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Montenegro, cronista picchiata. L’ultimo episodio di una lunga serie

 

La situazione della libertà di stampa in Montenegro è molto preoccupante. Proprio recentemente si è assistito ad un’impennata di violenza nel Paese dove, a quanto pare, fare inchieste o scrivere verità scomode sembra diventato realmente pericoloso. Lo “South East Media Organization- SEEMO- ha condannato l’8 gennaio l’ultimo attacco fisico ad una giornalista. Lo scorso 3 gennaio la cronista Lidija Nikčević, corrispondente del quotidiano “Dan” da sempre critico nei confronti del sistema di potere, è stata picchiata a sangue per strada. Hanno atteso che uscisse dal suo ufficio e alcuni uomini incappucciati l’hanno colpita più volte alla testa con una mazza da baseball provocandole lesioni che hanno richiesto l’immediato ricovero in ospedale. Il segretario generale del SEEMO, Oliver Vujovic, ha sollecitato un tempestivo intervento delle autorità e l’immediata apertura di un indagine su questo “incidente”, chiedendo inoltre al Primo Ministro e al Presidente del Montenegro di utilizzare tutto il potere a loro disposizione per sostenere le eventuali indagini che vedranno minacciati giornalisti”.

Questo purtroppo è solo un caso della lunga serie di episodi avvenuti in Montenegro.
Poco prima di Capodanno, infatti, un ordigno è stato fatto esplodere davanti all’ufficio del caporedattore del giornale “Vijesti”, Mihailo JovoviIć. Fortunatamente nessuno dei quindici giornalisti presenti in redazione in quel momento è rimasto ferito.
L’agenzia di stampa britannica “Reuters” ha riferito che alcune telecamere di sicurezza, che erano state poste all’esterno della redazione, hanno ripreso l’immagine di un uomo in giacca nera che ha lasciato un pacchetto al di fuori della redazione. Il direttore del giornale, Zeljko Ivanovic, ha subito attribuito la responsabilità dell’accaduto alle autorità statali definendo il Vijesti un giornale scomodo che pubblica spesso articoli molto critici sulle decisioni del governo, denunciandone la corruzione e i rapporti con la criminalità organizzata.
Il premier Djukanović, in un’intervista successiva all’attentato, ha tenuto subito a sottolineare l’inesistente pressione che i giornalisti denunciano, sottolineando che essi “possono lavorare in condizioni di assoluta libertà di informazione, senza alcun clima di paura”.
La realtà dei media in Montenegro è realmente difficile, tanto che, “Reporter senza frontiere” ha inserito il Paese al 113esimo posto nella loro annuale classifica sulla libertà di stampa definendo la situazione “estremamente preoccupante”.
Basta soffermarsi sulla storia di questo Paese per rendersene conto. Negli ultimi 5 anni si sono susseguiti: attentato alla sede della redazione; attentato di fronte alla casa del giornalista Tufik Softic; attacco al reporter investigativo Olivera Lakic; esplosione di due auto aziendali del Vijesti; minacce di  morte per posta a più giornalisti; minacce con arma da fuoco del figlio del sindaco di Podgorica nei confronti di un giornalista e così via.
Le organizzazioni di giornalisti del Montenegro non si tirano indietro, hanno indetto uno sciopero che si terrà a breve e nonostante tutto continuano a puntare il dito contro le autorità del governo.
Sono disposti a tutto per proteggere l’integrità del loro lavoro. Ma di fronte a tutto ciò, dov’è l’Europa?

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