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Venti anni di pasticci elettorali. Il caffè del 20

 

Sarà meglio aspettare il pomeriggio, quando Renzi scoprirà le carte in direzione del Pd, prima di sparar sentenze sul merito della legge elettorale che l’incontro con Berlusconi e le frequenti telefonate con Alfano ci stanno preparando. I giornali titolano sugli ultimi metri prima di arrivare all’accordo che sono sempre i più difficili. “Renzi, avvertimento ad Alfano”, dice la Stampa “I piccoli partiti dicano sì alla legge elettorale o andiamo avanti da soli”. Il Corriere: “Ostacoli finali all’intesa”. Repubblica annuncia: “La mossa di Renzi”. Che poi consisterebbe, questa mossa, nella disponibilità a trattare sul premio di maggioranza, in modo che chi ha più voti governi. Il Giornale chiama “Rosiconi” tutti quelli che criticano il ritorno sulla scena di Berlusconi e la “profonda sintonia” con Renzi.

Io però vorrei rinfrescare la memoria a voi lettori. Sfiduciati, arrabbiati, indignati per l’incontro con un pregiudicato. Voi che scoprite solo ora che gli elettori dovrebbero eleggere gli eletti e che le ammucchiate, anche quelle, servono per turlupinare la democrazia.

Nel 1989 cade il muro di Berlino, nel 91 si dissolve l’Unione Sovietica. In Italia i partiti di governo pensano di essersi sbarazzati del PCI e nasce un patto di potere chiamato CAF, dalle iniziali di Craxi, Andreotti e Forlani. Il gruppo dirigente del PCI, al contrario, pensa di potr ereditare i voti dei partiti avversari sbarazzandosi di quel nome ingombrante “comunista”. A febbraio del 1991 il Partito Comunista si scioglie, nascono Pds e Rifondazione.  L’11 giugno 1991 Repubblica titola:  “Vince l’Italia pulita Ventisette milioni di sì per una nuova legge elettorale”.

Un referendum, voluto da Mario Segni (che l’Espresso aveva raffigurato, in una  copertina, come Superman), ha cancellato la possibilità di esprimere più preferenze.  È un piccolo passo, e l’anno successivo, le elezioni presentano la solita frammentazione dei partiti, e in più l’esordio della Lega. Intanto è scoppiata tangentopoli, Craxi è finito sul banco degli imputati. La mafia si è sentita messa da parte e ha ammazzato Lima, per avvertire Andreotti, poi massacrato Falcone e Borsellino, ricattando un potere debole e delegittimato.

Da allora, cari lettori, la nostra classe dirigente, palitica, grandi giornali, imprenditori e banchieri  ci hanno spiegato che non c’era tanto da capire, che il capitalismo nel mondo funzionava molto bene e che in Italia tutto sarebbe cambiato in meglio se avessimo avuto una bella legge maggioritaria, se avessimo superato  il parlamentarismo della Costituzione, garantito l’alternanza e il bipolarismo. Non era così, ma così si è detto, in questo si è creduto o si è finto di credere.

Nel 1993 la legge Mattarella,  poi la “gioiosa macchina da guerra” di Occhetto, e la “discesa in campo” di Berlusconi. Post comunisti e post democristiani si incontrano nell’Ulivo di Prodi, ma hanno bisogno di Rifondazione per vincere. Poi litigano con Bertinotti e si trovano con D’Alema e Cossiga. Consegnano il governo nel 2001 a Berlusconi, Bossi, Fini e Casini, che fanno malissimo e nel 2005, per non perdere tutto, truccano le carte con la legge “porcata”, che favorisce le ammucchiate e l’apparecchiatore principe di ammucchiate (cioè Berlusconi), ma ha in sistema di premi diversi tra Camera e Senato per cui chi vince, rischia di non vincere. Veltroni se la tiene, quella legge, nel 2008 diventa il leader del polo perdente, non sa attraversare il deserto e lascia.

Poi arriva “la crisi fine di mondo”, Berlusconi ne viene travolto, ma Napolitano non vuole elezioni, si inventa Monti e quando alla fine si vota, Pier Luigi Bersani vince alla Camera ma perde al Senato.  Anche perché intanto molti voti di destra, ma anche di sinistra, sono scivolati verso il Movimento 5Stelle.

A quel punto si sarebbe potuto eleggere Presidente della Repubblica Stefano Rodotà e “vedere” le carte di Grillo. Oppure eleggere Romano Prodi e tornare al voto. No, il Pd si è affidato a Napolitano, alle larghe intese, alla promessa di una grande riforma. Fino a quando Berlusconi non è stato condannato, il governo non ci ha coperto di tasse e di disoccupati, stretto tra l’obbligo di abolire l’IMU e il vincolo del 3 per cento.  La legge elettorale non è stata cambiata. Colpa del Pd, certo, ma anche di Grillo che si è dimostrato confuso quanto arrogante. Ricordate?  Mattarella sì. No, meglio lo spagnolo (è questa la proposta che hanno presentato in Senato). Che dico, votiamo con la “porcata”, anzi con il proporzionale! Tra i politicanti più politicante di Grillo ne ho conosciuti pochi.

Matteo Renzi non va tanto per il sottile. Vuole cancellare i senatori. Per dimostrare a Grillo che sa tagliare i costi della politica e per garantirsi che chi vince alla camera governi. Poi chiama Berlusconi e mette sotto scopa Alfano. Infine oggi dirà alle prefiche del Pd. “Avete sempre contestato il sistema delle preferenze e ora vi lamentate per le liste bloccate? Volevate, voi, governare con Alfano e obiettate sulle ammucchiate, senza le quali Alfano resterebbe a secco?”

Avremo una brutta legge elettorale? Temo proprio di sì. Però ce la saremo meritata. In particolare, a mio modo di vedere, se la saranno meritata i seguaci di Grillo e quelli delle larghe intese. Se fai imputridire la ferita e ti becchi la cancrena, poi non devi prendertela con il chirurgo-macellaio che ti amputa.

Da corradinomineo.it

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