicinanza per intimorire la vittima: “Gente di Monteroni si è comprato il credito tuo, assegni e cambiali. Paga il tuo debito o pagherai con il sangue”. Nell’inchiesta risultano indagati anche due carabinieri per non aver denunciato episodi di usura e anche per rivelazione del segreto di ufficio (accusa che riguarda solo uno dei due) e due funzionari della Camera di Commercio. Avrebbero ritardato la pubblicazione sull’apposito registro del protesto di una cambiale del commerciante vittima degli usurai in cambio di denaro.  Risultano indagate anche alcune vittime per favoreggiamento, non avrebbero collaborato all’identificazione degli usurai. La tecnica utilizzata dagli strozzini è quella dell’assegno postdatato, generalmente a un mese, emesso dalla vittima in cambio di una somma di denaro inferiore rispetto al valore dell’assegno. Non essendo coperti gli assegni, alla scadenza, gli usurati emettevano nuovi assegni con scadenza a sessanta o novanta giorni. Un vortice senza fine che inghiottiva gli imprenditori.

“Il fenomeno dell’usura è diffusissimo sull’intero territorio provinciale – afferma il Procuratore Motta -. Comprendo le esigenze di chi ha bisogno di denaro. Le banche in questo periodo di crisi non prestano denaro con facilità, gli imprenditori finiscono così nelle mani degli usurai, costretti a vendere la propria attività o a cederla per saldare i debiti. Non sono particolarmente ottimista, ma questo fenomeno va contrastato perché altera l’economia e produce zone di ricchezza non documentate”.

Da liberainformazione.org

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