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Berlusconi e Alfano: il divorzio. Caffè dell’11 novembre

 

Il punto sulla crisi delle larghe intese si apprezza meglio, oggi, dal titolo di prima pagina del Giornale. “Super inciucio. Berlusconi venduto al Pd. Alfano molla il cavaliere: anche se decade, Letta va comunque avanti. Epifani molla Renzi: anche se vince le primarie, Letta candidato premier.”

Insomma Sallusti “legge” le interviste della domenica, di Alfano a Maria Latella per Sky, di Letta a Giletti e Domenica In, di Epifani, ancora a Sky, come un accordo (inciucio) per mollare il Cavaliere e mettere il Sindaco in frigorifero. Alfano ha detto: in ogni caso questo non è il tempo di Berlusconi, se non decade sarà interdetto: dunque, risolva i suoi guai e torni a partire dal 2015 ma lasci intanto che noi continuiamo a governare.  Letta ha detto: giudicatemi dopo il semestre di presidenza italiana dell’Unione europea, quando, finiranno i tagli, diminuiranno le tasse e torneranno crescita e sviluppo. Nel 2015. Epifani ha detto: quando, forse nel 2015, si potrà di nuovo parlare di voto, Letta potrà candidarsi premier.

La Stampa, “Berlusconi sfida Alfano sul governo. Basta collaborare”. Repubblica, “Berlusconi ad Alfano: finirete come Fini”. Il Fatto del lunedì, “Berliusconi minaccia Alfano. Finirai come Fini”. Con un’intervista all’Huffington Post, Berlusconi infatti subito replicato al suo ex delfino: “Anche fini e altri ebbero 2 settimane di spazio sui giornali. Poi è finita com’è finita”. È tornato il Berlusconi dei (suoi) giorni d’oro. Cercano sempre “di farmi fuori ma gli elettori sono con me”. La sentenza (Mediaset) è “politica e fondata sul nulla”, il voto sulla decadenza sarebbe “l’assassinio politico del leader dei moderati”. Infine il programma per la nuova Forza Italia : “Meno vincoli, meno burocrazia, meno tasse”, meno Stato, meno Europa. Se le parole hanno un senso, un Berlusconi che passa all’opposizione e vuole votare il più presto possibile.

Se fosse tutto vero, la rottura definitiva tra Alfano e Berlusconi si dovrebbe consumare nel corso della prossima settimana, prima del Consiglio Nazionale del PDL chiamato a sancire il ritorno a Forza Italia senza Comunione e Liberazione, né Alfano, né Cicchitto né, forse, Schifani. L’8 dicembre il Pd eleggerebbe un segretario ma non un leader già destinato a guidare le elezioni. Letta otterrebbe l’anno che vuole.

Repubblica. “Tutti contro la legge di stabilità. Sindacati in sciopero, imprese deluse. Epifani: manca l’anima. Alfano privatizzare le spiagge”. Mille emendamenti presentati dal Pd, 800 dal Pdl, altri 1200 dagli altri gruppi. Il governo delle larghe intese è arrivato al mese del giudizio nel peggiore dei modi. Ha tirato a campare, ha espropriato i gruppi parlamentari. Ora dovrà probabilmente ricorrere alla fiducia, che i berlusconiani “lealisti” potrebbero negargli. Anticipando la rottura rispetto al voto del 27 novembre sulla decadenza.

Ieri Benedetta Tobagi ha sfidato i candidati segretari del Pd a pronunciarsi sul futuro della televisione, il conflitto d’interessi e il servizio pubblico. Ha ragione. Tanto più che con un B. di nuovo in sella, lo scontro tornerà a infuriare sul campo che egli predilige: in televisioni e per la televisione. Il ritardo del Pd è spaventoso. Proverò, nei prossimi giorni, a dare un contributo.

Dall’altra parte del mondo, un tifone più cattivo degli altri si è preso oltre 10mila vite, l’anima delle loro famiglie e di un intero paese. I titoli parlano di “catastrofe” e di “devastazione”. Il presidente delle Filippine, Aquino, ha riunito il governo prima che il tifone arrivasse. Per fare qualcosa. Non è riuscito a far niente, non sa ora come pianificare i soccorsi, come portare  acqua e cibo a chi si aggira come uno zombie, in che modo fermare le bande di predoni e riportare la legge. Per 200 anni abbiamo costruito una torre altissima senza preoccuparci delle fondamenta.

Da corradinomineo.it

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