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Giornalista critica un manifesto sessista e riceve avviso di garanzia per diffamazione

 

Vedendo questi manifesti, della scuola professionale per estetiste Siri di Foggia, molte persone si sono indignate per l’uso di un’immagine che sfiora la pedo-pornografia e per il suo messaggio. La giornalista Marina Morpurgo (già inviata de “l’Unità”, poi caporedattore di “Diario”) a tal proposito, rivolgendosi alla scuola Siri, un anno fa scrisse alcune frasi su facebook: “Anche io ho sempre avuto le idee chiare: chi concepisce un manifesto simile andrebbe impeciato ed impiumato… I vostri manifesti e i vostri banner sono semplicemente raggelanti… Complimenti per la rappresentazione della donna che offrite… Negli anni Cinquanta vi hanno ibernato e poi svegliati’. In questi giorni, per queste sue frasi, Marina Morpugno ha ricevuto un avviso di garanzia dalla procura di Foggia nel quale si ipotizza il reato di diffamazione. Per quanto forti possono essere state le espressioni da lei usate non è possibile ravvisare in queste una diffamazione a carico della Siri, ma una critica severa verso chi ha ideato tali manifesti.

L’articolo 21 della nostra Costituzione garantisce la libertà di espressione, libertà di critica che è uno strumento indispensabile di crescita in qualsiasi democrazia. Spesso le aziende, che subiscono critiche di sessismo nei social network, tendono a rimuoverle o a sperticarsi in assurde arrampicate sugli specchi. Alcune volte chi critica immagini in cui troppo spesso la donna viene rappresentata come una pornodiva o come una “brava mammina”, in cui vengono prolungati certi stereotipi che bene non fanno alla nostra società, viene accusato di bigottismo, di esagerazioni nel vedere ovunque sessismo.
Viviamo in un paese con una mentalità ancora arretrata, fin dall’infanzia siamo tenuti a credere che certi mestieri siano una prerogativa di un sesso piuttosto che di un altro. La scuola per estetiste, per l’idraulico, i giochi per le bambine e per i bambini, il rosa per le femminucce, il blu per i maschietti. Ma perché dobbiamo ancora nutrirci di stupide differenziazioni di genere?
Perché una bambina non può sognare di guidare una gru?
Cuntala è un progetto che si pone l’obbiettivo, attraverso la concezione di giochi creativi e divertenti, di superare le divisioni fra nazionalità e di smontare gli stereotipi di genere.
Un altro genere di comunicazione e gruppi come la pubblicità sessista offende tutti si battono contro i messaggi che nella comunicazione ridicolizzano gli aspetti della vita quotidiana e rafforzano visioni negative e antiquate riguardo ai generi.
Marina Morpurgo non ha fatto altro che esprimere il suo giudizio verso un manifesto che usa il viso di una bambina e che ha un richiamo chiaramente sessista. Lorella Zanardo, Giorgia Vezzoli, numerosi giornalisti, blogger e persone comuni si adoperano quotidianamente affinché nel nostro paese sia possibile esprimere un diverso tipo di comunicazione che non vada a ledere la dignità di nessuno.
Esprimiamo la nostra massima solidarietà a Marina Morpugno confidando che, nonostante queste assurde accuse di diffamazione, l’Italia, grazie a persone come lei, stia comunque cambiando direzione verso un’immagine non più svilente delle donne e degli uomini.

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