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Corruzione: ripartire dal falso in bilancio

 

Costanza Firrao

Perché dobbiamo rispettare le regole? Si chiede e lo chiede alla platea del circolo della Stampa, Gherardo Colombo. L’ex magistrato del pool di “Mani pulite” è tra i relatori del seminario organizzato dal circolo di LeG di Milano: “Legalità: un impegno civile, una responsabilità”. Insieme a Colombo, il prof. Alberto Vannuccidell’Università di Pisa, dove dirige il master in prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione e la sindaca del Comune di Corsico, Maria Ferrucci, vicepresidente di “Avviso Pubblico”, Enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie.
La corruzione è stato considerato, nella riunione dei coordinatori a Firenze del 15 febbraio, il tema principe su cui i circoli focalizzeranno il loro impegno. La serata milanese è il primo appuntamento.

Gherardo Colombo, Consigliere RAI e presidente di Garzanti libri, coinvolge direttamente il pubblico in sala. Perché dunque rispettare le regole se alcune regole sono ingiuste e vengono calate dall’alto e imposte da una ristretta cerchia di potenti a una moltitudine di sudditi? Viviamo ancora in una società piramidale e gerarchica in cui – sostiene l’ex giudice – continuano privilegi, abusi e discriminazioni. Basterebbe mettere in pratica i principi costituzionali, riconoscere a ciascuno pari dignità.

Parla della sua materia d’insegnamento Alberto Vannucci, e del ruolo dei cittadini nel combattere la corruzione. La corruzione è il tradimento di un mandato di fiducia, in campo politico e finanziario. Invece di custodire la fiducia riposta, il corrotto tradisce la comunità che lo ha votato, che ha investito i suoi capitali. E’ una sorta di “servitore di due padroni”, ma il padrone cui obbedisce è quello che paga meglio i suoi servigi: il corruttore. Fa l’esempio del caso Scajola e della recente sentenza che ha assolto l’ex ministro nel processo della casa acquistata “a sua insaputa”. I magistrati sono impotenti – dice il docente pisano – mentre ai tempi di “Mani pulite” il sistema corruttivo era sì diffuso ma in mano a pochi partiti, e bastò colpire i partiti perché il sistema si afflosciasse, oggi la corruzione è sistemica e coinvolge ogni aspetto della vita politica, istituzionale, finanziaria e sociale del Paese. Un intero Paese sotto ricatto e sotto osservazione degli organismi internazionali. Il solo fatto che si sia dovuto sancire per legge che un condannato in via definitiva non possa ricoprire cariche pubbliche e sia incandidabile (Legge Severino) dimostra il fallimento di questo Paese e il fatto che non ci sia un controllo politico e sociale sul fenomeno corruzione. Anche l’ A.N.A.C, l’autorità nazionale che dovrebbe vigilare sulla trasparenza delle pubbliche amministrazioni è un carrozzone che produce migliaia di relazioni senza reali strumenti di verifica. Sul fronte della repressione occorrerebbe intanto ripristinare le tante leggi “cancellate”: dal falso in bilancio all’abuso d’ufficio, dall’antiriciclaggio al voto di scambio clientelare o mafioso.

I cittadini hanno prima tutto il dovere di “informarsi” e poi di “partecipare”, non solo attraverso il voto o l’appartenenza ideale a un partito, ma anche denunciando singoli episodi che li toccano da vicino o facendo parte attivamente di associazioni come Libertà e Giustizia o Libera, che hanno un monitoraggio di controllo diffuso sul territorio. Cita un altro storico magistrato di “Mani pulite”, Piercamillo Davigo che quando sente dire “sono tutti ladri”, al suo interlocutore chiede: “scusi, ma lei è un ladro?” E quando quello dice di no, gli risponde:”bene nemmeno io, allora siamo già in due”.

Anche la sindaca di Corsico, Maria Ferrucci, parla di quanto sia necessario per i cittadini saper discriminare. E di quanto sia difficile in epoche di tagli al bilancio e patti di stabilità da osservare far digerire agli abitanti del proprio comune i pesanti sacrifici imposti. Ce l’hanno tutti con la “casta”, pronti a denunciare i privilegi altrui, ma quando si tocca il singolo interesse, interviene la difesa della propria lobby, della propria corporazione. Un mestiere difficile, quello dell’amministratore locale, che occorre affrontare con onestà e competenza.

Chiude la serata l’avvocato Elisabetta Rubini, che citando una battuta del Riccardo III: “Quando il male è veramente grave, i cittadini si girano dall’altra parte”, rivendica la missione di LeG. Con le sue battaglie per la giustizia e la trasparenza, i suoi convegni, manifestazioni, appelli, con le sue scuole di formazione politica e con l’insegnamento della Costituzione nelle scuole, è fatta proprio “perché non ci si giri dall’altra parte”, di fronte alla corruzione e all’illegalità.

Da libertaegiustizia.it

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